Con l'inflazione stabile, la BNS «può attendere ancora» per intervenire sui tassi

L’inflazione svizzera si è stabilizzata allo 0,6% su base annua in maggio, invariata rispetto ad aprile. Lo ha comunicato ieri l’Ufficio federale di statistica (UST), indicando che tra i fattori che hanno spinto i prezzi verso l’alto nel mese figurano gli affitti delle abitazioni, i prezzi alberghieri, la benzina e il noleggio di auto. In senso contrario hanno invece giocato i trasporti aerei, l’olio da riscaldamento e i servizi paralberghieri. Sul fronte alimentare si registra un +1,1% mensile, ma un -1,2% annuo. Il comparto abitazione ed energia segna rispettivamente +0,3% mensile e +1,5% annuo. Lo «zoccolo dell’inflazione», cioè il rincaro depurato da energia, carburanti e prodotti freschi, si attesta a un «modesto» +0,3% annuo.
Il dato elvetico rimane su livelli nettamente inferiori a quelli dell’Eurozona, dove l’inflazione ha accelerato al 3,2% in maggio, e agli Stati Uniti, dove l’indice PCE ha registrato il 3,8% ad aprile. Un divario che riflette la solidità strutturale del franco svizzero, ma che non è privo di implicazioni per la politica monetaria della Banca nazionale (BNS).
Le analisi
«L’inflazione annua svizzera si è stabilizzata, sia a livello complessivo che core, con i prezzi che crescono a un ritmo moderato», osserva GianLuigi Mandruzzato, economista senior di EFG. L’esperto sottolinea come l’allentamento dei prezzi energetici internazionali e le speranze di de-escalation in Medio Oriente abbiano ridotto il rischio di un’impennata dell’inflazione elvetica. «Il franco forte contribuisce inoltre a limitare i rischi sull’inflazione importata e gli effetti secondari dello shock energetico sui prezzi interni». Pur rilevando che i dati di maggio indicano un’inflazione nel secondo trimestre leggermente superiore alle proiezioni della BNS di marzo, Mandruzzato interpreta questo scostamento come segnale di dinamiche più moderate nei prezzi domestici e core. «La BNS può attendere ancora qualche mese e raccogliere ulteriori informazioni prima di decidere se un rialzo dei tassi sia giustificato».
La lettura è condivisa pressoché all’unanimità dagli analisti interpellati dall’agenzia Awp in vista della decisione della BNS del 18 giugno prossimo. Kevin Gismondi, esperto della banca cantonale di Zurigo, invoca un atteggiamento attendista, motivato dalla bassa sensibilità dell’economia elvetica ai prezzi dell’energia: «Continuiamo a ritenere che il tasso guida rimarrà all’attuale livello dello 0% almeno sino alla fine del 2026». Alexander Koch di Raiffeisen non esclude invece che un’eventuale escalation delle tensioni sull’approvvigionamento energetico globale possa far lievitare anche l’inflazione svizzera, pur ritenendo improbabile un superamento duraturo del limite superiore del 2%, obiettivo della BNS.
Ricordiamo che la Banca nazionale ha operato sei tagli consecutivi del tasso guida a partire dal 2024, portandolo a zero lo scorso 19 giugno 2025. Da allora, nei tre esami trimestrali successivi condotti sotto la guida del presidente Martin Schlegel, il costo del denaro è rimasto invariato.