Convegno

Contro le truffe finanziarie servono norme preventive

Per Paolo Bernasconi, una maggiore comunicazione tra i diversi uffici dello Stato potrebbe ridurre il fenomeno delle società o dei «consulenti» non autorizzati a fornire servizi d’investimento - Se ne parlerà martedì 23 all’USI di Lugano
Generoso Chiaradonna
19.06.2026 06:00

A Lugano si parlerà di truffe informatiche e di come difendersi. Martedì 23 giugno, all’Auditorio dell’USI, un convegno a ingresso libero, dalle 16:30, riunirà esperti, magistrati e rappresentanti delle associazioni dei consumatori (ACSI) e della terza età (ATTE) per fare il punto sui rischi per cittadini e risparmiatori, con particolare attenzione al mondo cripto e alla prevenzione dei reati finanziari.

Le attività criminali evolvono e, con le nuove tecnologie, il rischio di incappare in una truffa oggi è più alto che in passato. Siamo praticamente connessi 24 ore al giorno: il computer e lo smartphone sono diventati delle proiezioni di noi stessi in un mondo sì virtuale, ma non per questo i danni finanziari sono meno reali. «Quasi sicuramente i danni patrimoniali subiti da vittime ignare in Ticino attraverso le truffe finanziarie o perché cadute in una trappola ben architettata su Internet sono più elevati di quelli causati da rapine e furti, che restano comunque reati odiosi», spiega l’avvocato Paolo Bernasconi, già procuratore pubblico e tra i relatori del convegno. Commenterà le proposte, ritenute insufficienti, avanzate dal Consiglio di Stato per la prevenzione dei reati finanziari.

Tra gli altri, martedì all’USI ci saranno Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI; Gian Luca Casella, segretario dell’Associazione ticinese terza età (ATTE); il procuratore pubblico Andrea Giannini; il professor Andrea Terzi, dell’Università Cattolica di Milano ed esperto del mondo cripto; e infine Giorgio Galusero, già ufficiale della Polizia cantonale.

Danni per milioni di franchi

«È importante informare e sensibilizzare perché le vittime di truffe finanziarie sono veramente tante nel nostro Cantone. Basta leggere i resoconti dei processi penali riportati dalla stampa ticinese. Se ci limitiamo a ciò che emerge penalmente dalle aule dei tribunali, si arriva a danni per centinaia di milioni di franchi. E la mia è una stima per difetto», aggiunge l’avvocato Bernasconi. «Tutte le settimane, negli studi legali di Lugano, arrivano segnalazioni di persone che hanno perso, pochi o tanti che siano, i risparmi di una vita perché si erano fidati del loro consulente, che però non era in regola con le autorizzazioni cantonali o federali», continua l’esperto, che suggerisce alle autorità cantonali di introdurre norme più incisive per la prevenzione dei reati finanziari.

Il Consiglio di Stato, in realtà, ha licenziato il Messaggio numero 8489 del 25 settembre 2024, con il quale, accogliendo una mozione presentata da Raoul Ghisletta e ripresa da Laura Riget, propone una serie di misure per prevenire questa tipologia di reato. «Sì, è vero, ma le proposte del Consiglio di Stato, attraverso il Dipartimento delle istituzioni, non hanno forza preventiva, al massimo repressiva, e solo dopo che è stato commesso il reato». «Faccio soltanto un esempio: un gran numero di reati finanziari, specialmente truffe ai danni di investitori, viene commesso da società finanziarie che non dispongono dell’autorizzazione per fornire questo tipo di prestazioni professionali», spiega l’avvocato Bernasconi. «Pertanto, prima di procedere all’iscrizione di società che prevedono nel proprio scopo sociale la prestazione di questi servizi, l’Ufficio del registro di commercio può già oggi richiedere la presentazione della relativa autorizzazione rilasciata dalla Finma oppure, in casi meno importanti, dal Consiglio di Stato in applicazione della legge cantonale sull’esercizio della professione di fiduciario».

Inoltre, è in aumento il fenomeno dei cosiddetti consulenti finanziari che operano al di fuori della legge sui gestori patrimoniali e quindi della vigilanza Finma. «Sulla piazza luganese, negli ultimi anni, è un fiorire di questi “consulenti” privi di qualsiasi autorizzazione. Anche in questo caso basterebbe modificare la legge cantonale sui fiduciari includendo anche queste figure professionali, a tutela del risparmiatore, spesso straniero e non al corrente delle normative svizzere», conclude Bernasconi.