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Corno d’Africa e Mar Rosso, rotte bollenti per la logistica

Alleanze pericolose, diatribe tra Stati e rischi crescenti per la navigazione - È un insieme di fattori che stanno trasformando quell’area del mondo in un luogo pericoloso per le compagnie navali che trasportano merci dall’Asia all’Europa
©Samuel Boivin
Gian Luigi Trucco
28.10.2026 06:00

Se ogni azienda che opera a livello internazionale e dipende da flussi logistici, soprattutto marittimi, dovesse dotarsi di un sistema di intelligence geopolitica, creato al suo interno o demandato a specialisti esterni, oggi l’area da monitorare con maggiore attenzione sarebbe quella del Corno d’Africa e del Mar Rosso.

Certo è tuttora aperta la crisi dello Stretto di Hormuz e del conflitto USA-Iran, anche se il traffico è in parte ripreso, grazie anche a pedaggi «nascosti», e i flussi energetici beneficiano delle alternative costituite dagli oleodotti fra i giacimenti orientali sauditi verso il Mar Rosso a Yanbu, da quelli verso Fujairah sul Golfo di Oman e dagli altri collegamenti terrestri attraverso Irak e Turchia.

Ma se la questione Hormuz concerne essenzialmente petrolio e gas del Qatar, la via marittima a Sud della Penisola Araba, fra Oceano Indiano, Golfo di Aden e Mar Rosso, fino allo sbocco di Suez, riveste un’importanza enorme in quanto vi transita ogni tipo di merce, dall’energia ai macchinari, dai carichi secchi più svariati ai prodotti agro-alimentari, dai container alla tecnologia, alle auto, ai mobili, alle merci refrigerate. Un corridoio essenziale sia per le aziende importatrici che per l’export, da cui transita il 15% del traffico marittimo globale ed il 30% dei container.

Sicurezza minacciata

Su quest’area si stanno addensando nubi minacciose, che preoccupano le organizzazioni marittime, gli armatori, gli operatori navali sia per le ovvie questioni di sicurezza che pongono e sia per ragioni economiche, maggiori costi operativi, premi di assicurazione alle stelle, possibile alterazione delle catene di fornitura.

Una minaccia alla navigazione viene dal consolidamento della «partnership» fra gli Houthi yemeniti e il gruppo somalo Al-Shabaab, con influssi anche sulla ripresa delle azioni di pirateria, con raggio d’azione sempre più ampio. Lo sviluppo delle relazioni porta nuove armi, anche sofisticate come i droni, tecnologia, sistemi informativi e rende il Golfo di Aden e lo Stretto di Bab el-Mandab ancora più pericolosi. A preoccupare è soprattutto la possibile estensione delle operazioni militari degli Houthi lungo le coste somale e nell’Oceano Indiano.

L’alleanza è stata definita di convenienza, tanto che i due gruppi hanno accantonato le differenze religiose e ideologiche. Gli Houthi sciiti, vicini a Teheran, puntano alle vie tradizionali del contrabbando somalo, alla valuta forte ed all’accesso al mare orientale così da allargare il loro campo d’azione a Est del Bab el-Mandab. Il gruppo Al-Shabaab, sunnita salafita legato ad Al-Qaeda, punta ad acquisire armi e droni, tecnologia militare, portando alla coalizione la sua vasta rete costiera e di contatti in Africa Orientale. E di tutto ciò potranno beneficiare anche i gruppi dediti alla lucrosa attività di pirateria.

Dispute per l’acqua

Ora il quadro si è ulteriormente complicato con gli scambi di accuse fra Etiopia ed Eritrea, Egitto e Sudan, con la ripresa delle dispute circa l’acqua del Nilo e l’accesso al Mar Rosso, tanto che Addis Abeba ha minacciato un’azione militare per la conquista del porto eritreo di Assab, situato di fronte a Mokha, la città yemenita teatro dei recenti aspri scontri fra Houthi e forze governative.

Etiopia, Sudan ed Egitto sono coinvolti in una disputa ultradecennale che ha per oggetto la Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga sul Nilo Blu inaugurata nel 2025 che Addis Abeba considera essenziale per la sua economia, osteggiata però dal Cairo e da Khartum.

La presenza russa

Si tratta di dispute che, secondo gli analisti, si stanno acutizzando e possono condurre a veri e propri conflitti in grado di destabilizzare ancor più un’area già critica e sottoposta a varie influenze sia locali che internazionali.

La Russia è presente con una base nel nord della Somalia, Israele ha di recente riconosciuto la provincia ribelle del Somaliland e vi insedia una struttura che Mogadishu dichiara di non accettare, Gibuti ospita strutture militari di vari Paesi e la presenza degli Houthi, impegnati anche in una guerra di confine con l’Arabia Saudita e negli attacchi agli impianti Aramco, allarga la sfera di influenza di Teheran, minando ulteriormente la sicurezza marittima nell’area dello Stretto di Bab el-Mandab, del Golfo di Aden e dello stesso Canale di Suez, con possibili conseguenze di vasta portata, anche economiche, in aggiunta a quelle di Hormuz.