Dati rubati a Revolut, colpiti anche clienti svizzeri

Il furto di dati d'identità degli utenti della Banca Revolut tocca anche e soprattutto la Svizzera. Come si legge sul Financial Times, la maggior parte dei 680 clienti le cui informazioni personali sono state rubate dal collettivo «iamnotavillain» provengono infatti da Svizzera e Francia. Tuttavia, Revolut ha fornito, inconsapevolmente, dati anche di residenti di altri 31 Paesi, principalmente europei. Tra questi, Regno Unito, Germania e Spagna.
Nelle scorse ore, il gruppo criminale aveva chiesto alla banca digitale britannica il pagamento di un riscatto pari a 3 milioni di dollari, da saldare entro 24 ore. In caso contrario, gli hacker minacciavano di vendere i dati ad altri gruppi criminali. All'azienda, in particolare, veniva chiesto il versamento di «6,000 XMR / $3,000,000» (XMR è la sigla che indica la criptovaluta Monero, spesso utilizzata a scopi illegali perché le sue transazioni sono difficili da tracciare). «Altrimenti tutti i dati saranno venduti e il sangue resterà sulle vostre mani», si leggeva nel messaggio minaccioso del collettivo, ricevuto dal Financial Times.
L'identità del gruppo criminale e le ragioni dietro al furto di dati rimangono ancora poco chiare. Come reso noto già negli scorsi giorni, «iamnotavillain» ha scelto di ricorrere, per la prima volta, a una richiesta pubblica di riscatto. Un modo di procedere inusuale, secondo il giornale britannico, che ha ricordato come i gruppi internazionali di hacker abbiano l'abitudine di esercitare le loro estorsioni privatamente, rendendo in seguito pubblici i dati sottratti sul dark web, nel caso in cui le società o le istituzioni colpite dal cyber-attacco non collaborino.
Come reso noto, i dati rubati comprenderebbero le coordinate di passaporti, patenti, documenti di identità e foto verificate. Non sarebbero invece stati sottratti soldi o informazioni relative ai conti bancari. Revolut, dal canto suo, ha dichiarato che i propri sistemi e database rimangono «completamente sicuri» e non hanno subito alcuna violazione.
Il furto di dati, secondo quanto hanno dichiarato gli stessi hacker, risale a un paio di mesi fa. Periodo in cui «iamnotavillain» ha contattato Revolut spacciandosi per un'autorità di polizia italiana. Nelle settimane successive, gli hacker hanno dichiarato di aver chiesto ripetutamente alla banca di condividere dettagli riservati relativi ai conti di clienti specifici, tra cui indirizzi, numeri di telefono e cronologie delle transazioni, sostenendo che tali informazioni fossero necessarie per attività di polizia in corso. Richieste, queste, per le quali Revolut, a detta degli hacker, si è comportata «da brava bambina». Il Financial Times ha contattato gli hacker tramite Telegram, dopo che lunedì questi hanno creato un sito web in ui mostravano screenshot oscurati di alcune informazioni rubate alla banca.
La notizia del coinvolgimento di clienti svizzeri nel furto di dati avviene nel momento sbagliato per Revolut. La banca digitale. infatti, proprio negli scorsi giorni, ha chiesto una licenza bancaria in Svizzera, con l'obiettivo di offrire «un servizio completo». Mercoledì, era stato reso noto che l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari si stava occupando di esaminare la richiesta.
