Il punto

Donald Trump e l'ombra dell'insider trading: che cosa c'è di vero?

Dai mercati tradizionali alle scommesse su Polymarket, c'è chi ha guadagnato molti soldi anticipando le parole e le decisioni del presidente statunitense
©Seth Wenig
Marcello Pelizzari
25.03.2026 18:30

Operazioni sospette. In serie e, soprattutto, in concomitanza con le decisioni più rilevanti prese, o meglio annunciate, dal presidente statunitense Donald Trump. Nello specifico, pochi minuti o al massimo poche ore prima di sconvolgere le Borse e i mercati globali. Mentre la guerra in Iran condotta da Washington al fianco di Israele sta facendo salire, e pure tanto, i prezzi per la gente comune, a cominciare da quello della benzina, una ristretta élite avrebbe continuamente tratto profitto sulla scia delle citate decisioni di Trump. Agendo, come detto, prima che le parole del tycoon influenzassero Borse e mercati.

Il fenomeno, scrive fra gli altri Axios, è oramai impossibile da ignorare. Sia perché coinvolge i mercati tradizionali, sia perché riguarda piattaforme di previsione come Polymarket, sempre più utilizzate e sempre più al centro delle polemiche dopo le minacce ricevute da un giornalista del Times of Israel. I Democratici, dati per favoriti dai sondaggi per la conquista della Camera alle elezioni di metà mandato, a novembre, stanno sondando il terreno per avviare indagini volte a verificare se via sia stato, in estrema sintesi, insider trading. Parentesi: per insider trading, in italiano abuso di informazioni privilegiate, si intende la compravendita di titoli di una determinata società da parte di soggetti che, per la loro posizione all'interno della stessa o per la loro attività professionale, sono venuti in possesso di informazioni riservate cioè non di pubblico dominio.

Bene, lunedì, circa 16 minuti prima che Trump annunciasse una sospensione degli attacchi contro le centrali elettriche iraniane, il mercato è stato inondato da 580 milioni di dollari in contratti a termine sul petrolio, i cosiddetti futures, in seguito a un improvviso picco dei prezzi. Strano, dal momento che non c'erano (ancora) notizie ufficiali a giustificare una simile impennata. E ancora: secondo un'analisi del New York Times, il venerdì prima dell'inizio della guerra oltre 150 account Polymarket hanno piazzato centinaia di scommesse prevedendo un attacco statunitense contro l'Iran entro il giorno successivo. Mesi fa, invece, un trader ha trasformato circa 32 mila dollari in oltre 400 mila scommettendo sull'arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro. E questo prima che la notizia venisse resa nota, la mattina seguente. Lo scorso aprile, infine, pochi minuti prima che Trump annunciasse una sospensione dei dazi per 90 giorni, si è verificata un'ondata anomala di acquisti sul mercato azionario.

Nessuno, considerando che parliamo di account anonimi, è in grado di affermare se dietro vi siano addetti ai lavori in possesso di informazioni privilegiate, operatori coordinati o speculatori indipendenti. Kush Desai, portavoce della Casa Bianca, ha ribadito che «tutti i dipendenti federali sono soggetti alle linee guida etiche del governo che vietano l'uso di informazioni riservate a scopo di lucro». Non solo, «qualsiasi insinuazione secondo cui funzionari dell'amministrazione sarebbero coinvolti in tali attività, in assenza di prove, costituisce una notizia infondata e irresponsabile». Se è vero che non ci sono prove di un coinvolgimento della cerchia ristretta di Trump o dello stesso tycoon, è altrettanto vero che la sua presidenza è coincisa con attività commerciali e di investimento che hanno coinvolto alleati, donatori e membri della sua famiglia. Nel corso dei suoi due mandati, Trump ha concesso la grazia a oltre settanta donatori, alleati e altre persone condannate per frode, tra cui una persona graziata dopo che la sua famiglia aveva donato 3,5 milioni di dollari a un super PAC. «Il presidente non è coinvolto in operazioni commerciali che potrebbero compromettere le sue responsabilità costituzionali» ha ribadito ad Axios David Warrington, consulente legale della Casa Bianca. «Il presidente Trump adempie ai suoi doveri costituzionali in modo eticamente corretto e suggerire il contrario denota o disinformazione o malizia». Un funzionario della Casa Bianca, per contro, ha spiegato che «i contributi versati da un singolo individuo non influenzano le decisioni del presidente in materia di grazia. Chiunque spenda soldi per esercitare pressioni a favore di una grazia sta sprecando inutilmente il proprio denaro».

Sia quel che sia, l'amministrazione Trump ha smantellato, in maniera sistematica, gran parte del sistema e delle misure istituite per individuare i casi di insider trading e le frodi perpetuate dai colletti bianchi. Secondo il portale NOTUS, la Sezione per l'integrità pubblica del Dipartimento di Giustizia è stata ridotta nel 2025 da trentasei a due avvocati e non ha più la facoltà di avviare nuovi procedimenti. Di nuovo: lo scorso anno, l'amministrazione ha annullato 159 procedimenti federali a carico di 166 aziende, oltre trenta delle quali avevano versato donazioni per l'insediamento di Trump o per la sala da ballo della Casa Bianca, secondo quanto riferito da Public Citizen. Reuters, citando tre funzionari anonimi, dal canto suo ha riferito che la responsabile dell'ufficio esecutivo della Securities and Exchange Commission, la SEC, l'Ente federale statunitense preposto alla vigilanza delle borse valori, si è dimessa la scorsa settimana dopo che i vertici dell'agenzia le hanno impedito di portare avanti con determinazione i casi riguardanti la cerchia di Trump. 

In questo articolo: