«Dopo anni di cambiamento la piazza ha trovato la stabilità»

Si è tenuta ieri sera a Vezia l’Assemblea generale dell’Associazione Bancaria Ticinese. Durante i lavori, coordinati dal direttore ABT Franco Citterio, sono emersi vari temi d’attualità riguardanti il settore bancario in generale e quello ticinese in particolare. Abbiamo intervistato il presidente Alberto Petruzzella, che fra l’altro è stato confermato nella sua carica anche per il triennio 2026-2029.
Quali sono state le decisioni
dell'Assemblea generale svoltasi ieri a Vezia?
«Oltre ai normali lavori assembleari, è stato nominato il Comitato esecutivo ABT per il triennio 2026-2029. Sono orgoglioso della fiducia che mi è stata accordata con la riconferma alla Presidenza per un ulteriore mandato. Entrano inoltre a far parte del Comitato quali nuovi membri a rotazione Gianluca Grissini (Banca E. Rothschild), Stefano Rogna (Banca del Sempione) e Franco Spinelli (BNP Paribas)».
Quali sono oggi le principali sfide che il settore bancario
ticinese deve affrontare, in particolare alla luce della digitalizzazione, e
quali sono le conseguenze di questa trasformazione sugli istituti?
«Secondo un sondaggio ABT, il 42% dei collaboratori del settore ha più di 50 anni. Per questo motivo l’Associazione ha avviato uno studio sull’attrattività delle banche ticinesi per le generazioni Z e Y. Dall’analisi emerge che i giovani cercano soprattutto stabilità, possibilità di crescita professionale e qualità delle relazioni sul lavoro. Le banche sono quindi chiamate a rafforzare la propria capacità di attrarre nuovi talenti attraverso strategie credibili e moderne di employer branding. Parallelamente, la digitalizzazione e l’AI stanno trasformando profondamente il settore. Le nuove tecnologie rappresentano certamente un’opportunità per le giovani generazioni, ma avranno anche un impatto importante sull’organizzazione del lavoro: le attività più standardizzate e amministrative, maggiormente esposte all’automazione, tenderanno progressivamente a ridursi, mentre resteranno centrali le funzioni ad alto valore aggiunto e a contatto con la clientela. Accanto a queste sfide interne, vi sono poi fattori esterni sui quali il settore ha margini d’azione limitati: la crescente regolamentazione, le difficoltà di accesso ai mercati esteri e temi legati alla fiscalità e alla competitività della piazza finanziaria. In particolare, l’estensione di obblighi normativi anche alle banche non sistemiche rischia di generare un carico burocratico significativo, soprattutto per gli istituti di piccole e medie dimensioni».
Come giudica lo stato di salute della piazza finanziaria
ticinese? Il processo di concentrazione si è ormai concluso?
«I dati statistici aggiornati indicano 39 istituti bancari attivi in Ticino e un’occupazione complessiva, inclusi le compagnie assicurative e gli altri servizi finanziari, di circa 10.000 posti di lavoro. Sono cifre che rivelano una ritrovata stabilità dopo anni difficili in seguito alle amnistie fiscali e allo scambio automatico d’informazioni con l’estero. I risultati d’esercizio pubblicati dalle banche nelle scorse settimane confermano una buona tenuta sia del comparto creditizio sia della gestione patrimoniale».
In passato, le fusioni e le acquisizioni all’interno del
settore bancario hanno fatto diminuire il numero delle banche e i centri
decisionali presenti in Ticino. Come ha influito questo a livello di capacità
decisionale della piazza finanziaria cantonale?
«Se la globalizzazione dei servizi bancari ha significato nei decenni scorsi una perdita di competenze decisionali, occorre pur dire che in Ticino sono presenti ancora 12 istituti con sede principale nel Cantone e con tutte le funzioni tipiche di management, staff, organizzazione, informatica ecc. che richiedono conoscenze tecniche elevate. Proprio queste banche hanno dimostrato in questi anni un notevole dinamismo».
In Ticino si assiste ad un aumento dei gestori patrimoniali
indipendenti. Questo è un punto di forza o rischia di fragilizzare la piazza,
visto che anche i gestori patrimoniali stanno conoscendo un processo di
razionalizzazione?
«Negli scorsi anni il numero dei gestori esterni è salito a causa della fuoriuscita di consulenti bancari e ciò ha permesso di salvaguardare la clientela e le competenze della piazza. La recente fase di autorizzazione obbligatoria da parte della FINMA non ha fermato questa evoluzione anche se non escludo che con il tempo le piccolissime strutture tenderanno ad accorparsi o a sparire a causa delle prescrizioni imposte e dei costi di gestione elevati».
Quali obiettivi vi siete dati per il futuro?
«In futuro l’ABT continuerà a impegnarsi per accompagnare gli istituti nell’affrontare le trasformazioni in corso, sostenendo in particolare lo sviluppo dei talenti e della formazione continua, anche attraverso il proprio Centro Studi Villa Negroni. Guardiamo al futuro con realismo e fiducia, auspicando condizioni quadro stabili e favorevoli allo sviluppo del settore».
