Economia

Dopo una corsa durata anni l'oro perde quota

Il metallo giallo ha toccato il massimo di 5.400 dollari l’oncia alla fine di gennaio, per poi scendere a 4.100 dollari Hottner (Vontobel):«Noi consigliamo cautela nel corto termine, ma rimaniamo costruttivi nel medio termine»
La quotazione dell’oro ha perso quasi un quarto in qualche mese. ©KEYSTONE/Martin Ruetschi
Roberto Giannetti
24.06.2026 06:00

Cosa sta succedendo all’oro? Dopo un rally praticamente ininterrotto da inizio 2024, a fine gennaio di quest’anno ha toccato un massimo a circa 5.400 dollari l’oncia, per poi invertire la rotta e perdere quasi un quarto del proprio valore, scendendo fino a circa 4.100 dollari degli ultimi giorni.

A influire sull’oro vi sono numerosi fattori, ma un calo così forte era comunque difficile da prevedere. Quali sono i fattori che prima hanno spinto l’oro, e quali sono quelli invece che in seguito hanno provocato la sua flessione? Ne abbiamo parlato con Kerstin Hottner, responsabile delle materie prime a Vontobel. «A seguito di un rally straordinario culminato con il raggiungimento di un massimo storico di 5417 dollari l’oncia alla fine di gennaio 2026, l’oro ha subito una brusca correzione, registrando un calo superiore al 20% e tornando ai livelli osservati all’inizio dell’anno. L’impennata iniziale è stata alimentata dalla forte partecipazione degli investitori retail e dagli afflussi verso gli ETF, mentre il successivo calo ha rispecchiato una combinazione di crescenti timori per l’inflazione, retorica restrittiva della Federal Reserve, rendimenti obbligazionari più elevati e un dollaro statunitense più forte».

Le aspettative inflazionistiche

«Lo shock dell’offerta di petrolio - prosegue - derivante dal conflitto tra Stati Uniti e Iran ha ulteriormente rafforzato le aspettative secondo cui le pressioni inflazionistiche potrebbero rimanere elevate più a lungo, portando gli investitori a scontare un contesto di politica monetaria più restrittiva».

A vostro avviso l’oro continuerà a scendere? Quali sono le vostre previsioni per la fine dell’anno? «Prevediamo - rileva - che l’oro rimanga sostanzialmente all’interno di un intervallo ristretto nel breve termine. Sebbene l’incertezza geopolitica e la persistente domanda di beni rifugio forniscano un sostegno, questi fattori sono attualmente controbilanciati da rendimenti reali elevati, da una crescita economica solida, da una forte performance dei mercati azionari e da una domanda limitata da parte degli investitori tramite gli ETF».

«Storicamente - sottolinea - l’oro registra le migliori performance quando gli investitori anticipano un calo dei tassi di interesse reali, ma il mercato rimane attualmente concentrato sui rischi di inflazione e sulla possibilità di un ulteriore inasprimento della politica monetaria qualora l’inflazione dovesse rivelarsi persistente».

Come noto, negli ultimi anni la Cina aveva acquistato molto oro, vendendo invece una parte importante delle sue riserve in dollari. Questo processo sta continuando ancora? È seguito anche da altri Paesi? «Riteniamo - afferma Kerstin Hottner - che la tendenza alla de-dollarizzazione e la necessità di diversificazione per le banche centrali non si arresteranno nei prossimi anni. Crediamo che le banche centrali, inclusa la Cina, continueranno ad acquistare oro riducendo al contempo gli asset denominati in dollari USA, al fine di rendere i propri bilanci più solidi».

Per un piccolo investitore, l’oro rimane anche un investimento interessante? «Nonostante questa cautela nel breve termine, rimaniamo costruttivi sull’oro nel medio termine. I fattori strutturali che determinano la domanda rimangono saldamente intatti, in particolare la continua diversificazione delle banche centrali rispetto alle riserve tradizionali. Secondo la Central Bank Gold Reserves Survey 2026, una percentuale record pari al 45% delle banche centrali intende aumentare le proprie riserve auree nei prossimi dodici mesi, a conferma della fiducia costante nel ruolo dell’oro come riserva di valore e strumento di diversificazione del portafoglio».

I tassi non dovrebbero salire

«Riteniamo - conclude Kerstin Hottner - che il fattore chiave per la prossima fase rialzista sarà l’attenuarsi dei timori inflazionistici e l’eventuale esclusione dalle aspettative di mercato di ulteriori aumenti dei tassi. Man mano che i rendimenti reali inizieranno a diminuire e gli acquisti da parte delle banche centrali riprenderanno slancio, l’oro dovrebbe tornare a essere interessante sia per gli investitori istituzionali che per quelli retail. Sebbene le prospettive a breve termine rimangano neutre, il bilancio dei rischi a medio termine continua a favorire un aumento dei prezzi dell’oro».