Assemblea Fiduciari Ticinesi

È anche la fiscalità a determinare l’ecosistema imprenditoriale

Christian Vitta ha ricordato che serve stabilità istituzionale, messa spesso sotto pressione – Cristina Maderni, presidente FTAF, auspica un clima a favore delle imprese
Da sinistra: il consigliere di Stato Christian Vitta; Cristina Maderni, presidente FTAF e Giuseppe Perale, Swiss Medtech Ticino
Gian Luigi Trucco
02.06.2026 20:29

Le professioni fiduciarie sono in crescita nel Cantone, sia fra i commercialisti che gli immobiliaristi. Gli iscritti all’Albo hanno raggiunto quota 1.313, oltre ai 350 fiduciari finanziari asseggetati alla Finma. Ma la situazione non è altrettanto favorevole per il mondo delle imprese. È questa l’estrema sintesi emersa dall’intervento di Cristina Maderni, presidente della FTAF-Federazione ticinese delle associazioni di fiduciari, in occasione della 34. assemblea generale svoltasi a Lugano. Tema al centro dell’evento è stata la competitività fiscale, che vede il Ticino ben al di sopra della media svizzera, nonostante i miglioramenti intervenuti nel corso del 2025 e le altre misure che tante polemiche suscitano a sinistra. Trattenere le aziende e attrarne di nuove con attività ad alto valore aggiunto è un imperativo, ha sostenuto la Maderni, citando però dati dell’Ufficio federale di statistica, e in particolare il rapporto Udemo che traccia un quadro cupo: frequenti ricambi imprenditoriali, in particolare nei primi anni di attività, startup innovative che non riescono a superare la fase di decollo ed escono dal mercato, imprese in declino che si avviano verso ristrutturazioni, fusioni o chiusure definitive, quando non delocalizzano. Ha dunque proposto provocatoriamente alcuni quesiti, circa la risposta delle imprese a sempre nuove imposte e oneri amministrativi, la reale volontà pubblica di ristrutturarsi limitando il ricorso alla leva fiscale, oppure la ragione per cui imprese internazionali o a elevata mobilità dovrebbero essere chiamate a pagare il prezzo di decisioni politiche e risultati referendari che non sono loro imputabili. Il tutto, poi, nel contesto di uno scenario macroeconomico incerto che rende difficile operare nuovi investimenti.

Intervenendo su tali questioni Christian Vitta, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, ha ripercorso la storia delle riforme fiscali, rimarcando l’esigenza di prendere decisioni «senza essere in balia delle sensazioni del momento». Ha ricordato alcune situazioni critiche per il nostro mercato, come l’imposta minima globale applicata solo da 33 Paesi e varie norme discriminatorie estere, frutto di una crescita globale delle tendenze neoprotezionistiche, nazionalistiche e di chiusura. Oltre all’innovazione, ha auspicato un rafforzamento di quella stabilità istituzionale che rischia di andare progressivamente perdendosi. Secondo Vitta ne è un esempio «l’uso perverso della democrazia diretta» quando, a fronte di una riforma pur positiva, essa non preveda i meccanismi di copertura finanziaria.

Sul tema dell’attrattività ticinese è intervenuto anche Giuseppe Perale, al vertice di un’azienda leader nel comparto della medicina rigenerativa e del biotech, nonché presidente di Swiss Medtech Ticino. Ha ricordato vari esempi di delocalizzazioni, spesso dal nostro Cantone verso la Lombardia, il fatto che le multinazionali elvetiche investano di più all’estero, indicando fra le cause una certa mancanza di coordinamento istituzionale, lentezza, strumenti spesso obsoleti ed uno scarso supporto dal mondo bancario oltre, più in generale, al diffuso venir meno di una valida etica del lavoro.