È svizzera la prima piattaforma per verificare l'origine dell'oro

L’Associazione svizzera dei metalli preziosi (ASMP) ha lanciato una piattaforma pubblica gratuita chiamata Swiss Precious Metals Transparency Platform (SPMTP), sviluppata con aXedras, per rendere trasparente l’origine dell’oro lavorato in Svizzera. La piattaforma permette a chiunque, tramite una mappa interattiva, di vedere da quali Paesi proviene l’oro, che tipo di oro è (minerario industriale, artigianale/piccola scala o riciclato) e chi sono i fornitori, senza dover consultare dati complessi. Il sito contiene anche contenuti divulgativi. Oltre alla parte pubblica, esiste una sezione riservata alle autorità federali (Ufficio di controllo dei metalli preziosi), che possono accedere a dati dettagliati per supportare i controlli sulle raffinerie. Ne abbiamo parlato con Christoph Wild, presidente dell’ASMP.
Sempre alla ribalta
Il settore dei metalli preziosi è sempre sotto i riflettori: prezzi record, provenienza delle materie prime, diritti umani, ambiente. Questa iniziativa è una risposta alle critiche? «È più di una risposta: è il mantenimento di una promessa. Con i prezzi dell’oro ai massimi, ONG e società civile hanno intensificato le richieste di trasparenza sulla provenienza dei metalli lavorati in Svizzera. Da sempre apriamo completamente i nostri registri all’autorità di controllo, l’Ufficio del controllo dei metalli preziosi. In passato non eravamo pronti a condividere questi dati con il pubblico, ma dopo la sentenza del Tribunale federale del 2023 che è andata a nostro favore, abbiamo deciso volontariamente di fare un passo in più: mostrare da dove proviene l’oro che viene raffinato in Svizzera. Il nostro principio è chiaro: nessuno spazio per oro illegale o di provenienza dubbia».
Ma come funziona concretamente questa piattaforma? «In modo semplice e intuitivo chiunque può vedere da quali Paesi proviene l’oro lavorato dai membri ASMP. Basta selezionare una nazione sulla mappa per conoscere quantità, tipologia di oro - da miniera industriale, su piccola scala o riciclato - e fornitori. I dati a oggi coprono il 2024, ma saranno aggiornati regolarmente. Già a marzo seguiranno i dati del 2025».
Conosci il tuo cliente
Uno dei punti critici è l’oro riciclato, ovvero che viene da vecchia gioielleria o dai compro oro. Perché? «Perché la tracciabilità è molto più complessa rispetto all’oro primario estratto industrialmente. Quando l’oro è già stato trasformato in gioielli o rottami, non sempre è possibile ricostruirne il percorso fisico. Per questo il nostro lavoro si concentra soprattutto sulla tracciabilità del fornitore: know your customer, your customer’s customer e know your customers business. Se l’oro riciclato proviene da aree ad alto rischio, indichiamo il Paese e il fornitore. Ci aspettiamo anche che stakeholder esterni possano segnalarci eventuali criticità. Nell’ambito del processo di apprendimento e di miglioramento, ci aspettiamo anche input supportati da parte di terzi, che prenderemo molto seriamente».
Quindi la selezione dei fornitori è centrale? «Assolutamente. Vale sia per chi fornisce la materia prima grezza, sia per chi opera nel riciclo. Non tutti i canali hanno lo stesso livello di affidabilità. Nel caso dell’oro secondario, più che la traccia del metallo seguiamo la traccia del fornitore. Chi compra deve porre domande e valutare se quantità e storia del venditore sono plausibili. Se qualcosa non torna, il metallo non viene accettato. È un lavoro di compliance rigoroso».
La piattaforma è solo uno strumento informativo o anche di controllo? «Entrambi. Oltre al livello pubblico, esiste una sezione riservata all’Ufficio di controllo dei metalli preziosi, il nostro organo di vigilanza istituzionale. L’autorità può accedere ai dati disaggregati caricati dalle aziende e utilizzarli come supporto alle verifiche sulle raffinerie che già fa. È quindi anche uno strumento di vigilanza proattiva».
Indicazioni utili anche ai piccoli investitori e ai clienti finali. «È quello che ci auguriamo. Chi acquista oro raffinato e trasformato in Svizzera – per investimento, gioielleria od orologeria – potrà avere indicazioni più chiare sulla provenienza della materia prima, per esempio dal Canada o dagli Stati Uniti e comunicarle a sua volta ai propri clienti».
Valorizzare lo Swiss made
La piattaforma coinvolge tutto l’oro lavorato in Svizzera? «Per ora riguarda il metallo importato dall’estero e lavorato nelle raffinerie dei nostri membri. È lì che si concentrano molte delle domande politiche e delle preoccupazioni, ad esempio sul rischio di finanziare conflitti. Lo strumento aiuta anche le autorità a rispondere in modo più proattivo».
Spesso si pensa che con l’oro a prezzi record le raffinerie guadagnino di più. È così? «No, noi forniamo servizi industriali: analisi, omogeneizzazione, raffinazione, trasformazione. Il lavoro è lo stesso con l’oro a 2.000 o a 5.000 dollari l’oncia. Anzi, prezzi alti aumentano i costi di finanziamento e di assicurazione, perché il metallo non è nostro: lo riceviamo in prestito d’uso».
Questa iniziativa può rafforzare il valore dello Swiss made? «Sì, il mercato è molto competitivo: ci sono competitori negli Emirati, in Turchia, in India e in Cina, in tutto il mondo. Con questa piattaforma la Svizzera assume un ruolo guida nella trasparenza. È il risultato di uno sforzo comune tra concorrenti, realizzato in pochi mesi. Non è perfetta, ma è dinamica e migliorerà nel tempo. Vogliamo dimostrare con i fatti che operiamo in modo responsabile e sostenibile».
