Fabrizio Cieslakiewicz: «Agiamo costantemente per sostenere il territorio»

Il Gruppo BancaStato chiude il primo semestre del 2026 all’insegna di un utile sostanzialmente stabile a 47,6 milioni. Malgrado l’attuale livello dei tassi di riferimento continui a determinare un contesto macroeconomico impegnativo che incide sui ricavi netti (-6,1% a 152,7 milioni rispetto al medesimo periodo del 2025), da un punto di vista storico essi si situano a un ottimo livello. I crediti ipotecari aumentano nuovamente (+1,9% a 13,08 miliardi), analogamente ai patrimoni gestiti (+4,1% a 25,07 miliardi) e agli afflussi netti di patrimoni (554,4 milioni).
Fabrizio Cieslakiewicz, può approfondire le ragioni che hanno portato a un utile semestrale sostanzialmente stabile nonostante il calo dei ricavi netti?
«Per rispondere alla sua domanda partirei proprio dai ricavi netti. Parliamo di 153 milioni di franchi ottenuti nei primi sei mesi dell’anno, i quali mostrano certo un calo rispetto al 2025 - per i motivi che vedremo tra pochissimo - ma che si rivelano ampiamente al di sopra dei livelli precedenti le annate eccezionali che ci lasciamo alle spalle. L’attuale andamento di ricavi e volumi ha confermato non solo le nostre attese ma anche, per l’appunto, una normalizzazione di tali voci. Citando i principali elementi che hanno determinato i ricavi complessivi dobbiamo necessariamente parlare del risultato netto da operazioni su interessi. È il risultato, lo ricordo, direttamente collegato al nostro nocciolo degli affari, ovvero le ipoteche».
Che però risente dell’attuale politica monetaria della BNS molto accomodante a tassi praticamente nulli.
«È un risultato che ha risentito del cambiamento di rotta della politica monetaria della BNS. Occorre infatti considerare che una quota ormai sensibile dei nostri mutui a bilancio sono stati stipulati con il tasso variabile SARON, sul quale il tasso guida influisce in maniera lineare. Ebbene: nel 2025 il tasso guida era allo 0,50% sino a marzo e allo 0,25% sino a giugno. Da allora il livello è rimasto allo 0%, e ciò, di riflesso, ha eroso i nostri margini commerciali, decretando un calo di questa voce di conto economico nel primo semestre 2026; un calo comunque mitigato dai volumi creditizi in crescita e dalla nostra strategia di rifinanziamento. Dal canto loro, i costi di esercizio sono cresciuti moderatamente, a testimonianza della nostra necessità di allocare risorse per continuare a crescere in maniera sana e armonica. Ciò ha per l’appunto determinato un risultato operativo in calo, a fronte del quale - dopo ben 366 milioni destinati alle riserve per rischi bancari generali in 10 anni - abbiamo deciso di optare per una rinuncia in tal senso e presentare così un risultato stabile».
Cosa ha contribuito alla crescita dei patrimoni gestiti? Ci sono particolari iniziative che avete lanciato per attrarre nuovi investimenti?
«Ci piace leggere l’evoluzione positiva dei patrimoni gestiti come frutto della progressiva fiducia della nostra clientela, da una parte dovuta a un sempre migliore nostro posizionamento di mercato a livello di “brand” e dall’altra a una sempre maggiore capillarità e ampiezza in termini di offerta di prodotti e servizi. Ciò vale naturalmente anche per settori quali gli investimenti o ad esempio ciò che riguarda la previdenza, anche alla luce del fatto che abbiamo fortemente investito in specifici centri di competenza che, a ben guardare, fanno anche il bene della piazza intera al sud delle Alpi. Nel contesto della crescita dei patrimoni gestiti va anche citata la buona performance che hanno ottenuto».
Con la stabilità prevista della politica monetaria, quali misure intendete adottare per mantenere la competitività in un mercato in evoluzione?
«Io credo che la nostra migliore misura sia quella di continuare a innovarci senza mai perdere di vista ciò che siamo: una banca capace certo di capire le tendenze globali ma orientata al territorio cantonale, che agisce su mandato pubblico e che restituisce valore al territorio e a chi lo abita. Quel che voglio dire è che il nostro modello di affari è genuino e sempre più apprezzato. Ed è questa la misura più efficace per farci continuare ad apprezzare dai ticinesi. Ciò naturalmente non toglie l’intenso impegno che destiniamo per integrare al meglio tutto ciò che per l’appunto porta con sé un mercato sempre più veloce e competitivo».
Come influiscono i requisiti normativi crescenti sulle operazioni di BancaStato e come vi state preparando a questi cambiamenti?
«Nella prima risposta ho accennato ai costi in leggero aumento e questa tendenza è principalmente da ricollegare alla volontà di BancaStato di destinare risorse finanziarie all’adeguamento della struttura organizzativa e di gestione del rischio. Ciò è particolarmente vero in un momento storico in cui i requisiti normativi si sono intensificati e in cui gli affari della Banca si sono costantemente accresciuti».
Può condividere la sua visione per la seconda metà dell’anno e quali aspettative ha per l’andamento generale della banca?
«Sempre al netto di elementi o fattori imprevisti, il secondo semestre dovrebbe ricalcare l’andamento dei primi sei mesi dell’anno».
Ci sono piani per investire in innovazioni tecnologiche o digitali per migliorare l’offerta ai clienti?
«In realtà l’Istituto vive un costante aggiornamento e sviluppo di tutto ciò che riguarda la tecnologia. Gli investimenti nel miglioramento dell’e-banking sono ad esempio consuetudine. Ma non solo: la gamma dei progetti tesi ad affinare l’offerta ai clienti spazia da aspetti più minuti sino a nuovi prodotti quali la negoziazione di criptovalute. Proprio quest’ultimo aspetto, per quanto la sua domanda provenga da una nicchia di clientela, è esemplare del nostro approccio evolutivo in termini di offerta alla clientela, che avviene sempre secondo una nostra filosofia ben chiara: nello specifico un approccio prudente e limitato a sole quattro valute digitali. È però importante evidenziare che i perfezionamenti avvengono anche dietro le quinte. I processi di lavoro nonché le infrastrutture informatiche beneficiano del miglioramento continuo tecnologico e digitale e consentono di aumentare l’efficienza e la qualità di quanto offerto alla clientela finale. Non da ultimo, la creazione e il rafforzamento di centri di competenza in ambiti quali le “Cyber Operations”, “Data Governance” o “Cloud Operations” sono assolutamente da intendere come investimenti tesi a conferire alta qualità alla clientela finale».
