Gli asset digitali entrano nella fase «adulta»

Bitcoin Suisse, con sede a Zugo e fra le prime ad insediarsi nella Crypto Valley svizzera, nei giorni scorsi ha presentato il «Crypto Wealth Management Report 2026», un’analisi sulle prospettive del mercato degli attivi digitali. Al medesimo tempo, la società ha comunicato ai dipendenti, un piano di riorganizzazione interna che prevede la soppressione di un massimo di 60 dei circa 120 posti di lavoro in Svizzera, cifra da definire al termine di una consultazione con il personale. Secondo il rapporto, il mercato degli attivi digitali starebbe attraversando una fase di consolidamento strutturale, con oscillazioni di prezzo storicamente meno accentuate, ma evolutosi con normative più definite e quindi con infrastrutture istituzionali più solida.
Gli analisti evidenziano inoltre una differenza rispetto ai cicli rialzisti del 2017 e del 2021: in quelle fasi, l’aumento del prezzo di bitcoin aveva spinto gli investitori a spostare capitali anche su un numero crescente di criptovalute minori e più speculative, allargando il mercato nel suo complesso. Questa volta, invece, i capitali restano concentrati su un numero ristretto di attivi digitali consolidati, senza allargarsi al resto del comparto: un segnale, secondo gli analisti, di maggiore maturità del settore piuttosto che di una ripetizione dei cicli speculativi passati.
Bitcoin tratta attualmente poco sotto i 77 mila dollari, circa circa il 39% al di sotto del massimo storico di circa 126 mila dollari raggiunto nel 2025. Gli analisti della società hanno inoltre ipotizzato in ottobre il mese in cui il valore potrebbe toccare un nuovo minimo di ciclo, con un’area di resistenza indicata tra 83 mila e 86 mila dollari; una parte degli investitori resterebbe comunque in attesa per rientrare, il che potrebbe frenare ulteriori ribassi in vista del prossimo «halving», il dimezzamento del numero di nuovi bitcoin, previsto 2028. Gli analisti non escludono che il cosiddetto «cripto inverno» sia ormai agli sgoccioli, tuttavia ammettono che un cambiamento sia difficile da prevedere.
Nella prefazione al rapporto, il CEO e cofondatore Andrej Majcen osserva che l’ingente concentrazione di capitali verso l’intelligenza artificiale, cui i cinque maggiori hyperscaler statunitensi destinerebbero circa 800 miliardi di dollari nel 2026 e oltre 1.000 miliardi nel 2027, ha sottratto attenzione e liquidità agli attivi digitali. Majcen attribuisce comunque al bitcoin una duplice natura: sensibile alla liquidità globale come un asset di rischio, ma con un’offerta strutturalmente limitata e quindi assimilabile alle riserve di valore. Inoltre, sul fronte dell’asset allocation, il rapporto osserva che, storicamente, la correlazione tra il prezzo del bitcoin e l’andamento delle Borse risulta inferiore a quella tra le azioni e i titoli di Stato a lunga scadenza. Gli autori quindi propongono simulazioni secondo cui una quota contenuta di Bitcoin, se inserita in un portafoglio insieme ad azioni, obbligazioni e oro, ne avrebbe modificato il profilo di rendimento e di rischio, a fronte però di una volatilità nettamente più alta rispetto ad altri investimenti.
Quanto ai tassi, il rapporto segnala che l’insediamento di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve, dallo scorso maggio ha avviato una fase di minore guidance, con aspettative di maggiore volatilità più l'attesa di un rialzo dei tassi.
Attiva dal 2013, Bitcoin Suisse è attiva nella negoziazione, nella custodia e nel finanziamento garantito da attivi digitali, oltre che nello staking, il deposito di criptovalute per contribuire alla convalida delle transazioni sulla blockchain, in cambio di un rendimento da riconoscersi all’investitore.
A inizio 2026 il gruppo aveva circa tre miliardi di franchi svizzeri in crypto asset (Asset Under Custody, AUC), disponeva di un capitale proprio di circa 95 milioni di franchi e contava oltre 200 collaboratori nel mondo.
Come molti altri operatori del settore, negli scorsi mesi Bitcoin Suisse ha ottenuto la licenza MiCAR per la controllata del Liechtenstein, il che consente l’operatività nello Spazio economico europeo e ha permesso, in luglio, l’avvio dell’attività sul mercato tedesco; l’autorizzazione delle Bermuda per la gestione di asset digitali; e il via libera del regolatore di Abu Dhabi per le sue attività in area mediorientale.