Gli equilibri si spostano ma il franco rimane fermo

Il mercato valutario sta attraversando una fase di transizione che riflette tensioni politiche, movimenti ciclici dei tassi e la ricerca crescente di alternative al dollaro. Nota è la tendenza ultradecennale di indebolimento del biglietto verde (il «Dollar Index» segna una flessione del 20% circa dal 1985 a oggi), ma il deprezzamento si è acuito nell’ultimo anno, in particolare dopo il Liberation Day dell’aprile scorso, complice anche un contesto politico statunitense più interventista e imprevedibile. Le scelte dell’amministrazione Trump – dai messaggi sulla volontà di un dollaro più debole per sostenere l’export fino agli attriti con la Federal Reserve – hanno inoltre contribuito a creare un clima di incertezza che spinge molti investitori globali a diversificare fuori dal greenback.
Un’indicazione in tal senso giunge da un recente sondaggio di Bank of America, secondo cui i gestori di fondi d’investimento hanno assunto la posizione più ribassista sul dollaro da oltre un decennio, segnalando un’esposizione ai minimi dal 2012 – un elemento che fa pensare come la valuta USA stia anche perdendo un po’ della sua aura di «porto sicuro».
Dollaro in ripresa?
L’indebolimento del dollaro non è però soltanto politico. Per mesi, infatti, le attese di un allentamento della politica monetaria della Fed hanno anche ridotto l’attrattività della valuta nel carry trade, cioè nelle operazioni che sfruttano i differenziali di tasso d’interesse. Le aspettative di tagli – motivate da alcune indicazioni sull’inflazione più morbide e da un’economia che ha mostrato segnali misti (PIL in crescita ma mercato del lavoro meno effervescente) hanno infatti reso il dollaro meno interessante rispetto ad altre valute ad alto rendimento.
Ma ora, con la nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed, la prospettiva di tagli imminenti è stata accantonata (alla riunione di gennaio del FOMC, i membri hanno raggiunto un accordo quasi unanime per mantenere invariati i tassi di interesse) e qualche analista ipotizza perfino una fase di stabilità se non di moderato rialzo dei tassi, alla luce di un mercato del lavoro robusto e di un’inflazione comunque ancora sostenuta. Questo riorientamento ha ridotto la pressione sulla valuta statunitense e ha iniziato a frenare le «scommesse» contro il dollaro, sebbene non abbia invertito del tutto la tendenza ribassista di fondo.
Opportunità storica per l’euro
Se il dollaro perde terreno, l’euro torna al centro del dibattito come possibile alternativa globale. Non è una novità, è da anni che si discute sulla capacità della moneta unica di affiancare il dollaro in un mondo multipolare. Ma oggi il contesto sembra più favorevole.
La crescente incertezza transatlantica ha infatti spinto i leader europei a riaprire il dossier dell’integrazione dei mercati dei capitali. Sullo sfondo della recente conferenza di Monaco, diversi Paesi – in particolare un nucleo di sei Stati membri – starebbero lavorando per rafforzare la presenza internazionale dell’euro attraverso un maggiore coordinamento finanziario e, potenzialmente, l’espansione delle emissioni comuni di debito, i famosi Eurobond, sui quali il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha mostrato una certa apertura. L’obiettivo è offrire agli investitori globali strumenti più profondi, liquidi e standardizzati in cui investire capitali, riducendo la dipendenza strutturale dal dollaro.
Franco svizzero stabile
In questo scenario dominato da dinamiche geopolitiche e grandi narrazioni, il franco svizzero continua ad apprezzarsi, ma la sua traiettoria è meno politica e più tecnica.
Secondo il bollettino «FX Outlook» di EFG pubblicato questa settimana, il franco presenta una lieve tendenza al rafforzamento, sostenuto da due fattori principali: la chiusura dei carry trade – resa meno remunerativa dalla riduzione dei differenziali dei tassi rispetto a dollaro ed euro – e l’aumento delle coperture valutarie, che comportano acquisti di franchi alla scadenza dei contratti. Le proiezioni a breve termine (tre mesi) fornite da EFG mostrano un tasso di cambio dollaro-franco sui livelli attuali attorno a 0,7750, mentre la parità euro-franco potrebbe assestarsi sul livello di 0,9200, dunque in lieve rialzo rispetto all’attuale livello di 0,9120.
