Gli investimenti blockchain hanno una targa svizzera

La Svizzera rafforza il proprio ruolo di centro mondiale per la blockchain e gli asset digitali. È quanto emerge dall’ultimo Crypto Valley Top 50 & Ecosystem Report pubblicato da CV VC, investitore finanziario attivo in questo ambito, che certifica un primato sempre più netto: nel 2025 il Paese ha attratto il 47% degli investimenti europei in venture capital nel settore blockchain. In totale, lo scorso anno in Svizzera sono stati investiti 728,4 milioni di dollari, in aumento del 37% rispetto ai 531,3 milioni del 2024.
Un dato che consolida il primato di Zugo nella Crypto Valley nazionale e apre al tempo stesso nuove prospettive per regioni emergenti come il Ticino, sempre più coinvolto nella crescita dell’ecosistema, come conferma Michele Ficara Manganelli, direttore esecutivo dello Swiss Blockchain Consortium. «Tralasciando gli aspetti finanziari legati al mondo delle criptovalute, la tecnologia blockchain è sempre più presente nei processi aziendali, dove è necessario certificare un dato e renderlo immutabile e trasparente», spiega Manganelli, che precisa: «La blockchain si sta evolvendo da tecnologia finanziaria a infrastruttura di base dell’economia digitale».
Un altro caso, per rimanere in Ticino, è la blockchain istituzionale della Città di Lugano, SwissLedger. Su questa piattaforma si basano i LUGA, la criptovaluta cittadina, ma anche altre transazioni e la trasmissione di documenti ufficiali.
Un ecosistema in espansione
I numeri raccontano una crescita solida. Nel 2025 la Crypto Valley conta 1.766 aziende attive, in aumento del 134% rispetto al 2020. Le prime 50 aziende hanno una valutazione complessiva di 467 miliardi di dollari, tra cui dieci unicorni.
Il cuore dell’ecosistema resta Zugo, con 715 aziende, seguita da Zurigo con 257. Ma il dato più interessante riguarda la progressiva diffusione territoriale: il Ticino figura già tra i poli rilevanti con 119 aziende, davanti a diverse altre regioni svizzere. Questo indica che la blockchain in Svizzera non è più un fenomeno concentrato in poche piazze, ma una componente sempre più distribuita dell’infrastruttura economica nazionale.
L’operazione singola di finanziamento più rilevante è stata quella di TON, con 400 milioni di dollari. Altri finanziamenti significativi hanno riguardato Sygnum Bank (58 milioni di dollari), M^0 (40 milioni), Impossible Cloud Network (34 milioni) e CratD2C (30 milioni). Una solida seconda fascia è rappresentata da Validation Cloud (21 milioni), Octra (20 milioni), Yieldbasis (18 milioni), Towns (14 milioni) e Chronicle (12 milioni).
In Ticino sono state concluse due operazioni di venture capital, di dimensioni più contenute: Finpeers (150 mila franchi) e The Nemesis (600 mila franchi). A Lugano non mancano però aziende innovative come Helior (tracciamento dell’oro, ndr) e Luxochain (certificazione nel settore fashion, ndr), esempi concreti dell’uso della blockchain per la notarizzazione e la tokenizzazione.
L’anno precedente, a sud del San Gottardo, i capitali di rischio raccolti erano stati leggermente superiori: 5,3 milioni per tre operazioni.
Nel quadro delineato dal report, il Ticino emerge come uno degli ecosistemi più interessanti in termini di crescita. Pur lontano dai volumi dei grandi centri come Zugo e Zurigo, il cantone sta costruendo una propria identità grazie a diversi fattori: la posizione strategica tra Svizzera e Italia, un contesto regolatorio stabile e una crescente attenzione verso fintech, tokenizzazione e servizi digitali.
«La presenza di oltre 100 aziende blockchain segnala che il Ticino non è più marginale, ma parte integrante della trasformazione digitale svizzera. La sfida, ora, è trasformare questa presenza in un vantaggio competitivo più ampio, capace di attrarre capitali, talenti e progetti ad alto valore aggiunto. Molte aziende se ne stanno accorgendo, anche se in questo momento l’attenzione - anche in termini di capitali da investire - è in gran parte rivolta all’intelligenza artificiale, novità degli ultimi tre anni», commenta Manganelli.
L’antidoto a un’IA più pervasiva
«Per molti, la tecnologia blockchain è ancora sinonimo di criptovalute come il Bitcoin. Ma non è più così da tempo e grandi gruppi internazionali come BlackRock, Fidelity e molte banche la utilizzano», conferma Mathias Ruch, CEO di CV VC. «Il settore di applicazione di gran lunga più importante al di fuori delle criptovalute è quello finanziario, ovvero la classica infrastruttura finanziaria: elaborazione dei pagamenti, stablecoin, tokenizzazione di asset e smart contract». «Inoltre - continua Ruch - la blockchain sta acquisendo grande importanza nei sistemi di dati e verifica, ad esempio nell’identità digitale o nella prevenzione delle frodi. In questi ambiti funge da una sorta di “strato di verità comune e immutabile”, che permette a diverse parti di condividere informazioni in modo affidabile senza dover fare affidamento su autorità centrali e intermediari».
Attualmente stanno emergendo ulteriori campi di applicazione nel settore sanitario, nei programmi umanitari e nelle infrastrutture basate sui dati, in cui trasparenza e tracciabilità diventano sempre più decisive.
Ma lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rischia di mettere in ombra la blockchain in termini di attrazione di capitale di rischio? «La nostra tesi di investimento si basa fin dall’inizio sull’intersezione tra blockchain e altre tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale», risponde Ruch. «Negli Stati Uniti, il più grande mercato del venture capital, gran parte degli investimenti confluisce nelle aziende di IA. Gli investimenti in blockchain e IA, tuttavia, non competono per lo stesso capitale, ma crescono in parallelo. La vera domanda non è quale tecnologia domini, ma come interagiscano tra loro».
«In futuro l’intelligenza artificiale sarà presente praticamente in ogni software, sia nello sviluppo, sia nell’utilizzo. Più i sistemi di IA agiscono in modo autonomo, più diventa cruciale la domanda: a chi appartengono i dati? Cosa è verificabile? Di chi ci si può fidare? È proprio qui che risiede il ruolo strategico della blockchain: può fungere da infrastruttura di fiducia». Insomma, le due tecnologie non sono in antitesi, ma sempre più complementari.
