Family Office

Gli investitori «discreti» scelgono la «prudenza attiva»

I grandi patrimoni privati mostrano interesse per l’IA ma restano concentrati su strumenti alternativi Inflazione e geopolitica guidano molte delle decisioni d’investimento – Il passaggio generazionale fra i punti più critici
In media il 16,3% dei portafogli dei «family office» è investito in beni immobiliari. © Reuters
Dimitri Loringett
21.02.2026 08:57

Nel panorama finanziario contemporaneo, segnato da tensioni geopolitiche, transizione tecnologica e tassi d’interesse (e inflazione) ancora elevati rispetto al decennio precedente, una categoria di investitori continua a muoversi con «prudenza attiva»: sono i family office (FO), le strutture private che gestiscono il patrimonio delle famiglie più facoltose del mondo. Un’analisi di questa categoria di investitori «discreti» è offerta J.P. Morgan Private Bank nel suo recente «2026 Global Family Office Report», in cui sono stati interpellati 333 FO in 30 Paesi (Svizzera inclusa) per un patrimonio medio di 1,6 miliardi di dollari.

Poca IA, per ora

Il primo elemento che emerge dallo studio riguarda l’intelligenza artificiale, con il 65% delle entità interpellate che dichiara di voler dare priorità agli investimenti nelle tecnologie avanzate, ma tale ambizione non si riflette, per ora, nei portafogli. Oltre la metà degli intervistati, infatti, non ha alcuna esposizione a venture capital o growth equity, cioè ai segmenti in cui l’IA (soprattutto quella applicata, generativa o settoriale) prende forma attraverso startup e società tecnologiche in rapida crescita.

Non solo, il 79% dei FO non investe nemmeno nelle infrastrutture, pur essendo questo uno dei settori più direttamente collegati allo sviluppo dell’IA, dai data center alla capacità energetica, fino alle reti di connettività avanzate. In sostanza, l’interesse strategico non ha ancora trovato una traduzione tecnica nel portafoglio. La ragione è strutturale, spiegano gli analisti, poiché l’IA si trova oggi soprattutto nelle fasi iniziali della catena del valore dell’innovazione, proprio quelle in cui i FO tendono a investire meno, preferendo beni più maturi, liquidi o controllabili.

Rischio inflazione

I dati dell’indagine mostrano chiaramente che l’inflazione è uno dei rischi macroeconomici più rilevanti per i FO. La centralità del rischio inflattivo è ulteriormente rafforzata dall’analisi qualitativa contenuta nel rapporto, secondo cui l’inflazione, pur meno visibile rispetto al periodo post-pandemico, appare più volatile e strutturalmente più elevata rispetto al decennio pre-2020, esponendo i patrimoni multigenerazionali a un rischio di erosione del potere d’acquisto.

E così, a livello globale quasi il 60% degli intervistati la indica tra i principali fattori che influenzano le decisioni di portafoglio. In risposta a questa preoccupazione, i FO che considerano l’inflazione un rischio prioritario adottano strategie molto diverse dalla media, destinando circa il 60% del portafoglio agli investimenti alternativi, vale a dire 20 punti percentuali in più rispetto alla media globale, con conseguenti esposizioni nel settore immobiliare (16,3%) e negli hedge fund (9%) che risultano circa il doppio delle allocazioni medie.

La forte presenza degli alternativi non è episodica: nei prossimi 12–18 mesi, il 37% dei FO prevede di aumentare l’esposizione al private equity, il 30% agli immobili, il 29% al venture capital e al private credit e il 28% alle «secondaries», gli investimenti privati «di seconda mano», uno dei segmenti attualmente più interessanti di questo mercato. Al contrario, il 21% prevede di ridurre la liquidità, oggi spesso ancora elevata (il 31% detiene almeno il 10% del portafoglio in contanti), segno di cautela ma anche di disponibilità immediata per cogliere opportunità nei private market.

Il portafoglio medio globale dei FO oggetto dell’analisi di J.P. Morgan è composto per il 38,4% da azioni quotate, per il 30,8% da investimenti privati, per il 14,8% da obbligazioni, per il 7,8% da liquidità e solo per lo 0,9% da oro.

Né oro, né cripto

Uno degli aspetti più singolari del rapporto riguarda la gestione dei rischi geopolitici. A livello globale, la geopolitica è il primo rischio percepito, indicato come numero uno dal 20% degli intervistati, più di tassi d’interesse, crescita economica o valutazioni azionarie. Ma nonostante questa preoccupazione, i FO evitano i tradizionali strumenti di copertura: il 72% dei FO, infatti, non ha esposizione all’oro e l’89% non ha esposizione alle criptovalute.

Il dato sull’oro è piuttosto controintuitivo. Eppure, la spiegazione, anche qui, è strutturale, poiché molte famiglie possiedono già immobili, aziende operative, terreni, infrastrutture o altri attivi reali che costituiscono una forma implicita di copertura. La loro esposizione ai «beni rifugio» è quindi già incorporata nel patrimonio complessivo – che comprende immobiliare, partecipazioni aziendali, attività filantropiche, collezioni e altro ancora – anche se non visibile nei portafogli finanziari.

Governance e successione

Se nei portafogli domina una prudenza «calcolata», nel governo interno dei FO emerge il punto più critico. Il rapporto mostra che l’86% non ha un piano di successione chiaro per i ruoli decisionali. E tra i FO che possiedono un’azienda operativa – il 58% del campione – il tema diventa urgente, con il 53% che lo indica come principale problema per la continuità.

Non si tratta solo del passaggio generazionale: la complessità aumenta con il numero di famiglie coinvolte. Le strutture che servono tre o più generazioni mostrano una maggiore adozione di organi di governo (family council, statuti familiari, comitati d’investimento), ma anche un rischio più elevato di conflitti e divergenze. Il dato forse più interessante è che il 57% dei FO considera la preservazione dei valori e della governance familiare una priorità strategica, accanto alla gestione degli investimenti e alla pianificazione fiscale. In definitiva, il rischio principale per queste strutture non è il mercato, bensì le persone. E questo incide in modo sostanziale sulle scelte finanziarie.