Gli svizzeri risparmiano, ma le riserve durano al massimo tre mesi

Quasi una persona su due non riuscirebbe a mantenere il proprio tenore di vita per più di tre mesi senza entrate, utilizzando soltanto il denaro liquido disponibile. È quanto emerge da uno studio della ZHAW, la scuola universitaria professionale di scienze applicate di Zurigo. Il dato più rivelatore è però (anche) un altro: il 32,7% degli intervistati risparmia «almeno ogni tanto», ma dispone di un cuscinetto che non supera i tre mesi.
Nel complesso, l’82,8% dichiara di risparmiare almeno occasionalmente; il 44,9% potrebbe sostenere le spese correnti per non più di tre mesi usando le proprie riserve liquide. Per il 14,8% non ci sarebbe alcuna riserva, mentre per il 30,1% il denaro basterebbe da uno a tre mesi.
«Risparmiare regolarmente non significa che un’economia domestica sia sufficientemente preparata a un’interruzione del reddito. Conta anche quanta liquidità è già disponibile e per quanto tempo basterebbe in caso di necessità», osserva Selina Lehner, esperta della ZHAW.
Risparmiare non è la stessa cosa che avere liquidità
La ricerca distingue il denaro subito disponibile — per esempio su un conto privato o di risparmio — dal patrimonio che non si può utilizzare altrettanto rapidamente, come la casa o gli averi previdenziali. Il dato, quindi, non misura la ricchezza complessiva delle famiglie, ma quanto a lungo potrebbero far fronte alle spese correnti senza entrate.
La ZHAW individua quattro profili. Il 50,1% risparmia e dispone di riserve superiori a tre mesi; il 32,7% risparmia ma ha un cuscinetto limitato. Un altro 12,3% non risparmia e ha liquidità per non più di tre mesi. Il restante 5% non risparmia attualmente ma conserva riserve più ampie: in questo gruppo molte persone sono già in pensione e potrebbero utilizzare il patrimonio accumulato.
Prestiti, imposte e costi fissi
Le difficoltà si concentrano soprattutto nel gruppo che lo studio definisce «vulnerabile», cioè chi non risparmia e dispone di liquidità per non più di tre mesi. Tra queste persone, il 54,2% dichiara di aver preso denaro in prestito nei dodici mesi precedenti; il 68,6% riferisce difficoltà con i pagamenti fiscali almeno una volta negli ultimi cinque anni. Tra chi risparmia e ha riserve superiori a tre mesi, le quote sono rispettivamente del 13,9% e del 12,7%.
La principale preoccupazione finanziaria indicata dagli intervistati è l’aumento dei costi fissi, citato dal 22,2%. «Non pesano una volta sola, ma mese dopo mese. Quando la liquidità è limitata, riducono il margine finanziario e rendono più difficile far fronte alle spese impreviste», spiega Holger Hohgardt, responsabile dello studio.
Le riserve variano anche in base all’età e al reddito. Tra i 26 e i 35 anni, il 43,5% può contare su liquidità per più di tre mesi; tra i 66 e i 79 anni la quota sale al 72,1%. Nelle economie domestiche con entrate mensili inferiori a 4.000 franchi, il 40,1% ha riserve superiori a tre mesi; tra chi supera i 10.000 franchi, la quota è del 72,7%. Anche nella fascia di reddito più alta, dunque, oltre una persona su quattro non supererebbe i tre mesi.
La distanza tra benessere generale e situazione economica si riflette anche nei giudizi degli intervistati: la soddisfazione per la propria vita è valutata in media 7,17 su 10, quella per la situazione finanziaria in 5,60.
Un altro indicatore guarda al Ticino
Un’indicazione sul Ticino arriva dal Barometro svizzero delle famiglie 2026, un’indagine condotta su 2.036 nuclei familiari di tutte le regioni del Paese. Nella lettura di Pro Familia Svizzera italiana, in Ticino le famiglie sono più preoccupate della media nazionale e valutano più criticamente la propria situazione finanziaria. Il Barometro 2026 rileva inoltre che, a livello svizzero, chiedono maggiori risorse economiche il 64% delle famiglie con bambini fino a tre anni e il 69% dei nuclei monoparentali.

