I britannici si spostano a Zugo, gli americani restano a Zurigo

La Svizzera, in maniera simile ai Paesi scandinavi o anche all’Olanda, presenta un grado elevato di autonomia fiscale delle giurisdizioni locali (Cantoni e Comuni). Rispetto ad altre realtà caratterizzate da un simile ordinamento, tuttavia, la dimensione, sia geografica, sia in termini di popolazione residente, delle diverse giurisdizioni è nella Confederazione più modesta. Questo comporta che per i contribuenti a volte sia possibile allungare solo di pochi minuti il tragitto giornaliero verso il luogo di lavoro, ottenendo come vantaggio una notevole riduzione del carico fiscale.
Allora tutti i ricchi dovrebbero recarsi a vivere nei cantoni di Zugo o Svitto? Naturalmente no, perché la decisione di dove stabilire la propria residenza dipende da una moltitudine di fattori, quali ad esempio la presenza di legami di amicizia e famigliari, nonché la preferenza per rimanere all’interno della stessa regione linguistica. Inoltre, la presenza di basse aliquote d’imposta a livello locale di solito si rispecchia in affitti e prezzi immobiliari più elevati (il risparmio fiscale viene capitalizzato negli immobili). Tuttavia, uno studio del 2017 firmato dai ricercatori Basten, von Ehrlich e Lassmann ha mostrato che questo tasso di capitalizzazione è pari a solo circa il 50%. Rimangono dunque aperte delle possibilità, soprattutto per individui e famiglie con redditi elevati, di ridurre le imposte dovute senza che questo si rispecchi in aumento equivalente dei costi dell’alloggio.
In un mio recente studio, realizzato assieme a ricercatori dell’ETH e dell’Università di Bath (Koethenbuerger et al. 2025) analizzo come i contribuenti più facoltosi reagiscano alle differenze di tassazione tra i comuni elvetici, isolando il puro effetto delle aliquote sul reddito da tutti gli altri elementi che potrebbero influenzare la decisione di dove vivere. A questo scopo, confrontiamo le decisioni di due gruppi di contribuenti residenti in Svizzera: quelli con cittadinanza statunitense e quelli con cittadinanza britannica. Infatti, i cittadini statunitensi, ovunque risiedano, sono soggetti all’imposta sul reddito negli Stati Uniti e ottengono un credito per le imposte versate all’estero.
Nel caso svizzero, poiché le aliquote elvetiche sono generalmente inferiori a quelle americane, un professionista USA con alto reddito non trae beneficio dal trasferirsi in un comune svizzero a bassa imposizione: continuerà comunque a versare la differenza al fisco statunitense. Diverso è il caso dei cittadini britannici, soggetti solo alla tassazione svizzera. Per loro, spostarsi da un comune all’altro può tradursi in un risparmio netto significativo. Nello studio, consideriamo solo i comuni che si trovano entro un raggio di 45 minuti in auto (in condizioni normali di traffico) dal centro di Zurigo, in modo tale che le possibilità lavorative rimangano essenzialmente invariate in tutti i comuni considerati. La media del tragitto giornaliero da casa al luogo di lavoro è infatti pari a un’ora in Svizzera (andata e ritorno).
Il confronto tra cittadini britannici e statunitensi è dettato dall’ipotesi che entrambi abbiano simili preferenze per, ad esempio, far frequentare ai propri figli le scuole internazionali, come pure, ad esempio, vivere in una grande città anziché in un piccolo centro. Su questa base, stimiamo un’elasticità della residenza rispetto all’aliquota netta sul reddito pari a circa 8–11, molto superiore ai valori riscontrati in precedenti studi. Questo significa che un aumento delle aliquote dell’1% causerebbe una diminuzione della popolazione di residenti ad alto reddito di circa il 10%. Gli statunitensi, insensibili alla concorrenza fiscale locale, tendono a stabilirsi nella città di Zurigo, che probabilmente offre maggiori servizi e possibilità di comunicare in lingua inglese. Al contrario, i britannici tendono a stabilirsi in comuni caratterizzati da aliquote fiscali inferiori, ad esempio nei cantoni di Zugo e Svitto.
Bisogna specificare che questi effetti sono rilevanti solo nel caso di individui e famiglie ad alto reddito. Nello studio consideriamo chi guadagna più di 300 mila franchi l’anno. Naturalmente per chi ha un reddito inferiore le differenze nel carico fiscale tra comuni sono inferiori e di conseguenza gli incentivi a spostarsi sono anche limitati. I risultati naturalmente cambiano se confrontiamo altre nazionalità con gli statunitensi. Per esempio, dal paragone con gli svizzeri si ottiene un’elasticità stimata di circa 4. Il che significa che i contribuenti di nazionalità elvetica sono molto meno sensibili (meno della metà) dei britannici alle differenze nelle aliquote fiscali locali. Questo non sorprende: è facile immaginare che gli svizzeri abbiano maggiori legami a livello locale, sia famigliari, sia di amicizie, nonché una preferenza più marcata per un’area o per un’altra.
Mobilità post-Covid
Ciononostante, il nostro risultato è altamente rilevante per le politiche fiscali. In un mondo, come quello post-Covid, dove il lavoro da remoto è sempre più diffuso e accettato, si può immaginare che sempre più Paesi si troveranno in una situazione simile a quella della Svizzera: cioè i propri contribuenti potranno spostarsi agevolmente tra le diverse giurisdizioni locali senza perdere opportunità lavorative. Dunque l’elasticità rispetto alle aliquote fiscali con tutta probabilità aumenterà.
A questo proposito si sono espressi recentemente i ricercatori Agrawal e Stark (2022), i quali sostengono che, in futuro, ci saranno sempre più nomadi digitali e questo renderà difficile per i governi assicurarsi una stabile base fiscale sulla base dei propri residenti. Agrawal e Stark suggeriscono che una possibile soluzione potrebbe essere la riduzione delle imposte sul reddito e al contrario un aumento delle imposte sul consumo. In questo modo si tasserebbe il reddito non dove viene guadagnato, il che diventerebbe difficile da stabilire se si lavora da remoto, ma piuttosto dove viene speso. Nonostante questa proposta possa essere interessante, è opportuno ricordare che una simile imposta (a differenza dell’attuale IVA) dovrebbe essere calibrata in modo da essere progressiva, altrimenti ne risentirebbe notevolmente il principio della capacità contributiva.