L'approfondimento

I dazi di Trump, un «segnale fatale» per il commercio internazionale

L’industria automobilistica europea, già colpita da una crisi generazionale dettata dal processo di elettrificazione dei veicoli, teme un aumento delle tensioni generate dai dazi al 25% minacciati dal presidente USA su auto e componentistica esportate negli Stati Uniti
©Stephanie Scarbrough
Generoso Chiaradonna
28.03.2025 06:00

«Saranno permanenti e definitivi». Con queste parole Donald Trump sembra aver messo la parola fine a eventuali marce indietro - è il caso di dirlo, trattandosi di automobili - sui dazi al 25% che colpiranno le auto prodotte all’estero e importate negli Stati Uniti. A questi si aggiungono alle tariffe al 2,5% già presenti sulle auto estere e al 25% che si applicano sui cosiddetti «light truck», i veicoli da lavoro fino a 3.860 chili di peso, oltre alla componentistica varia sempre di produzione estera. Quest’ultima è esente dai nuovi dazi, se prodotta in Messico e Canada perché coperta dal trattato di libero scambio nordamericano. Dal canto suo l’Unione europea applica da tempo tariffe doganali del 10% sulle automobili importate nello spazio doganale europeo dagli Stati Uniti.

«Le tariffe sono un ‘segnale fatale’ per il commercio globale». Così Hildgard Müller, presidente della Verband der Automobilindustrie (VDA, associazione tedesca dell’industria automobilistica) in un comunicato ripreso da Reuters. «Il rischio di un conflitto commerciale globale - con conseguenze negative per l’economia mondiale, la crescita, la prosperità, i posti di lavoro e i prezzi al consumo - è elevato da tutte le parti», ha aggiunto Müller, auspicando colloqui bilaterali tra Stati Uniti e Unione europea per trovare una soluzione. Teoricamente c’è ancora tempo per un’intesa visto che i dazi sulle auto dovrebbero entrare in vigore il due di aprile e quelli sulla componentistica all’inizio di maggio.

Nessun panico in Svizzera

Non si respira per il momento aria di panico fra i fornitori svizzeri dell’industria automobilistica. Alla Borsa di Zurigo le azioni delle imprese più esposte nel comparto - per esempio Autoneum, Ems-Chemie, SFS e Komax - sono lungi dal crollare: i cali sono compresi fra lo 0,7% e il 2%. I nuovi dazi sono solo un’altra cattiva notizia, in un’industria automobilistica globale già alle prese con seri problemi, fanno notare gli analisti. Nel caso dei fornitori, inoltre, c’è anche il fatto che in alcuni casi possono offrire i loro prodotti ad altre società in tempi relativamente brevi. «Per loro non ha molta importanza se il cliente è Ford o Volkswagen», dice un osservatore del mercato citato dall’agenzia AWP.

Il Gruppo Autoneum di Winterthur, che produce tra l’altro tappeti e protezioni termiche per auto, non è quindi molto preoccupato. «Se le case automobilistiche dovessero delocalizzare sempre più la loro produzione negli Stati Uniti potremmo seguirne l’esempio e aumentare la produzione negli stabilimenti americani esistenti», ha indicato un portavoce. Anche la presenza globale e un portafoglio clienti molto ampio sono utili nella situazione attuale. Gli sviluppi negativi di un singolo fabbricante o di una determinata regione possono spesso essere compensati da sviluppi opposti di altri produttori o in altre zone. «Siamo ben radicati in tutti i nostri mercati a livello mondiale e allo stesso tempo collegati in rete a livello globale», spiega un addetto stampa di Feintool. Negli Stati Uniti il gruppo gestisce due siti produttivi a Nashville e Cincinnati e si rifornisce di acciaio negli USA. «Grazie a questa strategia ‘local for local’, Feintool non è direttamente interessata dai dazi statunitensi».

Anche Komax reagisce con calma. «Siamo l’unica azienda del nostro settore con una presenza globale e non ci sono concorrenti significativi negli Stati Uniti», fa sapere la ditta citata dall’agenzia ATS-Keystone. Anche i concorrenti, la maggior parte dei quali si trova in Cina, devono affrontare la stessa situazione doganale. Al momento non è però ancora possibile stimare quale impatto avranno le ultime decisioni tariffarie. Gli analisti concordano su questo punto: attualmente molto è ancora aperto, come peraltro sempre sembra essere con Trump. L’unica cosa certa è che questi dazi rappresentano un’ulteriore escalation nella disputa commerciale tra gli USA e resto del mondo.

Un danno per tutti

L’Acea, l’associazione europea dell’industria delle auto, si dice invece «profondamente preoccupata». «Esortiamo il presidente americano Donald Trump a considerare l’impatto negativo dei dazi non solo sui produttori di auto globali, ma anche sulla produzione nazionale statunitense», afferma la direttrice generale dell’Acea Sigrid De Vries.

«I dazi non incideranno solo sulle importazioni negli Stati Uniti, una penalizzazione che probabilmente pagheranno i consumatori americani, ma le misure sui componenti automobilistici danneggeranno anche le case automobilistiche che producono auto negli USA», ha sostenuto la dirigente olandese citata dall’agenzia stampa Ansa.

Alla ritorsione, meglio il dialogo

«I dazi nel commercio internazionale non fanno altro che aumentare i prezzi per il consumatore e i costi per i produttori. Sul fatto che non convengono a nessuno, siamo tutti coscienti», afferma da parte sua Monica Zurfluh, responsabile del commercio estero presso la Camera di commercio del Cantone Ticino. «Sono un fardello - continua Zurfluh - che si carica sulle imprese svizzere e ticinesi che operano nel campo dell’automotive e che non si possono evitare perché il proclama parla genericamente di auto e componentistica estera». L’UE sta considerando l’ipotesi di contromisure. E la Svizzera? «Non rientra nella nostra cultura e non credo che il Consiglio federale voglia mettere in atto ritorsioni. È meglio cercare il dialogo».

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