Germania

I mercati sembrano apprezzare il matrimonio a due tra i democristiani e i socialdemocratici

I listini europei sono orientati verso l'alto – Rassicurano la ritrovata stabilità politica e l'argine all'estrema destra, ma difficile riformare il freno alla spesa
©Gabriele Putzu
Red. Economia
24.02.2025 18:00

I listini europei hanno aperto in ordine sparso questa mattina, il giorno dopo il voto politico in Germania. Nel pomeriggio si sono però orientati verso l’alto. La Borsa di Francoforte ha chiuso a +0,63%, seguita da Madrid (+0,46%), Milano (+0,2%). In territorio negativo Londra (-0,01%) e Parigi (-0,78%). Da parte sua l’indice SMI Zurigo (+0,5%) ha segnato un massimo di sempre, con l'SMI che ha superato nel corso della mattinata e per la prima volta nella sua storia la soglia dei 13.000 punti, a 13.017,80 punti per la precisione. Il listino ha poi chiuso la giornata di contrattazioni a 12.897,60 punti (+0,15% rispetto a venerdì scorso.

Gli investitori stanno cercando di mettere a fuoco gli scenari che si aprono: se da un lato appare possibile la formazione di un governo a due tra i democristiani (CDU/CSU) di Friedrich Merz e i socialdemocratici (SPD) quasi dimezzati, dall'altro lato il partito di estrema destra (Afd) e quello di estrema sinistra (Die Linke) potrebbero bloccare le riforme costituzionali come, per esempio, la revisione del meccanismo del freno al debito.

Le riforme ostaggio dell'opposizione

«Il fatto che la CDU/CSU possa formare una coalizione solo con la SPD è una prospettiva migliore di una coalizione a tre che includa i Verdi. Sebbene la SPD e i Verdi abbiano idee simili riguardo al freno sul debito e all'aumento della spesa per la difesa e le infrastrutture, è comunque più difficile raggiungere accordi con più partiti coinvolti. Una coalizione più stabile è una buona notizia», commenta Felipe Villarroel, portfolio manager presso TwentyFour Asset Management (Vontobel).

«Quella negativa è che Die Linke e AfD potrebbero ottenere un terzo dei seggi. Ciò significa che possono bloccare le riforme costituzionali, come le modifiche del freno al debito. Die Linke è favorevole alla revisione di queste regole, ma non a una maggiore spesa per la difesa, tra cui gli aiuti all'Ucraina», commenta Villarroel. Insomma, in questa situazione è molto probabile che un allentamento del freno al debito e un aumento della spesa per la difesa e le infrastrutture siano negoziate con la sinistra Die Linke anziché con AfD.

Negli USA riappare l'inflazione

Positivi anche l’euro contro dollaro e i futures sulle azioni europee. Gli investitori hanno «la speranza che una maggiore spesa da parte del nuovo governo tedesco possa affrontare la debolezza economica degli anni passati», afferma Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote. Dall'altra parte dell'Atlantico, venerdì scorso le cose sembravano mettersi piuttosto male. I titoli azionari statunitensi sono stati colpiti «da massicce vendite dovute a dati economici più deboli del previsto e all’esplosione delle aspettative di inflazione». In effetti, le aspettative di inflazione al consumo negli Stati Uniti a 5-10 anni hanno raggiunto la soglia del 3,5% – il livello più alto dal 1995 – in prospettiva di tariffe massicce da parte del governo Trump e di un peggioramento delle relazioni commerciali con il resto del mondo. «I dati economici più deboli del previsto e l’impennata delle aspettative di inflazione – che sono pericolose perché tendono ad autoavverarsi – hanno fatto scendere pesantemente gli indici statunitensi venerdì», continua Ozkardeskaya. L'S&P500 è crollato dell'1,71%, il Nasdaq 100 è sceso di oltre il 2% mentre anche l'indice Dow Jones è sceso dell'1,69%.

«Gli indici delle small e mid cap sono stati colpiti più pesantemente: l’S&P400, ad esempio, è crollato di quasi il 2,40% ed è in ribasso di quasi il 10% rispetto al picco di novembre, mentre le small cap sono crollate di quasi il 3% e sono scese di oltre il 10% dal picco di novembre – il che significa che ora sono in territorio di correzione – poiché l’ottimismo di Trump viene divorato dalle tariffe e fa esplodere i costi (e le aspettative di costo) in una misura che le piccole imprese difficilmente potrebbero permettersi».

E la Fed non sembra più in grado di continuare ad abbassare i tassi di interesse mentre le aspettative di inflazione stanno esplodendo. Quindi sì, «l’aggressività delle politiche America First di Trump potrebbe ritorcersi contro».

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