I prezzi per ora non corrono, a luglio saliti solo dello 0,4%

L’inflazione perde ulteriormente forza, restando nella parte bassa della fascia fra 0 e il 2% previsto dalla Banca nazionale svizzera. Infatti in luglio il rincaro annuo è sceso allo 0,4%, dopo lo 0,5% di giugno, che era seguito allo 0,6% di aprile e maggio.
Lo rende noto l’Ufficio federale di statistica (UST), sottolineando che la progressione annua è nella fascia bassa delle aspettative: gli analisti interpellati dall’agenzia Awp scommettevano infatti su valori compresi fra +0,3% e +0,6%. A livello mensile i prezzi si sono contratti dello 0,1%, un dato che anche in questo caso rientra nella fascia bassa delle stime: i pronostici andavano infatti da -0,2% a +0,1%. Giugno aveva segnato perfetta stabilità (0,0%).
Il calo su base mensile è riconducibile a vari fattori, tra cui la riduzione dei prezzi del trasporto aereo, del diesel e della benzina.
Più in dettaglio, interessante è l’evoluzione dei prodotti alimentari, che mettono a referto un +0,1% mensile e un -1,3% annuo, così come quella del comparto abitazione ed energia (rispettivamente +0,2% e +1,4%), che comprende le pigioni, un punto di spesa che tende a diventare costantemente più caro in Svizzera.
Dato in linea con le attese
Come considerare questo dato?Ne abbiamo parlato con Nikolay Markov, economista senior presso Pictet Asset Management. «Un tasso dello 0,4% su base annua - spiega - era anche la nostra previsione, ed era anche la media delle previsioni del mercato. Per contro non ci aspettiamo che il rincaro continui a scendere verso zero, ma ci aspettiamo una ripresa graduale verso 0,8%».
«Questa tendenza a nostra avviso - aggiunge - è dovuta ancora all’effetto dei prezzi energetici, visto che la loro trasmissione dura fino a tre mesi. Inoltre ci sono anche effetti di base positivi che contribuiscono ad una inflazione annuale più elevata, e l’effetto del franco, che è leggermente più debole».
Il picco degli ultimi anni era stato toccato nell’agosto del 2022, con un tasso di inflazione del 3,5%, per poi scendere gradualmente e arrivare in territorio negativo (-0,1%) nel maggio 2025. Poi il tasso è rimasto attorno allo 0,5%.
Condizioni positive
«A mio avviso - precisa - questo dato non cambia le condizioni economiche positive, che si fondano su un tasso di inflazione debole. In generale, l’inflazione dovrebbe attestarsi in media allo 0,5% quest’anno, e allo 0,7% l’anno prossimo, ossia un po’ meno rispetto all’inflazione di lungo termine, che è l’1%».
Ricordiamo che nell’anno in corso la Banca nazionale si aspetta un aumento dei prezzi dello 0,6%. Gli esperti di ulteriori entità quali la Segreteria di Stato dell’economia (Seco), Economiesuisse, UBS e altri istituti scommettono su valori compresi fra 0,4% e 0,8%, mentre per il 2027 le stime vanno dallo 0,6% all’1,0%.
«Dal canto suo la Banca nazionale, con questo dato, è soddisfatta, perché raggiunge il suo obiettivo, situato in un range fra lo 0 e il 2%, considerando l’ideale è attorno all’1%. Il dato di luglio è in linea con l’obiettivo di stabilità dei prezzi e con la politica monetaria attuale. Quindi prevediamo che la BNS consideri confermato il mantenimento dei tassi a zero ancora per qualche tempo».
«Per quanto riguarda i tassi di interesse - conclude Nikolay Markov - l’istituto è in linea con il suo outlook, e quindi dovrebbe procedere ad un normalizzazione dei tassi solo nel 2027, e più precisamente potrebbe far salire i tassi di 0,25 punti percentuali a partire dal mese di giugno del prossimo anno. E il nostro scenario alternativo, ossia che ha meno probabilità di verificarsi, è che i tassi non aumenteranno per nulla nel 2027. E il dato sull’inflazione in luglio aumenta le probabilità che non ci saranno rialzi almeno fino alla fine dell’anno prossimo».
Dati variabili
Come si ricorderà l’inflazione in media annua si era attestata nel 2025 allo 0,2%, un dato che fa seguito all’1,1% del 2024 e al 2,8% del 2022 (massimo da 30 anni). L’ultimo valore negativo risale al 2020, quando era stato registrato -0,7%.
L’indicatore elvetico di luglio è a livelli sensibilmente inferiori al 2,9% misurato nell’Eurozona (in rialzo dal 2,8% di giugno), mentre riguardo agli Stati Uniti l’ultimo dato disponibile concerne l’indice PCE (Personal Consumption Expenditures), che in giugno è salito del 3,7%, dopo il 4,1% di maggio.
Vi è da sottolineare tuttavia che non è possibile fare un paragone, visto che i premi delle casse malati non entrano nel computo dell’inflazione, visto che si tratta di una assicurazione obbligatoria. Se non fosse obbligatoria, secondo UBS, il rincaro in Svizzera sarebbe dell’1% più elevato rispetto a quando calcolato attualmente.
L’occupazione migliora
Oltre al dato positivo dell’inflazione, ieri è stato anche pubblicato l’indicatore dell’occupazione calcolato dall’Istituto KOF, il centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo.
Il parametro si è attestato nel terzo trimestre a 2,1 punti, in progressione di 0,5 punti rispetto al periodo aprile-giugno e di nuovo in linea con il +2,1 registrato nei primi tre mesi dell’anno, emerge dalle tabelle pubblicate ieri dal KOF. L’indice - che si basa sulle risposte di 4200 aziende - rimane quindi oltre la media pluriennale, che è di 1,7 punti.
