Mercati

Il franco svizzero resta robusto anche grazie alla geopolitica

Lo scorso anno la valuta elvetica ha guadagnato terreno soprattutto nei confronti del biglietto verde
© CdT/Chiara Zocchetti
Roberto Giannetti
09.01.2026 06:00

Il franco svizzero inizia il 2026 a livelli relativamente elevati. Per acquistare un euro ieri occorrevano 93,18 centesimi. Questo non rappresenta il momento di maggiore forza da un anno a questa parte, ma comunque ci siamo vicini. Ricordiamo comunque che nel corso dell’anno la moneta unica era arrivata a 96 centesimi di franco. Per acquistare un dollaro invece ci volevano 79,84 centesimi. Qui il quadro è totalmente diverso: a inizio 2025 per comprare un dollaro occorrevano 91,64 centesimi e quindi l’indebolimento del biglietto verde è stato molto ampio.

Chiaramente, il mercato dei cambi è influenzato da una infinità di fattori, fra i quali, in questo momento, possiamo citare la geopolitica, le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e le politiche monetarie divergenti.

La variabile Trump

Chiaramente, anche le decisioni del presidente americano Donald Trump giocano il loro ruolo. Pensiamo al rapimento del presidente venezuelano Maduro negli ultimi giorni e anche a quello che il tycoon ha detto negli ultimi tempi, che potrebbero lasciare intendere altri interventi armati. Trump infatti ha parlato della possibilità di un’azione militare in Colombia e in Messico e ha affermato che il regime comunista di Cuba «sembra pronto a cadere». Canada e Groenlandia, bersagli della retorica di Trump, stanno probabilmente osservando con attenzione come si evolveranno gli sviluppi in Venezuela.

Ma tornando al mercato dei cambi, a che cosa è dovuta la forza del franco? E cosa può succedere nel 2026? Ne abbiamo parlato con Nikolay Markov, economista senior di Pictet Asset Management. «Nel 2025 il franco svizzero – spiega – si è stabilizzato, anche se nel mese di dicembre abbiamo assistito ad una pressione al rialzo sulla valuta elvetica, sia nei confronti dell’euro, sia nei confronti del dollaro. Ci sono diversi fattori che hanno giocato in questo mese, fra cui la liquidità che è piuttosto debole alla fine dell’anno e le varie incertezze geopolitiche che contribuiscono a mantenere forte il franco».

«In dicembre – nota – il valore di equilibrio del franco era di 91 centesimi per euro. E quindi, visto che il tasso spot è vicino a questo livello, ossia fra 92 e 93 centesimi, la valuta elvetica è in equilibrio rispetto alla moneta unica. Ma questo non è vero rispetto al dollaro, che ha il problema di deprezzarsi nei confronti di praticamente tutte le altre valute, a causa dell’inflazione elevata e del fatto che gli Stati Uniti sono un Paese debitore. Inoltre, pesano anche le politiche commerciali del presidente Trump».

«Così, nel 2025 il dollaro si è deprezzato di circa il 12% e ora anche contro l’euro è vicino al valore di equilibrio rispetto al biglietto verde. Infatti ci vogliono 1,17 dollari per acquistare un euro e per il 2026 il valore di equilibrio è di 1,23 dollari. Questo lascia supporre che ci sia ulteriore spazio per un deprezzamento del biglietto verde. Anche nei confronti del franco la tendenza è a indebolirsi. Infatti il valore di equilibrio nel 2030 è previsto a 86 centesimi e quindi è possibile un nuovo deprezzamento pari al 12 o al 13% nei prossimi quattro anni».

Buone prospettive per l’euro

«Per contro sul versante dell’euro – precisa – ci sono attese di buona crescita economica, a cui si aggiungono anche le aspettative per un cessate il fuoco in Ucraina. Ciò provocherebbe un ritorno degli investitori in Europa e questo porterebbe a un rafforzamento dell’euro contro dollaro e anche, in modo minore, rispetto al franco svizzero. Quindi il franco dovrebbe indebolirsi fino a quota a 95 centesimi contro euro entro la fine del 2026».

«Sul fronte del dollaro – continua – il 2026 sarà un anno speciale per la Federal Reserve, dato che verrà nominato un nuovo presidente. Donald Trump desidera che sia una persona favorevole ai tassi bassi, soprattutto per rilanciare il settore immobiliare statunitense, con il rischio però di far salire l’inflazione. A mio avviso sarebbe una mossa sbagliata, perché in questo momento negli USA la crescita economica è forte, addirittura superiore alle attese, e quindi non c’è bisogno di abbassare i tassi. Ma questo è l’obiettivo di Trump e probabilmente riuscirà a raggiungerlo, tanto è vero che ora il mercato si aspetta ancora due tagli dei tassi nel 2026. E tutto questo dovrebbe tradursi in un dollaro più debole».

«Comunque – rileva – la relativa forza prevista per l’euro nel prossimo anno avrà l’effetto di facilitare il compito della Banca nazionale svizzera, visto che il franco svizzero dovrebbe stabilizzarsi, e addirittura indebolirsi leggermente nei confronti dell’euro. Un punto delicato sarà un probabile leggero rialzo dell’inflazione nel nostro Paese, dato che il rincaro nello scorso novembre era stato dello 0%, e in media annuale nel 2025 dovrebbe essere dello 0,1%. Invece il prossimo anno in dicembre dovrebbe salire allo 0,6%, per una media annuale dello 0,3%».

«Tenendo conto di tutti questi fattori – conclude Nikolay Markov – i tassi in Svizzera dovrebbero restare a zero per tutto il 2026, con un rischio di rialzo a fine anno. Ma questo dipenderà dall’andamento dell’inflazione. In questo contesto non dovrebbero esserci problemi per l’industria svizzera d’esportazione, anche grazie al nuovo accordo commerciale con gli USA, che abbassa le tariffe. Questo dovrebbe provocare una ripresa dell’export, e non solo verso gli Stati Uniti, ma anche verso il resto del mondo».