Il «gettone d'oro digitale» che sfida il bitcoin

Pochi beni sono fisici (e preziosi) quanto l’oro. Da secoli la sua credibilità sta infatti nella materia, con le sue distinte caratteristiche, a differenza di altri beni, figli dell’era digitale, come ad esempio il bitcoin, spesso definito dai suoi sostenitori «oro digitale», pur non essendo un bene fisico, né la rappresentazione di uno. Tuttavia, oggi anche il pregiato metallo conosciuto fin dall’antichità non sfugge alla digitalizzazione e comincia a circolare in forma nuova. Da qualche anno la proprietà di lingotti certificati, custoditi in caveau svizzeri, può infatti essere registrata e trasferita su una blockchain, alla stregua di un titolo azionario od obbligazionario (come, ad esempio, i bond digitali emessi dalla Città di Lugano). È la cosiddetta «tokenizzazione», il cui risultato non è un «surrogato», bensì il metallo stesso in veste digitale. Il «vero oro digitale», appunto.
Il contesto per questo mercato, relativamente nuovo, appare favorevole. Secondo uno studio della Scuola universitaria professionale di Lucerna (HSLU) pubblicato a fine giugno, quasi uno svizzero su cinque detiene ormai beni digitali (si parla di 140 mila investitori in più nell’ultimo anno) e nella scelta conta più l’affidabilità dell’operatore che il prezzo, privilegiando cioè gli istituti affermati anche a costo di commissioni più alte.
Dal novembre scorso MKS PAMP, il gruppo ginevrino dei metalli preziosi conosciuto in Ticino per la sua raffineria a Castel San Pietro, controlla al 100% Gold Token SA (GTSA), la società che emette DGLD, un token che rappresenta oro fisico. Ne abbiamo parlato con Richard Briffod, responsabile della strategia di partenariato e dello sviluppo commerciale di GTSA.
Innanzitutto, chi detiene un «gold token», che cosa possiede concretamente? «Possiede oro fisico», risponde Briffod. «È proprietario, o comproprietario, di uno o più lingotti custoditi in Svizzera da MKS PAMP, in un caveau segregato, fuori bilancio, che contiene esclusivamente i lingotti dei detentori di DGLD». In sostanza, il «gettone», equivalente a un’oncia troy (31,1 grammi), è un certificato di proprietà. Non un pezzo di carta, ma una registrazione su blockchain pubblica (Ethereum) che attesta quale lingotto appartiene a chi. «La “segregazione” - spiega Briffod - ha una conseguenza giuridica precisa, poiché se l’emittente (in questo caso GTSA) fallisse, l’oro non entrerebbe nella massa fallimentare e verrebbe restituito ai proprietari».
Qui sta la differenza con gli ETF sull’oro, divenuti molto popolari e in parte responsabili dello straordinario rally che nel giro di due anni ha portato il prezzo dell’oncia a toccare, a fine gennaio scorso, il massimo storico di 5.595 dollari. Con un ETF si possiede una quota di un fondo che detiene il metallo, mentre con il token si possiede, pro quota, l’oro stesso. Ne discendono differenze pratiche: nessuna commissione di gestione o custodia e il diritto di riscattare il metallo. Chi possiede un lingotto intero può farselo consegnare, mentre per le frazioni interviene, sempre nel caso di MKS PAMP, Gold Avenue, il canale di vendita online del gruppo, che converte i token in lingotti fino al taglio di un grammo. «Non è teoria, è già successo», assicura Briffod.
Acquisto in pochi «click»
Resta tuttavia la questione dell’acquisto, osserva Briffod: «Gli istituzionali come family office, tesorerie aziendali e banche private operano direttamente con il trading desk di MKS PAMP a Ginevra. Il piccolo investitore deve invece passare da Uniswap, una piattaforma di scambio decentralizzata che richiede un portafoglio digitale («wallet») con cui scambiare dollari, anche in forma digitale, contro DGLD, con una piccola commissione (0,3%) e un prezzo che segue quello dell’oro fisico, pur senza replicarlo alla perfezione». Il percorso, osserviamo noi, può risultare familiare a chi già fa compravendita di criptovalute, ma non necessariamente al risparmiatore tradizionale. In futuro, accenna il nostro interlocutore, è prevista la quotazione su piattaforme centralizzate, più accessibili.
La facilità con cui si può accedere a questo mercato, praticamente con pochi «click», fa sorgere però almeno un interrogativo: uno strumento così liquido non rischia di trasformare l’oro, per il cliente privato (retail), in terreno di «day trading» ed esporlo alle conseguenze (sia positive, sia negative) delle fasi di forti oscillazioni di prezzo, come quelle che abbiamo vissuto negli ultimi due anni? Lo stesso studio dell’HSLU, tra l’altro, osserva che gli svizzeri entrano nei mercati digitali in modo marcatamente prociclico, concentrando gli acquisti nelle fasi di rialzo, con il rischio di comprare ai massimi. Briffod non elude: «Chi fa day trading ne affronta i rischi inerenti con qualsiasi strumento. Si può infatti fare anche con gli ETF, che sono persino più liquidi. Ma per come è costruito, DGLD è pensato per il “buy and hold”: senza costi ricorrenti, è per il piccolo investitore il modo più efficiente di detenere oro nel tempo».
Futuro «istituzionale»
Quanto al mercato, l’oro tokenizzato capitalizza oggi circa 5 miliardi di dollari, contro i 650 miliardi degli ETF auriferi. «Troppo poco per incidere sui prezzi del metallo», riconosce Briffod, «anche se le previsioni del settore indicano che in dieci anni potrebbe raggiungere le dimensioni attuali degli ETF». Riguardo alle quotazioni, dopo il citato picco di inizio anno hanno ceduto oltre il 25%, attorno agli attuali 4 mila dollari l’oncia, «ma restano sostenute da fondamentali di lungo periodo, come il debito e la svalutazione delle valute fiduciarie, la de-dollarizzazione delle riserve, la diversificazione dei portafogli», osserva Briffod.
Il futuro, per GTSA, è però degli investitori professionisti, indica Briffod. L’oro tokenizzato può infatti essere dato in garanzia o impiegato in operazioni di prestito a breve termine, cose impossibili con i lingotti chiusi in cassaforte. «Sul fronte regolamentare - conclude Briffod - GTSA è affiliata a VQF, organismo di autodisciplina riconosciuto dalla Finma per l’antiriciclaggio. E il diritto svizzero guarda alla sostanza, poiché il DGLD non è trattato come cryptoasset, né come titolo, ma come ciò che rappresenta, cioè oro».
