Il metallo giallo con il turbo supera i 5.100 dollari l’oncia

L’oro non si ferma. Ieri ha messo a segno un altro record, salendo di oltre il 2% e infrangendo quota 5.100 dollari l’oncia, per poi ripiegare leggermente attorno a quota 5.080 dollari l’oncia. Concretamente, un chilo d’oro vale ora circa 126.000 franchi. Dall’inizio del 2025 il metallo giallo ha guadagnato circa il 65%, una performance che non si vedeva dal 1979, mentre dall’inizio dell’anno l’incremento è già di quasi il 18%.
Chiaramente, anche gli altri metalli preziosi stanno registrato ottime performances. Per esempio l’argento attualmente quota circa 110 dollari per oncia, e aveva iniziato il 2025 a quota 28 dollari per oncia. Nel solo 2026 ha messo a segno un progresso del 52%. Sono in volata da inizio anno anche il platino (+41%), il palladio spot (+33% nel 2026), mentre il rame è salito del 5%. Questo trend al rialzo, secondo gli operatori, tipicamente aumenta i ricavi e i margini delle società minerarie, rafforza i flussi di cassa e i bilanci e offre alle aziende più spazio per finanziare l’espansione, i dividendi o la riduzione del debito.
Treasury meno richiesti
Ad alimentare la corsa del metallo giallo vi sono le tensioni geopolitiche, soprattutto con gli interventi a livello internazionale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che causa una fuga degli investitori dai titoli di Stato e dalle valute. Inoltre, l’oro sale anche grazie alla debolezza del dollaro, che ha rafforzato la domanda del metallo giallo. Inoltre, giocano anche le attese per potenziali nuovi tagli dei tassi da parte della Federal Reserve americana nel 2026. L’oro è poi al centro di robusti acquisti da parte delle banche centrali, oltre che dei flussi degli investitori verso gli Etf come copertura contro i rischi politici globali e l’incertezza macroeconomica.
Come valutare questa corsa dell’oro? E cosa potrebbe succedere in futuro? Ne abbiamo parlato con Stefano Ambrogi, responsabile dell’Investment Advisory della Banca Julius Bär a Lugano. «Da molti anni - spiega - esiste un trend strutturale di allontanamento da tutto ciò che è carta moneta, e in particolare dal dollaro. Tutti sappiamo che le monete sono stampate dalle banche centrali, e per giunta a loro piacimento. Per il biglietto verde non esiste più la copertura in oro, e questo già dal 1971, ossia da quando il presidente Nixon aveva effettuato lo sganciamento dall’oro».
Ricerca di beni non confiscabili
«Inoltre - aggiunge - a favore dell’oro c’è anche il fatto che molti risparmiatori cercano di detenere beni non facilmente confiscabili. Infatti l’oro può essere messo in una valigetta e trasportato con poco sforzo. E questo è un vantaggio, soprattutto in alcuni Paesi del mondo, dove il rischio di confische da parte dello Stato è elevato».
«Recentemente ci sono state anche molte tensioni geopolitiche che hanno accentuato ulteriormente questo movimento, basti pensare all’intervento armato americano in Venezuela, o basti pensare alla vicenda della Groenlandia, con molte dichiarazioni minacciose da parte di Trump. Infine, c’è anche l’Iran, che rappresenta un’altra polveriera potenziale che può esplodere da un momento all’altro. Nel Paese le rivolte hanno provocato migliaia di morti e il regime è in difficoltà. Non possiamo escludere che ci sarà un intervento esterno degli Stati Uniti o della comunità internazionale. Insomma, nel mondo siamo confrontati con focolai molto pericolosi».
«Poi esiste - sottolinea - anche la questione del bitcoin, che probabilmente gioca un ruolo nella corsa del metallo giallo. Fino a qualche mese fa il bitcoin veniva visto un po’ come una sorta di «oro digitale», e per questo beneficiava più o meno degli stessi fattori positivi del metallo giallo. Tuttavia, recentemente sta emergendo una minaccia molto seria dal «quantum computing», che garantirebbe molta potenza di calcolo, e pare che ci in tre o quattro anni ci sia la possibilità che violino le regole di criptazione della blockchain possano essere violate, minando alla base uno tra i più grandi punti di forza del bitcoin. Non è ancora possibile valutare l’importanza di questo rischio, ma è chiaro che, in attesa di chiarire quello che il progresso tecnologico potrebbe fare, molti investitori sono usciti dalle criptovalute per puntare sull’oro».
«Noi di Julius Bär - conclude Stefano Ambrogi - da anni siamo positivi sia sull’oro, sia sugli altri metalli preziosi come argento, palladio e platino. Avevamo anche predetto che il metallo giallo sarebbe arrivato a 5.000 dollari l’oncia, anche se non ci aspettavamo che questo obiettivo fosse raggiunto così presto. È chiaro che dopo una fiammata così repentina ci possa essere anche uno spazio per correggere. E’ probabile che rivedremo al rialzo le nostre previsioni sul metallo giallo.
USA con le maggiori riserve
Ricordiamo quali sono i Paesi del mondo ad avere le maggiori riserve di oro. Innanzitutto gli Stati Uniti, che possiedono 8.133 tonnellate d’oro, seguiti dalla Germania (3.350 tonnellate), dall’Italia (2.450), dalla Francia (2.437), dalla Russia (2.330), dalla Cina (2.280) e dalla Svizzera (1.040).
Nel nostro Paese i metalli preziosi godono di grande popolarità, secondo uno studio realizzato nel 2025 dall’università di San Gallo e dalla società di commercio del ramo Philoro: il 71% della popolazione li considera un investimento sensato, con una chiara preferenza per l’oro.
I raffinatori: la fiducia nel dollaro è calata
La quotazione dell’oro in questi ultimi due anni è salita tantissimo e rispecchia l’attuale situazione geopolitica che sta creando molta incertezza. «A questo - spiega Christoph Wild, presidente dell’Associazione svizzera dei metalli preziosi (ASMP) - bisogna aggiungere la diminuita fiducia riposta nel dollaro americano dagli investitori». Inoltre, le banche centrali asiatiche e non solo, stanno comprando molto oro fisico. «Anche questo fenomeno lo si vede sul mercato dal 2024, da quando i Paesi BRICS (soprattutto Russia e Cina, ndr) stanno cercando un’alternativa alle loro riserve in dollari», aggiunge Wild che precisa: «Una correzione dei prezzi è possibile, ma la tendenza dell’oro è quella di conservare valore nel tempo».
