Il mondo «si farà in quattro»

Dopo alcuni anni di tensioni commerciali e (geo)politiche, il sistema di libero scambio che ha caratterizzato il processo di globalizzazione degli ultimi tre decenni sembra ormai un ricordo. Il nuovo rapporto di Boston Consulting Group, «Trade in Transition: How to Prepare for a Patchwork World Order», pubblicato oggi, traccia uno scenario chiaro: il futuro del commercio internazionale sarà un mosaico di regole, alleanze e interessi divergenti che si svilupperanno attorno a quattro «nodi».
Svolta targata USA
Il quadro delineato dagli analisti della società statunitense di consulenza strategica, presente anche in Svizzera a Ginevra, è il risultato di una tendenza iniziata ben prima delle recenti tensioni tariffarie. L’aumento del nazionalismo economico, la corsa alla sicurezza delle catene di approvvigionamento e l’uso crescente di strumenti di «statecraft» (politiche e azioni governative) hanno accelerato la fine dell’ordine commerciale globale basato sulle regole dell’OMC (Organizzazione mondiale del commercio, WTO). Dal 2022, annota BCG, le misure di politica industriale motivate da ragioni strategiche sono cresciute di sei volte.
Gli Stati Uniti hanno guidato questa svolta: nel 2025 hanno innalzato le tariffe medie al 16%, sei volte più alte rispetto all’anno precedente, colpendo praticamente ogni categoria di prodotto. Ma non si tratta solo di dazi: Washington ha introdotto controlli tecnologici e sugli investimenti, nonché norme sui contenuti locali (LCR), con l’obiettivo di rafforzare la produzione interna.
Commerci «a mosaico»
Secondo BCG, il commercio mondiale si organizzerà attorno a quattro grandi «nodi». Gli Stati Uniti continueranno a perseguire una strategia «America First», privilegiando la produzione interna e negoziando accordi commerciali in modo transazionale, Paese per Paese.
La Cina, invece, punterà sull’autosufficienza, ma manterrà un forte interesse per i mercati esteri, soprattutto nel Sud globale, per compensare la crescita interna in rallentamento.
Un terzo nodo, o polo, sarà rappresentato dai cosiddetti «Plurilateralisti», un gruppo eterogeneo che comprende tutti i membri dell’UE, i quattro Paesi europei appartenenti all’AELS (Associazione europea di libero scambio, di cui fa parte anche la Svizzera), gli undici membri originari dell’Accordo globale e progressivo per il partenariato transpacifico (CPTPP, ovvero Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam), il Regno Unito, la Corea del Sud e le economie di libero scambio più piccole come il Costa Rica e il Marocco. Queste economie, pur sacrificando parte dei propri interessi nazionali, restano fedeli a un approccio basato su regole comuni.
Infine, ci sono i Brics+ (esclusa la Cina), che includono Brasile, Russia, India, Sudafrica e nuovi membri come Egitto, Indonesia ed Emirati Arabi Uniti. Questi Paesi vedono nel commercio un motore di crescita, ma difendono con forza la propria sovranità, evitando integrazioni troppo profonde.
Le nazioni al di fuori di questi quattro nodi sono raggruppate nella categoria «Resto del mondo». La maggior parte sono economie del Sud del mondo in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina che cercano la neutralità strategica. Questi attori indipendenti, tuttavia, diventeranno sempre più importanti in futuro, sia come mercati, sia come fornitori di beni e servizi.
Cifre e tendenze
Nonostante le tensioni, il commercio globale non crollerà. Anzi, per gli scenaristi di BCG crescerà mediamente del 2,5% l’anno fino al 2034, leggermente sopra il PIL mondiale. Tuttavia, le rotte di molte merci cambieranno radicalmente. I Plurilateralisti registreranno la crescita più robusta, circa il 3% annuo, grazie alla loro adesione a regole comuni e alla diversificazione dalle due superpotenze. La Cina vedrà un’espansione significativa, soprattutto con i Paesi Brics+ e il Sud globale, con un tasso del 5,5% annuo e con un traffico merci che dovrebbe incrementare di oltre il 40% più rapidamente rispetto quello statunitense, sebbene più lentamente rispetto alla media globale. Gli Stati Uniti, invece, poiché focalizzati sulla riduzione del proprio deficit commerciale e sull’aumento della produzione interna, rallenteranno: il commercio di beni crescerà solo dell’1,5% annuo, mentre i servizi resteranno dinamici. I Brics+ rafforzeranno i legami con la Cina e il Sud globale, mantenendo una crescita moderata. In valore assoluto, gli scambi di beni passeranno da 23 mila miliardi di dollari nel 2024 a quasi 30 mila miliardi nel 2034.
Implicazioni
Il nuovo ordine commerciale non è solo una questione geopolitica: avrà impatti profondi sulle strategie aziendali e sulle politiche economiche. Per le imprese, gli esperti di BCG suggeriscono di integrare la geopolitica nelle decisioni strategiche, adottando la pianificazione per scenari e analizzando i rischi per individuare mercati alternativi. Sarà inoltre fondamentale rafforzare le catene di fornitura, garantendo trasparenza e resilienza, soprattutto nei settori critici come semiconduttori e terre rare. Infine, le aziende dovranno puntare sulla produttività dei costi, sfruttando automazione e intelligenza artificiale per contenere l’impatto dei dazi e ottimizzare le strategie tariffarie.
Per i governi, le priorità saranno ridefinire i vantaggi competitivi nazionali nei settori strategici, stabilire una chiara strategia di partenariati commerciali e creare un contesto favorevole agli investimenti, semplificando la burocrazia e potenziando la logistica.
Guardando al 2034
In conclusione, BCG individua quattro possibili scenari per il sistema commerciale mondiale. All’estremo, un ritorno al protezionismo potrebbe portare a un collasso delle regole condivise; all’opposto, si potrebbe ripristinare il regime di libero scambio. Un terzo scenario, più plausibile, vedrebbe il mondo dividersi in blocchi regionali, con le nazioni delle Americhe, dell’Europa e dell’Asia-Pacifico che rafforzano i legami commerciali preferenziali tra loro. Tuttavia, la tendenza più probabile è verso un «mosaico» multi-nodale, con i citati quattro nodi principali, ciascuno impegnato a definire regole proprie e relazioni strategiche. Il «Resto del mondo» navigherebbe tra questi nodi.
