Pollenzo

Il settore del food italiano tiene, ma i margini si restringono

Il dodicesimo Food Industry Monitor (FIM) promosso dall'Università di Scienze Gastronomiche e da Ceresio Investors fa emergere un calo della redditività - Ma il comparto ha retto la crisi dei dazi
© KEYSTONE/DPA/Jens Kalaene
Generoso Chiaradonna
18.06.2026 17:52

Il settore alimentare italiano continua a dimostrare una solida capacità di resilienza, anche in un contesto macroeconomico complesso che non lascia tregua. Crescono i ricavi, ma la redditività si indebolisce progressivamente: è questo il quadro principale che emerge dalla XII edizione del Food Industry Monitor (FIM), l’Osservatorio sulle performance delle aziende del food realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con Ceresio Investors, presentato ieri a Pollenzo (Piemonte) nel corso del convegno Modelli di sviluppo a confronto.

Nel 2025 i ricavi del settore sono aumentati del 3,3%, un dato positivo ma inferiore alle attese e in linea con il rallentamento dell’economia italiana. La domanda interna si è contratta e la pressione sui costi, soprattutto energetici, ha inciso pesantemente. Il quadro della redditività appare ancora più critico: il ROS è sceso dal 6,6% al 4,6% e il ROIC dall’8,9% al 5,2%. Molte imprese hanno scelto di tutelare volumi e presenza nei canali distributivi italiani, accettando una compressione dei margini. La solidità finanziaria del comparto resta elevata, ma si registra un lieve aumento dell’indebitamento.

L’export, dopo il forte +8,7% del 2024 guidato anche dall’anticipazione degli acquisti in vista di possibili dazi statunitensi, nel 2025 è cresciuto solo del 4,4%, il valore più basso del periodo post-pandemico. Le prospettive per il 2026 e il 2027 restano però positive: l’Osservatorio stima una crescita superiore al 7% annuo, a condizione che la crisi tra USA e Iran si risolve entro la fine di giugno, con conseguente riduzione dei prezzi dell’energia. A livello di comparti, le performance più interessanti per il 2026 sono previste per farine, olio, caffè e surgelati, con buone prospettive anche per il settore vinicolo, sostenuto soprattutto dalla domanda di vini spumanti e in particolare dal Prosecco sui mercati esteri.

Le previsioni per il 2026 indicano una crescita del settore in linea con il 2025, pari al 3,3%, mentre per il 2027 l’aumento atteso è del 3,4%. Tuttavia, questi dati devono essere interpretati con cautela: nel 2026 l’inflazione in Italia dovrebbe superare il 3%, assorbendo buona parte della crescita nominale. Nel 2027 l’inflazione dovrebbe tornare a livelli più fisiologici, intorno all’1,9%, rendendo più leggibile la dinamica di crescita del settore. Il food si conferma un comparto anticiclico, ma non immune dalle tensioni macroeconomiche che incidono sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla spesa interna.

La governance è donna

Uno dei risultati più rilevanti di questa edizione riguarda il legame tra governance e performance aziendale. Le imprese con modelli di governo più aperti, inclusivi e strutturati mostrano livelli di redditività superiori. La presenza di donne CEO ha un effetto positivo sulla redditività degli investimenti e sul ritorno sul capitale proprio, mentre la leadership condivisa, attraverso la presenza di più CEO con deleghe strategiche, si associa a performance superiori, soprattutto quando i co-CEO includono figure femminili. Le aziende multifamiliari ottengono risultati migliori delle monofamiliari, suggerendo che una governance più evoluta favorisce maggiore apertura manageriale e capacità di affrontare le sfide strategiche e generazionali.

L’analisi dei modelli di business evidenzia che poco meno del 60% delle imprese dispone di un’offerta articolata su più linee di prodotto. Tuttavia, i dati mostrano che la diversificazione non è sempre sinonimo di migliori performance: considerando l’andamento dei ricavi tra il 2018 e il 2024, emerge un lieve vantaggio per le imprese focalizzate su una sola linea di prodotto.

Dopo i saluti istituzionali diprofessor e Nicola Perullo, Rettore e Vicepresidente e del Direttore Generale di Banca del Ceresio Gabriele Corte, il professore Carmine Garzia ha illustrato i principali risultati della ricerca.

Nel corso dell’evento si sono inoltre svolti due momenti di approfondimento con esponenti di primo piano del settore: Albiera Antinori (Amministratrice Delegata - Marchesi Antinori) e Riccardo Illy (Presidente - Polo del Gusto) hanno discusso strategie di innovazione e modelli di business. Angelo Mastrolia (Chairman Newlat Group e Presidente Princes Group) si è confrontato con Alessandro Santini su temi di crescita e internazionalizzazione.

Il convegno si è concluso con un ricordo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e dell’Università di Scienze Gastronomiche, da parte di Oscar Farinetti, presidente dell’Associazione amici dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo.