Il settore farmaceutico in Ticino cresce e affronta le incertezze

Il settore chimico-farmaceutico ticinese continua a crescere e ad investire nel territorio, ma “tale crescita non può essere data per scontata”. Lo ha affermato Piero Poli, Presidente di Farma Industria Ticino, in occasione di un incontro con i media alla vigilia dell’Assemblea Generale Ordinaria dell’Associazione.
Insieme alla Direttrice di Farma Industria, Daniela Bührig, ha passato in rassegna e commentato gli ultimi dati statistici del settore: 62 aziende associate con 4136 dipendenti, di cui il 56,3% frontalieri (cresciuti solo del 7,1% dal 2011 al 2022 a fronte di un aumento del 30,7% di addetti nel comparto), ed un monte salari di 383 milioni di franchi, un fatturato globale di 2,7 miliardi, del quale l’85% è realizzato dall’export (40% in Europa e 45% in Paesi extra-europei), ed investimenti che sfiorano i 190 milioni, destinati non soltanto ad impianti di produzione e laboratori, ma a ricerca, sviluppo, innovazione e studi clinici.
Indicatori, dunque, positivi a conferma di una crescita ventennale ininterrotta, che ha visto un incremento del fatturato industriale cumulato dell’82%, ma che, ha sottolineato Poli, “è il frutto delle decisioni assunte negli anni passati”. Ora il contesto contribuisce a ridimensionare le aspettative, che pur si confermano in generale positive.
Una prima avvisaglia è venuta dalle attese formulate nel 2024 per il 2025: a fronte di un aumento degli ordinativi del 30%, il dato a consuntivo è stato del 25,7%, e la diminuzione degli ordinativi stessi, prevista dell’ordine dell’8%, si è rivelata pari al 14,3%.
Nel corso dell’incontro sono stati presentati i risultati dell’indagine condotta nel corso del 2025 fra le imprese associate, riferita ai 12-24 mesi successivi. Cresce, seppur lievemente (13%), la percentuale di aziende che prevedono una riduzione del personale, mentre stabile e prudente è la previsione quanto al fatturato. Secondo la rassegna, paiono attenuarsi le difficoltà di approvvigionamento attraverso un progressivo riequilibrio delle catene di fornitura internazionali. Ma gli avvenimenti più recenti hanno contribuito a complicare il quadro. I rischi che le aziende vedono ora dinanzi a sé hanno natura diversa: dalle incertezze del quadro geopolitico, con tutte le conseguenze di ordine commerciale, ai maggiori costi dei trasporti e della logistica in genere, dalle crescenti tendenze protezionistiche, di cui i dazi USA sono una delle maggiori manifestazioni, fino all’apprezzamento del franco svizzero che pesa sulla competitività dell’export e comprime i margini, oltre all’aumento continuo del costo del lavoro.
Quanto ai dazi USA, Poli ha indicato come la questione abbia ancora contorni incerti e, comunque, colpisca in particolare le aziende più piccole con meno possibilità di strutturarsi ed operare nel mercato americano.
A ciò si aggiunge, ha indicato, la difficoltà riscontrata da gran parte delle aziende associate nel reperire manodopera qualificata, soprattutto dopo l’entrata in vigore del nuovo accordo bilaterale con l’Unione Europea.
Fra le soluzioni si punta a un intenso sviluppo dell’apprendistato, nell’ambito sia chimico che biofarmaceutico, che ha condotto fra l’altro all’istituzione di un premio Farma Industria Ticino-UBS Award per il migliore studente. L’Associazione si è espressa per un maggiore impegno pubblico a favore della formazione tecnico-scientifica e le aziende membro hanno istituito programmi di formazione permanente e di riqualificazione del loro personale.
Sul tema della concorrenza internazionale, Poli ha rilevato come, accanto all’India, ormai da tempo importante attore del comparto, stia crescendo, sia a livello quantitativo che qualitativo, il ruolo della Cina, importante produttore di principi attivi, che beneficia fra l’altro di normative più snelle e flessibili rispetto a quelle occidentali.
In occasione dell’Assemblea, un tema sul tappeto è stato quello dell’Intelligenza Artificiale, che offre al comparto chimico-farmaceutico, alla sua attività di ricerca e sperimentazione, opportunità particolarmente rilevanti, discusse in una tavola rotonda con specialisti del settore.
In conclusione, emerge dalle analisi dell’Associazione un quadro positivo ancorché marcato da incertezze e preoccupazioni. Nei confronti dell’interlocutore pubblico si sottolinea la validità dell’“equazione aurea”data da più personale qualificato, maggiori investimenti in Ticino, più fatturato e utile, e dunque maggiore gettito fiscale e indotto locale, nel contesto di stabilità e prevedibilità delle regole, scelte veloci e maggior coraggio politico anche nei confronti di scelte che potrebbero risultare impopolari.