Innovazione

Il sistema bancario svizzero testerà il franco digitale

Un consorzio di banche sta sperimentando la stablecoin CHFD, questa la sigla, che si basa sulla rete blockchain di Ethereum per migliorare pagamenti e trasferimenti di valore - Dovrebbe anche aiutare a limitare il rischio di frodi finanziarie
© CdT/Gabriele Putzu
Generoso Chiaradonna
09.09.2026 06:00

Sta per arrivare una stablecoin in franchi. E non sarà la Banca nazionale svizzera a gestirla ed emetterla, ma il settore bancario privato. UBS, PostFinance, Sygnum, Raiffeisen, le banche cantonali di Zurigo e Vaud, Swiss Stablecoin e ora anche SIX e Twint: sono questi i nove partner che stanno testando in un ambiente digitale protetto - la cosiddetta sandbox - casi d’uso concreti di una stablecoin in franchi.

L’iniziativa, lanciata in aprile, entra così nella sua fase operativa, dopo che la moneta digitale CHFD, questa la sua sigla, è stata attivata tecnicamente a fine giugno, spiegano le aziende in questione in un comunicato congiunto.

Una stablecoin (in italiano moneta stabile) è un tipo di criptovaluta progettata per mantenere un valore costante nel tempo, evitando la forte volatilità tipica per esempio di Bitcoin o di Ethereum. La sua utilità principale è quella di combinare i vantaggi della tecnologia blockchain (velocità, trasparenza, programmabilità) con la stabilità della moneta tradizionale, rendendoli ideali per i pagamenti digitali, i trasferimenti di valore e le applicazioni finanziarie decentralizzate.

Si tratta di un’innovazione che impatterà sul mondo crypto tradizionale? Secondo Lars Schlichting, avvocato a Lugano ed esperto di blockchain e criptovalute non dovrebbe essere il caso. Anzi, potrebbe aumentare la fiducia degli operatori nel sistema blockchain. «Se da una parte le stablecoin fanno concorrenza alle criptovalute nel mercato dei pagamenti, dall’altra le stesse stablecoin daranno maggior fondamento alla blockchain e alle criptovalute che la compongono», afferma Schlichting. «La stablecoin in franchi è infatti testata attualmente sulla blockchain di Ethereum, e questo significa che per poter usare questa stablecoin bisogna anche usare una frazione di Ethereum».

«Inoltre, le stablecoin non eliminano il motivo principale per cui è stato creato Bitcoin, che è la creazione di un asset digitale scarso che possa limitare gli effetti negativi dell’inflazione. Pertanto anche l’uso di Bitcoin non viene intaccato dalle stablecoin», aggiunge l’esperto.

La Svizzera - continua ancora Lars Schlichting - «si sta anch’essa preparando alla rivoluzione del mercato dei pagamenti. Interessante è notare che mentre l’Europa spinge per un euro digitale emesso dalla Banca centrale europea (BCE) entro il 2029, in Svizzera sono attori privati che stanno lanciando il franco digitale, mentre la BNS per ora ha sempre rifiutato l’idea di un franco digitale».

In realtà la BNS non esclude del tutto questa possibilità, ma fa una distinzione fondamentale tra il grande pubblico e le istituzioni finanziarie. Attraverso il Progetto Helvetia - esteso fino a metà 2027 - la banca centrale testa e utilizza una moneta digitale d’istituto (wCBDC) basata su blockchain per rendere più rapidi, economici e sicuri i pagamenti interbancari e transfrontalieri.

Rafforzare la piazza finanziaria

L’obiettivo dell’iniziativa in questione è «acquisire conoscenze per lo sviluppo dell’ecosistema elvetico per il denaro digitale e rafforzare la competitività della piazza finanziaria», si legge nella nota del pool di banche. I casi d’uso della sandbox vengono testati sulla piattaforma per stablecoin gestita da CHFD Infrastruktur, una società affiliata di Swiss Stablecoin.

I test non si limitano ai casi d’uso già affermati a livello internazionale, come le transazioni automatizzate tra istituti o la gestione tokenizzata di valori patrimoniali. Il focus, spiegano i partner, è sui pagamenti programmabili e su applicazioni innovative che potrebbero rivoluzionare il quotidiano. «Si sta, ad esempio, valutando come ridurre il rischio di frode sui mercati online grazie alla programmabilità, come promuovere un accesso equo ai biglietti per eventi e come rendere più efficiente il pagamento dei fondi pubblici».

L’ingresso di SIX, quale gestore dell’infrastruttura borsistica elvetica, e di Twint, leader nei pagamenti digitali mobili, porta nella sandbox competenze complementari fondamentali per valutare l’interoperabilità della soluzione. La fase di test, che durerà presumibilmente sino alla fine del 2026, è aperta a ogni esito. «In primo piano vi è l’acquisizione di conoscenze sugli ambiti in cui una stablecoin in franchi potrebbe creare valore aggiunto, sulle sfide da affrontare e sui requisiti tecnici, operativi e regolatori che dovrebbero essere soddisfatti per un possibile sviluppo». Al termine dell’iniziativa verrà fornita una panoramica completa dei risultati, ponendo le basi per la futura evoluzione del traffico dei pagamenti digitali in Svizzera.