Congiuntura

Il Ticino economico resta ancora fragile

L’economia ticinese ha chiuso il 2025 meglio delle attese, ma la tenuta poggia su basi meno solide di quanto suggeriscano le cifre - Ogni comparto presenta squilibri interni e andamenti tendenzialmente in calo nei primi sei mesi del 2026 - Per l’anno in corso il clima di incertezza si rivela non più passeggera e diventa la regola
Il commercio al dettaglio è il comparto che mostra maggiori segnali di difficoltà. © CdT/Gabriele Putzu
Dimitri Loringett
13.08.2026 23:00

L’economia ticinese nel 2025 ha retto meglio delle attese, ma su basi più fragili di quanto i dati aggregati lascino intendere. E il 2026 si apre all’insegna di un’incertezza che non è più un episodio passeggero, tra escalation in Medio Oriente, tensioni commerciali internazionali e una fiducia dei consumatori ancora debole.

È questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dall’analisi congiunturale dell’Ufficio di statistica cantonale (Ustat), elaborata insieme alle Camere di commercio dei territori italiani di confine. Lo confermano i numeri, in primis il PIL cantonale che è cresciuto dell’1,6% (stime CREA-UNIL), ma quasi per intero nel primo trimestre, gonfiato oltretutto dall’anticipazione delle esportazioni verso gli Stati Uniti prima dei dazi decisi dall’amministrazione Trump. Poi, nei mesi centrali la crescita si è raffreddata, con un solo parziale recupero in chiusura.

Sul piano nazionale, per l’anno in corso le previsioni di giugno della Segreteria di Stato dell’economia (Seco) indicano una crescita dello 0,9%, che potrebbe però oscillare tra lo 0,6% e l’1,1% a seconda dell’evoluzione della crisi mediorientale, a dimostrazione appunto dell’incerto e fragile contesto.

Mercato del lavoro

In maniera simile all’evoluzione del PIL, l’anno scorso il mercato del lavoro ticinese ha vissuto un avvio solido, seguito da un raffreddamento nei mesi centrali e da segnali incerti a cavallo di quest’anno. A inizio 2025 gli occupati crescevano del 3,1% su base annua, sostenuti interamente dai residenti, mentre i frontalieri mostravano i primi rallentamenti, in parte legati al nuovo regime fiscale sul frontalierato. Dal terzo trimestre l’occupazione complessiva si è contratta, per poi tornare a crescere a inizio 2026; nello stesso periodo, però, è salita anche la disoccupazione, al 7,6% secondo la definizione ILO. Un dato che convive, in apparente contraddizione, con le crescenti difficoltà a reperire personale qualificato (21,2% delle imprese). Dietro questo «mismatch», rilevano gli esperti dell’Ustat, vi sono fattori quali l’invecchiamento demografico e un possibile disallineamento tra competenze richieste e offerte. Anche il vantaggio del bacino frontaliero appare oggi sotto pressione.

Commercio estero

Il 2025 si è aperto con un balzo delle esportazioni (+4,4% nel primo trimestre), trainato dagli Stati Uniti e dal farmaceutico, verosimilmente a causa del fenomeno degli acquisti anticipati dai partner americani in vista dei dazi annunciati dall’amministrazione USA. Ma il rimbalzo è durato poco, poiché dal secondo trimestre la tendenza si è invertita bruscamente (-9,8%) e il deterioramento è proseguito fino al primo trimestre 2026 (-9,2%). I prodotti farmaceutici, che rappresentano circa un quinto dell’export cantonale, restano una delle poche voci in crescita (+1,3%), insieme ad apparecchiature elettriche e alimentari, contro flessioni diffuse dai metalli ai prodotti chimici.

Sul fronte dei mercati, l’Italia resta il primo sbocco dell’export ticinese, pur in contrazione (-9,3%), mentre gli Stati Uniti sono passati da +25,5% a inizio anno a un -26,0% in chiusura.

Industria

Per la manifattura cantonale il 2025 è stato un anno a due fasi, chiuso da un nuovo shock nel 2026. Al primo trimestre positivo, ancora spinto dall’anticipazione dei dazi, è seguito (esclusa la farmaceutica) un lungo periodo di ordini insufficienti sui mercati interno ed estero, con affari negativi tra gennaio e agosto e un miglioramento solo parziale in seguito. La ripresa di fine 2025 si è però rivelata fragile, con i nuovi ordini nuovamente in calo nei primi mesi del 2026.

A pesare, secondo l’analisi dell’Ustat, è soprattutto l’escalation in Iran: i dati dell’istituto KOF di marzo segnalano un peggioramento delle aspettative, scorte in aumento e una quota crescente di aziende che prevede rialzi dei costi d’acquisto legati ai prezzi energetici. Un primo segnale, quindi, di una compressione dei margini.

Edilizia

Le costruzioni si muovono a due velocità. Il comparto residenziale mostra segnali di tenuta e ripresa, con le domande di costruzione che sono rimbalzate del 30,2% nel quarto trimestre 2025, sostenute dai bassi tassi ipotecari e dagli incentivi energetici, mentre il genio civile ha attraversato una fase di difficoltà, con oltre il 60% delle imprese frenate da una domanda insufficiente. Rispetto al resto della Svizzera, dove entrambi i comparti restano solidi, il Ticino appare più esposto.

Diverso il discorso sulla manodopera. La sua scarsità, che in Svizzera preoccupa il 40-50% delle imprese edili, in Ticino resta più contenuta (10-20%) grazie al frontalierato. È però un vantaggio in erosione, poiché il nuovo regime fiscale, si ipotizza, rende il Cantone meno attrattivo e crescono le difficoltà nel reperire figure qualificate come capi cantiere e assistenti tecnici.

Consumi

Il commercio al dettaglio, barometro della fiducia delle famiglie, resta il comparto più in difficoltà. La situazione degli affari è rimasta in territorio leggermente negativo per tutto il 2025, a fronte di un quadro svizzero attorno allo zero, a conferma di un divario strutturale.

L’indice di fiducia dei consumatori stilato dalla Seco è rimasto sotto i -30 punti per l’intero anno. Il rapporto del KOF di dicembre sintetizza una chiusura deludente, con affari in calo e scorte eccessive nonostante il picco stagionale, segnalando allo stesso tempo un cambiamento più profondo, non congiunturale. La concorrenza degli acquisti online e oltre frontiera pesa, infatti, sui margini e ridisegna la stagionalità delle vendite.

Turismo

Infine, il turismo ha chiuso il 2025 con una crescita robusta dei pernottamenti (+3,2%), estesa sia all’alberghiero, sia al paralberghiero, aprendo bene anche il 2026 (+7,4% nei primi cinque mesi).

La crescita dei flussi non si distribuisce però in modo uniforme. Gli albergatori valutano positivamente la propria situazione quasi tutto il periodo, con un primo peggioramento a inizio 2026 che indica una pressione sui ricavi più che sui volumi; la ristorazione, invece, è confrontata con una cifra d’affari costantemente in territorio negativo. Dall’Ustat emerge ancora una lettura a due velocità, in cui i comparti del turismo legati alla spesa dipendono anche, in larga misura, dai consumi dei residenti, la cui fiducia resta debole.