L'intervista

«Imprese più trasparenti, nuove norme in arrivo»

Il 1. ottobre 2026 entrano in vigore la nuova Legge federale sulla trasparenza delle persone giuridiche (LTPG) e la revisione della Legge sul riciclaggio di denaro (LRD) – Ne parliamo con Giovanni Molo, avvocato e professore aggiunto SUPSI
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Roberto Giannetti
21.07.2026 23:00

Il 1. ottobre 2026 entrano in vigore la nuova Legge federale sulla trasparenza delle persone giuridiche (LTPG) e la revisione della Legge sul riciclaggio di denaro (LRD), che implicano un registro centrale, nuovi obblighi di identificazione e un’autorità di controllo. Cambiano così le regole per oltre mezzo milione di società svizzere. Ne parliamo con Giovanni Molo, avvocato e professore aggiunto SUPSI in diritto contrattuale, compliance e diritto penale-economico.

Professor Molo, quali sono i principali cambiamenti rispetto alla vecchia legislazione?
«Il cambiamento è anzitutto strutturale. Finora la trasparenza sugli assetti proprietari riposava su un sistema frammentato e “interno”: le informazioni restavano nella società - libro delle azioni, elenco degli aventi diritto -, con regole diverse per ogni forma societaria e accesso delle autorità di norma legato a un procedimento penale o a un contenzioso. La LTPG introduce un’unica disciplina federale e un registro centrale, tenuto dall’Ufficio federale di giustizia e consultabile dalle autorità competenti. Viene precisato anche il metodo di identificazione: partecipazione diretta o indiretta di almeno il 25%, “controllo in altro modo” - patti parasociali, diritti di veto, poteri di nomina, accordi fiduciari - e, in via sussidiaria, il vertice dell’organo di direzione. Soprattutto c’è un salto attuativo: non solo un obbligo di identificare gli aventi diritto ma anche un’autorità di controllo - collegata al Dipartimento federale delle finanze - che ne verifica la qualità. Si passa da una trasparenza “dichiarata” a una “verificata”. In parallelo, la revisione della LRD crea la figura del “consulente”, estendendo gli obblighi antiriciclaggio ad avvocati, notai e fiduciari per certe attività a rischio».

Come mai la Confederazione ha deciso di introdurre questi cambiamenti?
«La spinta è in larga parte internazionale. Nel 2022 il GAFI ha rivisto la Raccomandazione 24, chiedendo che i dati sugli aventi diritto siano ottenibili rapidamente, tramite un registro o un meccanismo equivalente; e le valutazioni tra pari giudicavano la Svizzera solo in parte conforme. L’obiettivo è duplice: dare alle autorità un accesso rapido a dati affidabili, per prevenire l’uso abusivo di strutture giuridiche e rafforzare il contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo; e proteggere la credibilità della piazza finanziaria svizzera. C’è poi una scadenza concreta: tra il 2027 e il 2028 è attesa la nuova valutazione del GAFI, e la Confederazione vuole arrivarci con un dispositivo collaudato. Di qui l’approvazione simultanea, nel settembre 2025, di LTPG e revisione LRD, in un approccio che tocca simultaneamente le società e i cosiddetti “gatekeeper”».

Quali difficoltà incontreranno le società? Sarà oneroso dal punto di vista finanziario?
«La difficoltà principale è l’onere informativo. Identificarlo è semplice con un socio unico, ma diventa complesso quando il controllo passa per catene partecipative o poggia su rapporti non iscritti al registro di commercio. La società deve ricostruire l’intera catena e qualificare il controllo, anche quello “in altro modo”, da accertare insieme al 25% e su un elenco non esaustivo: con un’inevitabile componente valutativa. Parte dei dati dipende poi da soci e fiduciari; se l’identificazione non riesce, si annuncia il vertice dell’organo di direzione come soggetto informativo. Attenzione anche alle tempistiche: fino a due anni di transizione se gli aventi diritto sono già a registro, altrimenti tre-sei mesi, e un mese da ogni modifica dell’iscrizione. Sul piano finanziario la risposta è sfumata: per le PMI con assetti semplici l’onere è contenuto, perché si conferma una trasparenza già esistente; cresce per gruppi articolati, e con soci esteri o strutture fiduciarie. La platea è vasta - oltre 500.000 imprese - e sono previste sanzioni: il vero costo è costruire e mantenere una struttura informativa affidabile».

Quali consigli si sente di dare alle imprese?
«Anzitutto mettere ordine subito nella “carta” societaria: libro delle azioni o delle quote ed elenco degli aventi diritto aggiornati e coerenti. Poi mappare il controllo reale, non solo le partecipazioni formali: patti parasociali, diritti di veto, poteri di nomina, influenza dominante di fatto. Terzo, documentare il ragionamento: conservare traccia scritta delle valutazioni è la migliore difesa se poi l’autorità qualificasse diversamente. Quarto, impostare processi stabili - registrarsi per tempo sulla piattaforma, individuare un responsabile, prevedere una procedura per ottenere i dati dai soci. I professionisti, poi, devono verificare se la loro attività rientra ora nella figura del “consulente” prevista dalla LRD. In generale, anticipare costa molto meno che rincorrere».

Come valuta la legge? Ha le caratteristiche per essere davvero efficace?
«La LTPG allinea la Svizzera agli standard internazionali e sostituisce un mosaico di regole con una disciplina unica centralizzata e un controllo sulla qualità del dato. Restano però dei nodi. La privacy è tutelata soprattutto con limiti procedurali - accesso filtrato, verbalizzazione, tracciabilità - più che riducendo i dati: la garanzia dipende dalla governance dell’accesso e opera ex post. C’è poi il rischio di un uso esplorativo dei dati e di uno slittamento funzionale verso ambiti diversi da quello antiriciclaggio - in primis fiscale, ma anche civilistico e commerciale - con tensione rispetto ai principi di proporzionalità e finalità. Infine, il “controllo in altro modo” lascia un margine ampio di valutazione, e restano aperti il perimetro applicativo - l’esclusione di fondazioni e associazioni è controversa - e la qualificazione del consulente. La prova del nove in proposito sarà la valutazione del GAFI».