Convegno

Impresi e rischi esistenziali, «tolleranza zero» per i Cda

Al centro dell’appuntamento annuale del Board Forum della Svizzera italiana si è affrontato il tema delle minacce alla sopravvivenza aziendale - In Ticino, fra tecnologie e catene di approvvigionamento, le PMI non sono sempre attrezzate
Gian Luigi Trucco
01.10.2026 06:00

Fra i rischi che l’azienda si trova ad affrontare vi sono quelli «esistenziali», che hanno costituito il tema della conferenza annuale del Board Forum della Svizzera italiana (BFSI). Massimo Michaud, presidente di CINEAS, Consorzio fondato dal Politecnico di Milano, li ha definiti come quei rischi il cui impatto condiziona la sopravvivenza stessa dell’azienda o determina gravi conseguenze per il personale e gli altri stakeholder. La responsabilità nei loro confronti compete al Cda, che deve assumere un atteggiamento di «tolleranza zero», prevedendo i possibili scenari e monitorando quei segnali deboli premonitori di sviluppi più negativi. La strategia più efficace prevede una mappatura costante, procedure in grado di limitare gli eventuali danni e l’instaurazione di una cultura del rischio estesa a tutti i collaboratori. Michaud ha indicato come, secondo varie ricerche, una tale strategia di «risk governance», integrata da una forte disciplina organizzativa, favorisca anche la redditività dell’impresa. In Ticino i rischi avvertiti riguardano soprattutto le tecnologie, IA inclusa, il fermo macchina, i problemi nelle catene di approvvigionamento, la fuga del patrimonio immateriale come i brevetti. Le PMI, in particolare, mostrano di non disporre sempre delle necessarie competenze.

Nella tavola rotonda, moderata da Alberto Stival, presidente di BFSI, sono stati approfonditi vari temi. Nicola Tettamanti, titolare e CEO di Tecnopinz SA, nonché presidente di Swissmechanic, ha portato la testimonianza della sua impresa di famiglia, il cui passaggio generazionale ha coinciso con la crisi finanziaria del 2008-2009 e con l’entrata della Cina nella WTO. La nuova situazione di mercato ha richiesto investimenti e innovazioni che hanno fatto di una situazione negativa un vantaggio, oggi tuttavia condizionato dalla forza del franco, dai costi energetici e dalla carenza di mano d’opera specializzata.

Sul tema energia è intervenuto anche Stefano Colombo, presidente della Fondazione Agire, della Spinelli SA e della AEM SA di Massagno: un settore segnato da fattori interni ed esterni, come la geopolitica, dai risultati volatili, su cui si innesta anche la speculazione. Quanto ai rischi, ha sottolineato la necessità di tenere distinti quelli legati ai prezzi, per i quali il mercato finanziario può offrire protezione, dalla disponibilità, nei confronti della quale si possono attuare piani di risparmio. Per Colombo le preoccupazioni legate al forte assorbimento di energia da parte dei data center sarebbero eccessive, mentre più importante risulterebbe un coordinamento energetico a livello europeo insieme a scelte più razionali e tecniche e meno ideologiche.

Di passaggio generazionale, particolarmente rilevante in Ticino ove le imprese familiari sono nettamente maggioritarie, ha parlato Chiara Burberi, amministratrice delegata di Family Next. Esse sono confrontate con gli stessi rischi delle grandi aziende e i loro Cda devono progettare meglio il futuro, predisporre piani di lungo termine, per i quali l’inserimento di una componente giovane può rivelarsi utile. Per la Burberi il passaggio generazionale, più che un momento di avvicendamento, dovrebbe assumere la forma di una transizione protratta nel tempo, di coesistenza intergenerazionale in grado di meglio favorire l’evoluzione della cultura aziendale, preparando progressivamente chi dovrà subentrare nella governance dell’impresa. Una soluzione utile può essere quella di affiancare al Consiglio di amministrazione formale un Consiglio di famiglia che veda ad esempio la partecipazione di consulenti di fiducia, in ambito finanziario, legale e fiscale.

In tema di governance e di gestione dei rischi, un ambito delicato è quello extra-aziendale, cioè delle istituzioni pubbliche e parapubbliche, delle fondazioni e delle entità simili, su cui si è soffermata Claudia Grassi, Senior Management Consultant e membra di vari Cda. Premesso che anche questi enti si trovano a fronteggiare le stesse situazioni al pari delle aziende, ha tuttavia rilevato mediamente in esse una minore reattività e minori competenze, spesso frutto di meccanismi di cooptazione o di criteri politici nella scelta dei membri dei Cda. Secondo la Grassi il fenomeno non è certo assente nemmeno in Ticino e l’ambito in cui l’assenza di competenze assume particolare rilievo è quello economico-finanziario. Certo, ha rilevato, l’aspetto umano e sociale ha qui un peso particolare rispetto alla ricerca della redditività ma la mancanza di competenze può avere riflessi pesanti, anche a livello reputazionale.