Intelligenza artificiale fuori controllo? Amazon ammette alcune panne nei suoi servizi cloud provocati dalla sua stessa IA

Amazon deve fare i conti con un nuovo inciampo nella sua corsa all’intelligenza artificiale: secondo quanto riportato dal «Financial Times» (FT), almeno due interruzioni dei servizi AWS (Amazon Web Services, uno dei maggiori fornitori di servizi cloud al mondo) negli ultimi mesi sono state legate a interventi errati dei suoi stessi strumenti di programmazione basati sull’IA. L’episodio più significativo risale a metà dicembre, quando il tool autonomo «Kiro» ha deciso di «cancellare e ricreare l’ambiente» di un servizio, provocando un blocco durato 13 ore in alcune aree della Cina continentale.
Si tratta del secondo incidente recente in cui un agente IA di Amazon finisce al centro delle indagini interne. Diversi dipendenti intervistati dal FT spiegano che gli strumenti sono stati trattati come operatori umani, con permessi estesi e senza la necessaria supervisione aggiuntiva. Amazon respinge però la responsabilità dell’IA, parlando di «errore umano» e di problemi di autorizzazioni, non di autonomia incontrollata.
Gli incidenti non hanno avuto l’impatto della lunga interruzione del 2025 che aveva messo offline servizi globali, incluso ChatGPT. Ma arrivano in un momento delicato, mentre AWS — da cui deriva il 60% dei profitti operativi del colosso tecnologico americano — punta con forza sulla vendita di agenti autonomi e strumenti di sviluppo avanzati a clienti enterprise.
Buffet «scarica» i titoli high-tech
Il momento non potrebbe essere più significativo: mentre Amazon accelera sull’IA, Berkshire Hathaway (la famosa holding presieduta da Warren Buffett) compie la mossa opposta e continua a sfilarsi dai grandi nomi della tecnologia americana.
L’ultimo trimestre del 2025 firmato da Warren Buffett - che si è formalmente dimesso dalla carica di CEO di Berkshire Hathaway con effetto dal 1. gennaio di quest'anno - si è chiuso con un taglio del 75% della partecipazione in Amazon e con una riduzione consistente anche dell’esposizione verso Apple. Parallelamente, la holding in assoluto fra le più grandi al mondo ha investito 350 milioni di dollari nel «New York Times», segnando un ritorno di Buffett verso il settore dei quotidiani, storica passione dell’Oracolo di Omaha.
Il riallineamento del portafoglio di Berkshire — che prende le distanze dai giganti tech proprio mentre questi spingono l’acceleratore sull’intelligenza artificiale — aggiunge un ulteriore elemento di interpretazione ai rischi percepiti attorno all’IA generativa e agli agenti autonomi, soprattutto quando integrati in sistemi critici come quelli cloud.
Il quadro che emerge
Gli episodi che hanno coinvolto gli strumenti IA di Amazon evidenziano come l’integrazione di agenti autonomi nei sistemi critici del cloud richieda ancora un livello di controllo più rigoroso, soprattutto nella gestione dei permessi e nella supervisione delle operazioni automatizzate. Le spiegazioni ufficiali del gruppo parlano di errori umani e non di limiti dell’IA, ma la percezione interna suggerisce che le procedure di sicurezza non siano sempre all’altezza della rapidità con cui queste tecnologie vengono distribuite. Parallelamente, il graduale disimpegno di Berkshire Hathaway dai principali nomi della tecnologia americana introduce un elemento di cautela in un settore in piena trasformazione: mentre Amazon punta sull’automazione avanzata, Buffett ha scelto di rafforzare la sua presenza in ambiti più tradizionali, come l’editoria, privilegiando modelli che hanno già dimostrato una tenuta sul digitale. Dal confronto tra queste due tendenze emerge una dinamica interessante: da un lato la corsa all’IA, dall’altro una lettura più prudente del rischio, che potrebbe riflettere i timori — industriali e finanziari — legati alle conseguenze di un’adozione troppo rapida delle nuove tecnologie.