La BNS tiene il tasso allo 0%, ma alza il tiro sul franco: «Pronti a intervenire»

La Banca nazionale svizzera (BNS) mantiene la rotta, ma cambia il tono: lascia allo 0,0% il tasso guida ma dice chiaramente che è pronta a contrastare il rafforzamento del franco operando sui cambi. Il mercato le dà ascolto - l'euro si è nettamente rafforzato nei confronti della moneta elvetica - ma per l'Unione sindacale svizzera (USS) non è abbastanza: a suo avviso l'industria sta soffrendo in modo eccessivo.
Al termine dell'analisi trimestrale della situazione economica e monetaria il tasso guida rimane quindi a zero, il livello ormai in vigore dal giugno 2025. È la terza pausa consecutiva dopo un lungo ciclo di tagli, una decisione ampiamente attesa dagli analisti e motivata da un'inflazione interna sotto controllo: in febbraio si è attestata allo 0,1%, lo stesso livello di gennaio e dicembre.
La novità principale risiede nella comunicazione. Nella sua nota odierna la BNS dichiara che «alla luce del conflitto in atto in Medio Oriente, la disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi è aumentata». L'obiettivo è chiaro: «contrastare un rapido ed eccessivo apprezzamento del franco che metterebbe a repentaglio la stabilità dei prezzi in Svizzera». Parole che hanno subito avuto effetto sui mercati, indebolendo sensibilmente la valuta elvetica: l'euro è salito fino a 0,9130, allontanandosi dai minimi toccati dieci giorni or sono (0,8980), un livello che non si vedeva dal gennaio 2015; e anche il dollaro è salito, toccando quota 0,7958.
Sul fronte delle previsioni, la BNS ha rivisto al rialzo le stime d'inflazione a breve termine a causa dell'aumento del costo dell'energia legato al conflitto. Per il 2026 si attende ora un rincaro dello 0,5% (contro lo 0,3% di dicembre), per il 2027 sempre dello 0,5% (era 0,6%) e per il 2028 dello 0,6% (prima stima). L'inflazione «si attesta lungo l'intero orizzonte previsivo nell'area di stabilità dei prezzi», tra lo 0% e il 2%. Quanto alla crescita, la BNS prevede un incremento del prodotto interno lordo (Pil) dell'1% per il 2026 (confermato) e dell'1,5% per il 2027 (nuovo pronostico).
In conferenza stampa Schlegel ha precisato che gli ostacoli all'introduzione di tassi negativi «rimangono elevati» perché rappresentano «una grande sfida per molti attori dell'economia». Ha però aggiunto: «Se sarà necessario, ricorreremo anche a questo strumento». Sulla maggiore disponibilità a intervenire nei cambi, il presidente è stato vago: «Significa semplicemente che siamo più pronti. Lo vedrete quando sarà il momento. O forse no». Nessuna conferma, dunque, delle voci che hanno ipotizzato interventi già avvenuti nelle ultime settimane.
I vertici della BNS hanno anche affrontato il tema del credito privato, molto discusso a livello internazionale. «In base alle nostre attuali conoscenze il rischio non è rilevante in Svizzera», ha affermato il vicepresidente Antoine Martin, precisando che l'istituto continua comunque a monitorare attentamente l'evoluzione. Quanto al nuovo accordo sulla distribuzione degli utili alla Confederazione e ai cantoni, Schlegel ha indicato che arriverà al più tardi nella primavera del 2027, ma non ha escluso un'intesa anticipata.
Dura la reazione dell'Unione sindacale svizzera (USS), che in un comunicato attacca la BNS giudicando la sua politica troppo timida. Secondo l'organizzazione il valore reale del franco nei confronti delle altre valute è arrivato a un livello che «negli ultimi 50 anni si era registrato solo nell'estate del 2010, quando il corso del franco era completamente fuori controllo». L'annuncio di una maggiore disponibilità a intervenire è giudicato insufficiente: «Questo significa che la BNS permetterà un ulteriore rafforzamento», attacca l'USS, che chiede invece una «politica monetaria attiva contro la sopravvalutazione del franco». A preoccupare l'organizzazione è la crescente tensione nell'industria d'esportazione, con «molti più fallimenti aziendali e licenziamenti collettivi» negli ultimi mesi. «Il franco - la nostra stessa moneta - diventa sempre più uno svantaggio per la nostra economia», denuncia l'USS.
Per gli analisti però la vera partita si giocherà sul mercato dei cambi. Karsten Junius (J. Safra Sarasin) ritiene che la banca abbia già agito nelle ultime settimane e prevede tassi invariati per tutto l'anno. Katja Müller (LBBW) avverte che gli interventi sono delicati: bisogna evitare accuse di manipolazione da parte degli Stati Uniti. Per Thomas Gitzel (VP Bank), il basso livello d'inflazione, rispetto ad altri paesi, garantisce alla Svizzera ampio margine di manovra. Philipp Burckhardt (Lombard Odier) vede l'apprezzamento del franco del 2% da inizio anno come tollerabile, con la BNS focalizzata sulla riduzione della volatilità. E Arthur Jurus (Oddo BHF) prevede un euro stabile attorno a 0,90 nel breve periodo, con un possibile declino graduale verso 0,85 nel lungo termine.