La Borsa svizzera arranca

La Borsa svizzera è composta di titoli di ottima qualità, ma da inizio anno è addirittura in territorio negativo, mentre in genere gli altri indici internazionali hanno registrato buone performances.
Come mai questa performance limitata? E come può evolvere la Borsa di Zurigo in futuro?Ne abbiamo parlato con Filippo Fink, responsabile gestioni esterne Raiffeisen Mendrisio e VdM. «L’SMI e l’SPI, i principali indici della Borsa svizzera - rileva - hanno registrato una performance inferiore rispetto ai principali mercati azionari internazionali. Dall’inizio dell’anno lo SMI segna addirittura un rendimento negativo pari a -1,35%, mentre l’indice allargato SPI si attesta a +1,84%. Al contrario, gli Stati Uniti mostrano una dinamica decisamente più robusta: il Nasdaq è salito del 15,78% e lo S&P 500 del 7,18%. Anche l’Europa ha evidenziato una performance più contenuta rispetto agli Stati Uniti, coerentemente con l’andamento dei mercati svizzeri, con l’Euro Stoxx 50 in crescita dell’1,61%».
Va comunque detto che nell’arco di un anno la performance elvetica è meno negativa: l’indice SMI è salito di circa l’8,5%, ma è una performance inferiore dell’indice americano Dow Jones, che è progredito del 20%, dell’indice FTSE di Milano, salito del 26% e dell’indice FTSE 100 di Londra, cresciuto del 20%. Peggio della Svizzera ha invece fatto l’indice tedesco DAX, che è salito meno del 4%.
Gioca l’intelligenza artificiale
«Questo divario di performance - precisa - trova la sua principale spiegazione nella diversa esposizione settoriale dei vari mercati, in particolare nel peso assai differente attribuito alla tecnologia e, per estensione, al tema dell’intelligenza artificiale (IA). Negli Stati Uniti tali settori stanno vivendo una fase di espansione eccezionale, sostenuta da investimenti massicci e da una crescita degli utili senza precedenti».
«Il comparto tecnologico rappresenta da solo oltre un terzo dello S&P 500 e, se si includono anche i settori della comunicazione digitale strettamente legati al mondo tecnologico, l’esposizione complessiva all’ecosistema dell’innovazione arriva a sfiorare il 50% dell’indice. Questa forte concentrazione fa sì che il mercato americano sia il principale beneficiario della rivoluzione legata all’intelligenza artificiale, con un impatto diretto sia sugli utili sia sulle valutazioni».
«In Svizzera - illustra - la situazione è profondamente diversa. Pur essendo presenti alcune aziende di eccellenza indirettamente legate allo sviluppo dell’AI — come VAT Group, leader nelle valvole ad alto vuoto per l’industria dei semiconduttori, Belimo, attiva nell’efficienza energetica e nei sistemi di climatizzazione essenziali per i data center, e la ticinese Centiel, specializzata nei gruppi di continuità — queste società non hanno un peso sufficiente all’interno dell’SMI per influenzarne l’andamento complessivo. L’indice rimane infatti dominato da settori difensivi, in particolare il farmaceutico e l’alimentare, che rappresentano complessivamente circa il 60% del paniere. Aziende come Novartis, Roche e Nestlé garantiscono stabilità e dividendi, ma presentano un profilo di crescita strutturalmente più contenuto e meno esposto ai nuovi trend tecnologici».
«Negli USA, al contrario, la centralità della tecnologia si riflette anche nella dinamica degli investimenti. Per il 2026 si prevede che la spesa globale nell’ecosistema tecnologico legato all’intelligenza artificiale raggiunga circa 2.500 miliardi di dollari, con una crescita del 44% rispetto all’anno precedente. Le cosiddette «Magnificent 7», da sole, dovrebbero investire circa 800 miliardi di dollari, contribuendo a sostenere l’intero ecosistema tecnologico. Questo forte impulso agli investimenti si traduce direttamente in risultati aziendali molto solidi: nel primo trimestre del 2026 le società tecnologiche hanno registrato una crescita degli utili di circa il 45% e dei ricavi di circa il 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In Europa e in Svizzera, invece, la crescita degli utili si è mantenuta su livelli decisamente più contenuti, attorno al 5%, evidenziando un gap strutturale nella capacità di generare espansione degli earnings».
«A questi fattori si aggiungono ulteriori elementi che contribuiscono alla sovraperformance dei mercati statunitensi. Gli Stati Uniti risultano infatti meno esposti ai rischi legati alle principali rotte commerciali globali, come quelli connessi allo stretto di Hormuz, che incidono in misura maggiore sulle economie europee e asiatiche».
«Nonostante questa sottoperformance relativa - conclude Filippo Fink - la Borsa svizzera continua a mantenere caratteristiche interessanti, soprattutto per gli investitori con valuta di riferimento in franco svizzero. Il mercato elvetico offre infatti rendimenti da dividendo generalmente attrattivi, una volatilità inferiore rispetto ad altre piazze azionarie e un’esposizione a settori difensivi di elevata qualità, fatto che tende a essere particolarmente apprezzato nelle fasi di incertezza economica. In questo senso, se da un lato la minore esposizione alla tecnologia penalizza nelle fasi di forte crescita come quella attuale, dall’altro rappresenta un elemento di stabilità e resilienza nel lungo periodo».
