Economia

«La capacità di coinvolgere rende più forti le aziende»

Secondo Elena Bernasconi-Tabbellini, formatrice in Comunicazione Nonviolenta, la presa di decisione è più efficace quando viene presa tenendo conto delle diverse visioni all'interno di un'impresa
Il saper favorire la partecipazione dei collaboratori permette di valorizzare prospettive diverse. ©shutterstock
Roberto Giannetti
04.11.2026 06:00

Anche in azienda bisogna saper comunicare. E questo, chiaramente, riguarda anche i dirigenti. Questo migliora i processi decisionali. Ne abbiamo parlato con Elena Bernasconi-Tabellini, formatrice certificata e coach in Comunicazione Nonviolenta, che da oltre 15 anni accompagna persone, famiglie e team nello sviluppo di competenze relazionali

Nelle imprese a volte esistono conflitti interni che ostacolano l’efficienza aziendale. Quale può essere il contributo della Comunicazione Nonviolenta nel risolvere queste tensioni?

«La Comunicazione Nonviolenta (CNV) aiuta ad affrontare le divergenze: anziché cercare chi ha ragione o torto, invita a comprendere le motivazioni di ciascuno e, solo dopo, a costruire soluzioni condivise. Questo permette di valorizzare prospettive diverse e prendere decisioni migliori, più facilmente sostenute dalle persone coinvolte. Il conflitto diventa un’occasione per imparare, migliorare la collaborazione e innovare, anziché qualcosa da evitare. Saper affrontare le tensioni sul nascere riduce il rischio di compromettere il clima di lavoro e la produttività».

Quali sono i motivi maggiori di conflitto nelle aziende ticinesi che lei ha seguito?

«Nella mia esperienza, le difficoltà possono nascere sia da competenze comunicative, relazionali e di leadership da sviluppare, sia dal funzionamento dell’organizzazione. Spesso si influenzano a vicenda. Tra le cause ricorrenti: difficoltà di ascolto e di gestione del feedback, ruoli poco chiari, informazioni che non circolano e processi decisionali poco efficaci. A seconda della situazione, accompagno persone e team a sviluppare nuove competenze e a rivedere le modalità di collaborazione. L’obiettivo è migliorare insieme relazioni ed efficacia organizzativa».

La Comunicazione Nonviolenta presuppone di entrare in contatto con sentimenti e bisogni. In che modo possiamo introdurre questa sensibilità in azienda?

«Quando porto la CNV nelle organizzazioni, ricordo che parlare di emozioni e bisogni non significa fare terapia, ma imparare a utilizzare queste informazioni per comunicare in modo più consapevole, razionale ed efficace. Riconoscendo le emozioni, ne siamo meno condizionati e comprendiamo meglio i bisogni sottostanti. Possiamo così esprimerci con maggiore chiarezza, comprendere le motivazioni altrui e cercare soluzioni che tengano conto dei bisogni di tutti, nel rispetto degli obiettivi organizzativi. Queste competenze si sviluppano attraverso la formazione e si esercitano ogni giorno, nelle riunioni, nel feedback e nei processi decisionali».

Cosa si intende nella Comunicazione Nonviolenta con «potere con gli altri»? E come possiamo applicarla nell’azienda?

«Il potere è la capacità di agire e cambiare le cose. Possiamo esercitarlo sugli altri, attraverso il controllo e l’imposizione, oppure con gli altri, valorizzando le competenze e il contributo di ciascuno. Non significa abolire le gerarchie o decidere tutto insieme, ma chiarire ruoli, responsabilità e margini decisionali, ascoltando chi è coinvolto dalle decisioni o possiede informazioni utili. Per tradurre questa visione nella pratica, alla CNV affianchiamo strumenti di facilitazione e di decisione partecipativa».

Quali sono le competenze che un leader dovrebbe sviluppare per esercitare la Comunicazione Nonviolenta in azienda?

«Anzitutto la consapevolezza di sé e la capacità di regolare le proprie emozioni, soprattutto sotto pressione. Sono poi fondamentali l’ascolto empatico, una comunicazione chiara, la capacità di dare e ricevere feedback, affrontare i conflitti e porre limiti con rispetto, così come saper favorire la partecipazione per valorizzare prospettive diverse e stimolare l’innovazione, e promuovere autonomia e responsabilità per tradurre le decisioni in azioni concrete».

Spesso le incomprensioni e i conflitti emergono nel corso del processo decisionale. Come ovviare a questo problema?

«La CNV aiuta a superare le posizioni contrapposte, favorendo la comprensione dei bisogni e delle preoccupazioni di ciascuno. Per decidere in modo efficace nei team, alla CNV affianchiamo metodi che strutturano il processo decisionale, definendo chi decide, chi viene consultato e come viene deciso. Questi metodi valorizzano il dissenso, come informazione preziosa per migliorare le decisioni. L’obiettivo non è trovare una soluzione che piaccia a tutti, ma una decisione che tenga conto delle diverse esigenze e che le persone siano disposte a sostenere, anche senza essere completamente d’accordo».

A volte le persone più valide professionalmente sono quelle con maggiori problemi relazionali. Esiste un modo per gestire questi casi?

«Partirei da feedback chiari e regolari. Spesso, per cambiare un comportamento, cerchiamo di dimostrare all’altra persona che sta sbagliando. Questo tende a metterla sulla difensiva e ci porta a evitare le conversazioni difficili. Con la CNV impariamo invece a distinguere la persona dai suoi comportamenti: descriviamo ciò che osserviamo e il suo impatto, ascoltiamo le motivazioni, concordiamo azioni concrete e verifichiamo i progressi. Comprendere le motivazioni non significa però accettare qualsiasi comportamento: occorre anche chiarire aspettative, limiti e responsabilità. In questo modo possiamo valorizzare le competenze professionali della persona, accompagnandola a sviluppare anche quelle relazionali, fondamentali per una collaborazione efficace».