L'analisi

La creazione illimitata di debiti crea sfiducia e corsa all’oro

Il metallo giallo ha superato la soglia di 4 mila dollari l’oncia e secondo alcuni esperti è destinato a rimanere a livelli elevati – Fino a quando le economie avanzate non ridurranno l’indebitamento non ci sarà un tetto per il lingotto
© CdT/Gabriele Putzu
Generoso Chiaradonna
10.10.2025 06:00

Non si ferma la corsa dell’oro. Dopo aver sfondato la soglia dei 4 mila dollari l’oncia troy (circa 31 grammi), il metallo giallo non accenna a fermarsi. I motivi di questa supervalutazione? Le briglie degli acquisti si sono in realtà sciolte già da settimane e confermano, come se ce ne fosse bisogno, il carattere di bene rifugio del metallo prezioso.

Oltre ai problemi geopolitici legati ai conflitti in corso tra Russia e Ucraina e in Medio Oriente, dallo scorso 29 settembre si è aggiunto un nuovo fattore di rischio: lo shutdown negli USA. Secondo Robert Vitye, CEO del Gruppo Solit, uno dei principali commercianti europei di metalli preziosi con sede a Tägerwilen, in Turgovia, la tendenza alla crescita del metallo giallo non si è esaurita.

«Il 2025 è l’anno di maggior successo per l’oro dal 1979. A breve termine potrebbero verificarsi delle correzioni, ma fondamentalmente il rialzo poggia su basi solide», spiega l’esperto. Ad alimentare l’apprezzamento, «sono proprio gli emittenti delle valute non coperte da moneta creditizia, ovvero le banche centrali, che da anni accumulano e ampliano le loro riserve auree: una tendenza iniziata con lo scoppio della crisi finanziaria del 2008, che ha acquisito un enorme slancio dopo il sequestro delle riserve valutarie russe».

Quella sicurezza implicita

Inoltre, sempre più investitori riconoscono che, dall’inizio del millennio, l’oro è di gran lunga la classe di investimento più forte. «L’aumento delle quotazioni è espressione di sfiducia in un sistema basato sulla creazione illimitata di debito. Gli enormi debiti accumulati - pubblici e privati, ndr - non possono più essere ridotti nell’economia reale: il processo procede, come diceva Hemingway, “prima gradualmente, poi improvvisamente”».

È stato raggiunto un culmine, oppure il prezzo può ancora salire a 5 mila, 6 mila o addirittura 10 mila dollari? «Questa domanda ci accompagna sin dalla nostra fondazione nel 2009: a 800, 1.000, 2.000 o, da ultimo, 3.000 dollari. La domanda cruciale non è “quanto in alto?”, ma “gli Stati si indebiteranno meno in futuro?”. Se sì, l’oro ha già vissuto i suoi momenti migliori. Se no - come credo - i prezzi continueranno a salire», risponde Vitye, che precisa: «La moneta cartacea non conosce un fondo; di conseguenza, nemmeno l’oro ha un tetto. Non è l’oro che aumenta di valore, è la moneta che si svaluta. Faccio un esempio: dal 1971 il dollaro ha perso oltre il 99% del suo valore rispetto all’oro. Il prezzo, quindi, è solo un sintomo».

Comanda Washington

Ogni volta che si parla di shutdown o di crisi finanziaria negli Stati Uniti, il prezzo dell’oro aumenta: non è rischioso che un bene globale dipenda così fortemente dall’instabilità americana? «I movimenti a breve termine possono essere spiegati con i titoli dei giornali, ma la vera ragione è più profonda ed è la creazione illimitata di moneta. “Inflazione” significa letteralmente “gonfiare” la massa monetaria, non i prezzi. Il risultato è il rincaro. Se si considerano i valori patrimoniali in oro dal 1971, si nota che i mercati azionari non sono affatto aumentati in termini reali. L’oro è il parametro di riferimento che mostra il deprezzamento delle monete».

Est formica, Ovest cicala

Cina, India e Russia accumulano oro: possono diventare i veri motori del mercato e ridurre l’influenza degli Stati Uniti? «Sì, questa tendenza è chiaramente riconoscibile. Mentre l’Occidente accumula debiti, l’Oriente accumula riserve auree. La banca centrale cinese consente ora agli Stati amici di depositare oro fisico presso la Shanghai Gold Exchange. Quest’ultima sta diventando sempre più un punto di riferimento globale per i prezzi, soppiantando i mercati cartacei di Londra e New York. Per la prima volta in oltre trent’anni, la quota di oro nelle riserve delle banche centrali supera quella dei titoli del Tesoro statunitense: un cambiamento di paradigma. Secondo la legge di Gresham, la moneta cattiva espelle quella buona. L’oro oggi si sta riprendendo il suo ruolo classico di riserva di valore».

Ma a questi prezzi, l’oro è ancora un bene rifugio o è diventato un bene speculativo che rischia di implodere, segno che il sistema finanziario non è così stabile? «Sì, il sistema finanziario non è effettivamente stabile - un eufemismo per una realtà più profonda: ogni moneta cartacea non coperta ha storicamente fallito e il dollaro ha già perso il 99% del suo valore rispetto all’oro. La vera speculazione sta quindi nel non investire in oro: la bolla che sta per scoppiare è quella del debito. Finché gli Stati e le banche centrali continueranno a puntare sui programmi di stampa di denaro, l’oro rimarrà il loro antagonista. J.P. Morgan ha sintetizzato il concetto in modo efficace: “L’oro è denaro, tutto il resto è credito”».

L’analogia con il Bitcoin

Vale anche per gli asset digitali come il Bitcoin? «In linea di principio sì. Sia l’oro, sia il Bitcoin presentano alcune caratteristiche comuni significative, come il concetto di scarsità, la resistenza all’inflazione, l’indipendenza dalle parti fiduciarie e la decentralizzazione. In termini più astratti: entrambi sono mezzi di libera scelta valutaria e di denazionalizzazione del denaro, concetti che sia gli appassionati dell’oro sia i sostenitori del Bitcoin sostengono e appoggiano in linea di principio».

Un’ultima domanda: la Svizzera beneficia dell’alto prezzo dell’oro o potrebbe subire degli svantaggi, ad esempio in termini di controlli, trasparenza e pressione geopolitica? «La pressione è tangibile. Allo stesso tempo, uno sguardo al passato mostra quanto possano essere costose le decisioni sbagliate: tra il 2000 e il 2005 la BNS ha venduto oltre 1.300 tonnellate d’oro a circa 16 mila franchi al chilo - oggi quell’oro varrebbe oltre 130 miliardi di franchi. L’oro non è mai “in eccesso”, ma è l’incarnazione della sovranità monetaria, sia per gli Stati che per gli individui».