Politica monetaria

La Federal Reserve di Kevin Warsh? Più piccola e «discreta»

Il designato di Trump alla presidenza della Federal Reserve ha illustrato al Senato la sua visione per la banca centrale statunitense, tra bilancio ridotto, meno dichiarazioni pubbliche sui tassi e piena autonomia dalla politica
Il 56.enne Kevin Warsh, martedì all'audizione del Senato americano. ©AP/Jose Luis Magana
Red. Economia
22.04.2026 23:25

Kevin Warsh, designato da Donald Trump alla presidenza della Federal Reserve, è comparso martedì davanti alla Commissione bancaria del Senato USA per l’audizione di «conferma», o di nomina che, salvo imprevisti, dovrebbe avvenire la seconda settimana di maggio (il mandato dell'attuale presidente Jerome Powell scade il 15 maggio).

Due ore e mezza di scambi spesso accesi con i senatori democratici, molto più cordiali con i repubblicani (Warsh, come l’attuale presidente Jerome Powell, è del GOP). Il quadro che ne è emerso è quello di un banchiere centrale che vuole cambiare le regole del gioco, ma con cautela.

Ridurre il bilancio, di molto

Il punto più sostanziale del suo intervento riguarda il bilancio della Fed, oggi a 6.700 miliardi di dollari dopo aver toccato i 9 mila miliardi nel 2022. Warsh è da sempre critico delle politiche di quantitative easing (acquisto di titoli di Stato e conseguente immissione di liquidità nel mercato) e lo ha ribadito senza ambiguità. Un bilancio gonfio, a suo avviso, avvantaggia Wall Street a scapito di Main Street (l’economia reale), distorce i mercati obbligazionari e tiene i tassi d’interesse più alti del necessario. L’obiettivo dichiarato di Warsh è ridurlo, lavorando in coordinamento con il segretario al Tesoro, puntando a un portafoglio composto solo da Treasury americani (titoli obbligazionari di Stato) più snello e con scadenze più brevi. I tempi, ha precisato, saranno lunghi e ben comunicati, senza vendite forzate di attivi.

Comunicare meno

Warsh ha anche messo in discussione il modello comunicativo adottato dalla Fed sotto Powell, fatto di conferenze stampa dopo ogni riunione e di dichiarazioni frequenti da parte dei membri del Board. Warsh ha usato parole nette, preferendo la «ricerca della verità» alla «ripetizione», ma ha glissato sulla domanda riguardo alle conferenze stampa dopo ogni riunione. Il messaggio sottostante è che vuole meno indicazioni prospettiche (guidance) sui tassi e più riservatezza nel processo decisionale interno. Inoltre, Warsh non ha escluso di ridurre da otto a un numero inferiore le riunioni annuali del FOMC, pur precisando di non aver ancora esaminato il calendario 2027.

Indipendenza e inflazione

Sulla pressione di Trump per tagliare i tassi, Warsh è stato diretto: «Il presidente non mi ha mai chiesto di predeterminare, impegnarmi, fissare o decidere alcuna decisione sui tassi». E ha aggiunto che è fondamentale «tenere la politica fuori dalla politica monetaria - e la politica monetaria fuori dalla politica». Sull’inflazione, Warsh vuole affinare gli strumenti di misurazione, privilegiando medie «tagliate» che escludono i valori estremi.

Il «falco colomba»

Per Olivier Candrian di REYL Intesa Sanpaolo, Warsh è un «falco colomba», cioè né troppo aggressivo né troppo accomodante. La sua sfida, sostiene l’analista, sarà mantenere l’indipendenza della Fed resistendo alle pressioni di Trump, mentre persegue una riduzione del bilancio che potrebbe aprire spazio a tassi più bassi. Un equilibrio difficile, che dovrà comunque passare dal consenso del FOMC.