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«La licenza bancaria svizzera è un passaggio importante»

L'intervista a Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali: all’istituto italiano la Finma ha accordato la licenza bancaria svizzera
©CdT/Gabriele Putzu
Lino Terlizzi
Lino Terlizzi
09.10.2023 06:00

Gian Maria Mossa è amministratore delegato di Banca Generali. All’istituto italiano la Finma ha accordato la licenza bancaria svizzera. Abbiamo posto a Mossa alcune domande sul significato di questa licenza, sulla strategia della banca, sulle sinergie con l’azionista Assicurazioni Generali, sulla situazione e sulle prospettive della piazza finanziaria elvetica e di quella ticinese.

Avete ottenuto la licenza bancaria svizzera dalla Finma, l’autorità di vigilanza elvetica. In passato avevate più volte sottolineato la rilevanza all’interno della vostra strategia della licenza richiesta. Adesso che la licenza c’è, quale valutazione date di questo passaggio che si concretizza?

«Per noi la licenza bancaria ottenuta dalla Finma è un passaggio molto importante. Possiamo ora operare come vera e propria banca anche in Svizzera. Si tratta della realizzazione concreta di un capitolo di rilievo della nostra strategia. Noi puntiamo infatti a radicarci sempre più e quindi ad ampliare ulteriormente le nostre attività sul mercato elvetico. L’Italia continua per noi ad essere naturalmente il punto di riferimento principale, ma fuori dai confini italiani è proprio la Confederazione elvetica a costituire un approdo di spessore, che abbiamo da tempo identificato. Le nostre attività sono basate sul private banking e sul wealth management, dunque con la licenza bancaria elvetica saremo in grado di agire lungo tutta la gamma dei servizi legati a questo settore, sia sul mercato italiano sia su quello svizzero».

Alcuni indicano per la piazza bancaria e finanziaria svizzera una sorta di graduale declino e ancor più indicano difficoltà per la piazza ticinese. Altri invece sottolineano la forza mantenuta dalla piazza elvetica e il ruolo conservato da quella ticinese. Voi state puntando più di una carta appunto sulla Svizzera e sul Ticino, quali sono dunque le ragioni principali per cui avete deciso di muovervi in questa direzione?

«Ritengo che la Svizzera sia tutt’altro che al tramonto, rimane invece una piazza fondamentale, per le banche e la finanza in generale e in particolare per la gestione di patrimoni privati, che è il comparto appunto in cui noi siamo attivi. Siamo a Lugano e puntiamo molto sul Ticino, al tempo stesso pensiamo per quel che riguarda il futuro anche ad una possibile nostra presenza negli altri centri elvetici principali di private banking, guardiamo anzitutto a Zurigo e poi eventualmente a Ginevra. Queste altre possibilità sono però per il futuro, appunto, intanto vogliamo svilupparci sulla piazza ticinese, che mantiene certamente un suo ruolo di rilievo. Non condividiamo le analisi che indicano un declino del Ticino, al contrario riteniamo che i suoi numeri siano in miglioramento e che sia realmente importante essere su questa piazza. Vorrei anche sottolineare che intendiamo vivere pienamente la realtà del cantone, non solo attraverso naturalmente le nostre attività e la nostra sede di Lugano, che conta una cinquantina di dipendenti complessivamente, ma anche con una serie di iniziative sul territorio ticinese che vogliamo realizzare».

Nel complesso, per lo sviluppo delle vostre attività guardate a questo punto più ad una crescita per linee interne, cioè organica, oppure più ad una crescita per linee esterne, cioè attraverso acquisizioni?

«Per la nostra banca la crescita organica rimane sempre in primo piano, ma restiamo aperti ad acquisizioni, sia in Italia sia in Svizzera. Abbiamo attenzione nei confronti delle piccole banche, ma anche delle fiduciarie e dei family office. A Lugano abbiamo rilevato la maggioranza della fiduciaria Valeur, diventata BG Valeur, e non escludiamo di poter attuare in Ticino altre acquisizioni, cogliendo le eventuali opportunità che si presentassero. In generale, la nostra linea è fare acquisizioni quando ci sono sostenibilità, trasparenza, clientela adatta, possibilità di creare valore. Ora comunque vogliamo anzitutto sviluppare le attività del nostro aggregato luganese BG Suisse Private Bank, che ha un team solido, con la presidenza del CdA affidata a Veit de Maddalena, con Renato Santi come CEO e con la guida operativa di BG Valeur ad Alida Carcano».

L’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS è uno degli elementi che più caratterizzano questa fase del settore bancario, si tratta di una maxi operazione che ha riflessi sia a livello internazionale sia a livello svizzero. Lei come valuta questa acquisizione di grande taglia e i suoi possibili effetti?

«L’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS naturalmente cambia il quadro del settore bancario sia a livello internazionale sia a livello svizzero. Il gruppo che si sta formando sotto la guida del ticinese Sergio Ermotti sarà a mio parere una delle poche realtà globali in grado di competere pienamente con i giganti bancari statunitensi. Da questo punto di vista quindi la nuova UBS frutto dell’integrazione del Credit Suisse sarà ancora più forte, in particolare nel private banking e nel wealth management, e costituirà un elemento molto interessante sul versante bancario internazionale. Per quel che concerne il mercato svizzero, è chiaro che si crea una concentrazione ancora maggiore, con un soggetto che ha una sua grande forza ma anche con possibili fenomeni di diversificazione da parte della clientela. In altre parole, accanto alla leadership del primo gruppo bancario crediamo ci possano essere anche spazi per realtà come la nostra, vicina alle famiglie, non solo nelle esigenze più complesse ma anche nelle sfide per la protezione e nei servizi per il risparmio, forti di un modello basato sul mix tra innovazione, solidità e professionalità, oltre che di sensibilità per la sostenibilità, un tratto che è già diventato distintivo per la nostra banca in Italia».

Parliamo ancora della vostra strategia. Se dovesse sottolineare due fattori che più di altri ritenete fondamentali per la crescita delle vostre attività, quali indicherebbe?

«Nel quadro della nostra strategia un elemento fondamentale chiaramente è la figura del private banker, nel senso che sono particolarmente importanti la sua qualità professionale, la sua reputazione, la sua capacità di essere flessibile nel rapporto con la clientela. I successi ottenuti dalla nostra banca trovano la loro base anche nell’attenzione costante prestata a questa figura. Posso aggiungere che siamo sempre interessati ad attrarre banker che abbiano le caratteristiche citate e che possano quindi contribuire al rafforzamento delle nostre attività. Un altro elemento fondamentale è quello delle tecnologie, per quel che riguarda sia le piattaforme operative sia i servizi digitali per la clientela. Oggi anche nel settore bancario sono ormai in molti a parlare di tecnologie applicate alla finanza, ma noi abbiamo iniziato tempo fa ad investire in questo campo e continueremo a farlo».

Il vostro azionista di maggioranza è il gruppo assicurativo italiano Generali, avete con quest’ultimo una collaborazione in alcuni segmenti sul mercato della vicina Penisola. Puntate ad attuare alcune sinergie con il gruppo Generali anche sul mercato svizzero?

«Il nostro marchio è il Leone, che siamo orgogliosi e felici di rappresentare, è lo stesso del nostro azionista di maggioranza, Assicurazioni Generali, che è una delle maggiori istituzioni finanziarie europee. Questo dà già l’idea dell’unità di intenti e di una linea di azione che è comune in tutte le occasioni in cui è possibile. Quando c’è l’opportunità di poter cooperare all’interno del gruppo è giusto farlo e ciò è d’altronde anche nell’interesse della clientela. In Italia abbiamo attuato importanti sinergie, c’è un’ottima collaborazione con l’azionista di controllo. Ci sono diversi punti di contatto tra l’attività dell’assicurazione e quella della banca, ad esempio nei prodotti finanziari e nella distribuzione di fondi di investimento. Esistono dunque tutti i presupposti per avere sinergie tra noi e il nostro azionista di maggioranza anche in Svizzera, mercato in cui Assicurazioni Generali peraltro ha da molto tempo una sua presenza diretta».