L'analisi

La prudenza della Banca nazionale e la forza inossidabile del franco

La BNS si sta muovendo con cautela, la conferma del tasso di interesse guida a zero in Svizzera è stata accolta positivamente - Tornare in territorio negativo con il costo del denaro creerebbe problemi e probabilmente frenerebbe solo di poco l'ascesa della valuta
©ANTHONY ANEX
Lino Terlizzi
29.09.2025 06:00

La decisione della Banca nazionale svizzera (BNS) di non far scendere sotto lo zero il tasso di interesse guida ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti. Non che l’annuncio di giovedì scorso non fosse stato previsto dalla gran parte degli analisti, ma avere l’ufficialità è rassicurante. Si sa che i tassi negativi, già sperimentati in anni passati, possono servire a frenare la valuta troppo forte e a contrastare una deflazione eccessiva, ma si sa anche che creano problemi non secondari, in particolare al settore finanziario e ai risparmiatori. Se possibile, è dunque meglio non avere tassi negativi. L’attuale tasso guida allo 0% è al limite, ma almeno evita il segno negativo.

Tre versanti

La BNS sui tassi si sta ora muovendo con molta prudenza, ancor più che in altre fasi del passato, facilitata peraltro anche dal fatto che la Svizzera continua a mostrare resilienza economica. Quando la Banca nazionale decide sul livello del tasso di interesse guida, guarda a quale situazione e a quali prospettive probabili ci sono soprattutto su tre versanti: la stabilità dei prezzi (che è il suo mandato centrale), la crescita economica (con l’annesso del mercato del lavoro), il livello del franco (che incide per la sua parte sia sui prezzi sia sulla crescita). È interessante quindi vedere a che punto siamo su questi tre versanti in Svizzera e in che modo la BNS può attualmente considerarli. Mentre per le altre maggiori banche centrali l’obiettivo in termini di inflazione è una media annua del 2%, per la BNS l’obiettivo è essere nella fascia 0%-2%. E lì siamo in effetti per i prezzi al consumo, in agosto eravamo a un’inflazione dello 0,2% e parlando di media annua le previsioni della Banca nazionale, sulla base del tasso guida a zero, sono ora 0,2% per il 2025, 0,5% per il 2026 e 0,7% per il 2027. Essendo di qui ai prossimi due anni comunque nella fascia 0%-2%, non si vede la necessità di tagliare il tasso guida e di portarlo in negativo per evitare la deflazione (ribasso ampio e perdurante dei prezzi, che non c’è). Se non intervengono altri fattori e se nella sostanza il quadro rimane, da questo punto di vista non c’è bisogno di tassi negativi.

Crescita e moneta

Per quel che riguarda la crescita economica, c’è un rallentamento a livello internazionale - legato anche alle tensioni geopolitiche e ai dazi americani - e ciò inevitabilmente si riflette anche sulla Svizzera. Per l’economia elvetica comunque la BNS prevede sì un rallentamento ma non una recessione, con aumenti del PIL dell’1%-1,5% nel 2025 e di poco meno dell’1% nel 2026. Avere un tasso guida allo zero per cento, e dunque un costo del denaro molto basso, è già un netto sostegno all’economia e c’è da dubitare che con tassi negativi questo sostegno potrebbe essere maggiore. C’è un limite oltre il quale investimenti e consumi non possono essere incentivati con il solo costo del denaro. E veniamo al super franco, che è per alcuni aspetti il capitolo principale. La valuta elvetica è molto forte, l’affidabilità del sistema Paese e le incertezze mondiali di fatto la supportano, è richiesta da investitori sia esteri sia svizzeri e pare ormai inossidabile. Alla chiusura di quest’ultimo venerdì, per 1 euro ci volevano 0,93 franchi, per 1 dollaro USA 0,79 franchi, per 1 sterlina britannica 1,06 franchi. Tutti valori elevati per il franco. Con un dollaro particolarmente debole. La forza del franco ha lo svantaggio di creare alcuni ostacoli in più all’export svizzero, questo è chiaro, ma ha il vantaggio di rendere meno caro l’import e di contribuire a tenere bassa l’inflazione. La BNS dovrebbe sempre tener presenti entrambi i lati. Vale la pena di tornare ai tassi negativi per frenare il franco? Dubitarne è davvero lecito, visto l’assetto trovato nel tempo dall’economia elvetica e visto anche che in passato più di quel tanto i tassi negativi non hanno trattenuto la moneta svizzera.

Gli acquisti

Resta, per cercare di frenare un po’ il franco, l’altro strumento principale per la Banca nazionale, gli acquisti di valute estere. Ma anche questo strumento è stato già utilizzato dalla BNS nel corso degli anni, con esiti limitati. E il bilancio BNS ora è ormai troppo ampio in rapporto al PIL svizzero. La Banca nazionale non esclude di utilizzare ancora lo strumento, ma è chiaro che molta prudenza andrebbe usata anche in questo capitolo. Un conto è fare interventi mirati e circoscritti, un altro conto è impiegare altre grandi risorse finanziarie, per ottenere magari pochi risultati. Meglio allora apprezzare i vantaggi del super franco per l’import e per l’export puntare ancora sulla grande capacità di adattamento che le imprese elvetiche, va dato atto, hanno saputo mostrare.