Domande e risposte

La Russia verrà espulsa dal sistema SWIFT?

L’Occidente è diviso sulla misura, che darebbe un colpo durissimo alle banche del Paese
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Marcello Pelizzari
24.02.2022 18:08

Espellere la Russia dal sistema SWIFT sì o no? L’Occidente, in merito, è diviso. Da una parte, la mossa darebbe un colpo duro, durissimo alle banche del Paese e alla loro capacità di commerciare oltre i confini della Federazione. Dall’altra, però, agli occhi di molti la misura appare tanto, troppo drastica. E, soprattutto, potrebbe non sortire gli effetti sperati. Perché Mosca, in fondo, da anni è abituata alle sanzioni e – almeno all’apparenza – ha imparato a conviverci. A farne, addirittura, un punto di forza in termini di narrativa e consenso interno.

Cos’è il sistema SFIWT?
Innanzitutto, a che cosa ci riferiamo quando parliamo di sistema SWIFT? Si tratta, stando davvero larghi, di uno standard per la sintassi nei messaggi finanziari o, meglio, è un codice di sicurezza assegnato dalla Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication per identificare uno specifico istituto bancario: per ogni codice SWIFT, insomma, corrisponde una banca. Il codice SWIFT può essere composto da 8 o 11 caratteri, ed è strutturato in modo da fornire tutte le indicazioni necessarie per identificare la banca del beneficiario nell’ambito di un bonifico internazionale.

Johnson spinge per il cartellino rosso
A spingere affinché la Russia esca dal sistema SFIWT è, fra gli altri, il primo ministro britannico Boris Johnson. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, però, sembra meno incline a una sanzione così severa. Dello stesso pensiero, stando al Financial Times, l’Unione Europea. Questo, almeno, è quanto sosterrebbero funzionari vicini ai negoziati sulle sanzioni.

Nel Regno Unito, le sanzioni di Johnson legate alla prima fase dell’aggressione della Russia all’Ucraina sono state criticate, se non addirittura derise. Adesso, invece, BoJo spinge per rappresaglie più drastiche. Il primo ministro, non a caso, aveva accennato all’espulsione di Mosca dal sistema SWIFT durante un incontro con i banchieri della City.

Perché ciò accada, tuttavia, è necessaria una condivisione internazionale. E servono, va da sé, gli Stati Uniti.

«La Russia è parte dell’economia mondiale e noi non abbiamo certamente intenzione di danneggiare quel sistema» ha tuonato, dal canto suo, Vladimir Putin. Mostrando una certa strafottenza. «Non credo che ai nostri partner convenga spingerci fuori da questo sistema».

Di fronte alla portata dell’invasione, ad ogni modo, l’Occidente potrebbe ricompattarsi e accelerare il dibattito sull’espulsione della Russia dal sistema SWIFT.

Espulsione fino a un certo punto
Fare uscire la Russia da un sistema così radicato e utilizzato, banalmente, significa isolare Mosca. Ostacolerebbe, fra le altre cose, la capacità del Paese di recuperare i profitti legati alle esportazioni di petrolio e gas, a spanne il 40% e oltre delle entrate.

SWIFT, una società nata in Belgio, è usata da oltre 11 mila banche e istituti finanziari nel mondo e ogni giorno gestisce 42 milioni di messaggi. Facilita transazioni per miliardi e miliardi di dollari. Nel 2020, citiamo proprio il Financial Times, la Russia rappresentava l’1,5% di queste transazioni.

Espulsione, fanno notare, non significa comunque isolamento totale. Le banche russe potrebbero ancora effettuare transazioni transfrontaliere. Ma queste transazioni sarebbero più complicate e costose. E i rapporti con l’estero si baserebbero su strumenti più rudimentali, come l’e-mail.

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