L’America di Trump è vulnerabile al vandalismo elettorale

In larga misura perché Donald Trump è così impopolare, il suo partito rischia una pesante sconfitta nelle elezioni di metà mandato di novembre. È quanto indica attualmente il nuovo modello previsionale dell’Economist. I democratici hanno la quasi certezza di conquistare la Camera dei rappresentanti e potrebbero persino ribaltare il Senato - una sorpresa per gli esperti di elezioni, dato che la mappa elettorale di questo ciclo favorisce nettamente i repubblicani. Tuttavia, se le prospettive per i democratici sono buone, quelle per la democrazia americana sono però preoccupanti.
Demonizzazione reciproca
Ciascun partito è arrivato a considerare l’altro come un gruppo di imbroglioni. Le ripetute interferenze nei meccanismi elettorali da parte del presidente e del suo partito, insieme alla falsa affermazione secondo cui la vittoria del 2020 sarebbe stata loro sottratta, hanno minato la fiducia degli elettori nell’equità del voto. La degradante competizione per manipolare i collegi elettorali (il cosiddetto «gerrymandering»), la più intensa che si ricordi, rafforza ulteriormente l’idea che i politici preferiscano truccare i risultati piuttosto che competere lealmente.
Alcuni democratici temono che Trump possa «rubare» le elezioni di metà mandato. È improbabile. Ma non è necessario aspettarsi il peggio per temere la tendenza in atto. Le elezioni non servono solo a scegliere un vincitore; sono anche uno strumento per convincere gli sconfitti ad accettare la legittimità degli avversari. Prima o poi, la perdita di fiducia dei perdenti rischia di provocare una crisi.
Prova generale per il 2028
Chi è preoccupato per le elezioni di metà mandato può indicare motivazioni e opportunità. Per Trump perdere anche il Senato, oltre alla Camera, sarebbe un duro colpo. L’equilibrio della competizione per il Senato gli offre inoltre la possibilità di interferire nuovamente. Le elezioni di novembre potrebbero fungere da prova generale per un eventuale tentativo di manipolare le presidenziali del 2028. I continui sforzi di Trump per usare i tribunali come arma contro i suoi avversari interni suggeriscono che egli consideri sempre più le regole come un ostacolo per i perdenti.
Tentativi di manipolazione
Gli osservatori indicano anche il comportamento del presidente. Ha firmato ordini esecutivi per sottrarre agli Stati parti dell’amministrazione elettorale e trasferirle al governo federale, ufficialmente per rendere il sistema più affidabile. È una mossa tipica di Trump: individuare un problema reale (la sfiducia, che egli stesso ha contribuito a creare) e proporre una soluzione che lo aggrava (accentrando più potere su di sé). Il suo piano è incostituzionale e probabilmente fallirà. Ma rivela le sue intenzioni: se potesse controllare le elezioni, lo farebbe.
Se non riuscirà a cambiare le regole, Trump potrebbe comunque tentare di interferire il giorno del voto. In alcuni luoghi, teorici della cospirazione saranno responsabili delle urne; alcuni di loro credono che le elezioni del 2020 siano state rubate. Alcuni sostenitori del movimento MAGA hanno suggerito di inviare agenti dell’ICE ai seggi per impedire il voto illegale di stranieri - un fenomeno che quasi non esiste. Sarebbe illegale e i tribunali lo bloccherebbero rapidamente. L’amministrazione resta ambigua. Ma, se si presentasse la tentazione, non sarebbe difficile individuare dove intervenire: aree democratiche di Alaska, Maine o Ohio, dove si decide il controllo del Senato e dove intimidire le minoranze potrebbe favorire i repubblicani. Anche senza cambiare il risultato, ciò seminerebbe sfiducia, creando terreno fertile per contestazioni post-elettorali.
Dopo il conteggio dei voti, il partito del presidente potrebbe nuovamente intentare cause legali, come avvenuto dopo la sconfitta del 2020. Allora i giudici le respinsero tutte, ricordando che gli americani possono avere fiducia nei loro tribunali. Ma l’universo MAGA è litigioso e ben finanziato. Non concedere mai la sconfitta è diventato il suo principio guida. Le cause potrebbero trascinarsi ben oltre il 3 novembre. Anche se alla fine venissero respinte, l’idea che qualcuno, da qualche parte, abbia rubato le elezioni potrebbe rafforzarsi.
Ma il sistema funziona
Di fronte a questo elenco di rischi, si comprendono le previsioni più fosche. Vale però la pena sottolineare che, sebbene il sistema elettorale americano sia disordinato e spesso complesso, continua a funzionare. La Costituzione stabilisce che le elezioni siano amministrate dagli Stati, non dal governo federale, limitando così la capacità di qualsiasi presidente di interferire. Anche all’interno degli Stati, la gestione è decentralizzata e affidata a funzionari locali scrupolosi e a volontari determinati. In tutto il Paese, persone impegnate a garantire l’integrità del voto si preparano a respingere eventuali tentativi di sabotaggio.
Il danno più probabile non è un furto diretto delle elezioni, bensì un ulteriore «vandalismo» del sistema. La principale democrazia del mondo, il cui modello idealistico era a lungo ammirato, sta diventando anche un monito sulla fragilità della fiducia. Solo il 25% degli elettori si dice sicuro che le elezioni di metà mandato non subiranno interferenze. La maggioranza, in entrambi i partiti, considera l’altro troppo estremo. Solo il 10% ritiene che entrambi i partiti siano onesti ed etici.
Se l’avversario è un traditore, la democrazia è perduta
In un recente sondaggio, oltre la metà degli americani giudica i propri concittadini moralmente negativi; appena il 17% dei britannici e il 7% dei canadesi la pensa allo stesso modo. Un clima dwecisamente cupo per celebrare, quest’estate, il 250. anniversario degli Stati Uniti.
Questa sfiducia non è interamente responsabilità del presidente Trump. La polarizzazione lo precede; contano anche i cambiamenti nei media e nella tecnologia. Ma una larga parte sì. La fiducia nelle elezioni era già diminuita dopo la decisione della Corte suprema nel caso Bush vs. Gore (alle elezioni presidenziali del 2000, ndt), per poi riprendersi - fino all’arrivo di Trump.
Egli ha costantemente cercato di ottenere vantaggi gettando dubbi sulla buona fede e sull’onestà di chiunque si opponga a lui. I politici amano dire che l’elezione in cui competono è la più importante della loro vita; Trump alza ulteriormente la posta, descrivendo ogni sfida in termini esistenziali, se non apocalittici.
Un furto alla luce del sole
Questo potrebbe rivelarsi il lascito interno più duraturo di questo presidente. Anche se probabilmente non riuscirà a «rubare» le elezioni di metà mandato, potrebbe comunque danneggiare ulteriormente la democrazia. Idee pericolose stanno mettendo radici. Se l’altra parte è composta da ladri e traditori, come egli spesso suggerisce, i sostenitori potrebbero sentirsi nuovamente autorizzati a ribellarsi dopo un’elezione, ritenendolo un dovere patriottico. In caso di risultato ravvicinato, potrebbero convincersi che sia stato il tradimento a determinare l’esito.
Se l’avversario ha rubato le elezioni, imporre le proprie politiche a tutti gli americani apparirebbe illegittimo. Minando la fiducia reciproca tra cittadini, Trump rende più facile per futuri aspiranti uomini forti sfruttare questo clima di ostilità.
