Cornèr Banca

L’atlante delle scelte economiche è stato riscritto dalla geopolitica

Europa periferica senza industria digitale, energia autonoma e difesa comune - Le considerazioni del professor Giuliano Noci e degli analisti Sascha Kever e Monica Nardelli
©Lindsey Wasson
Generoso Chiaradonna
08.05.2026 06:00

Il confronto tra Giuliano Noci, Prorettore del polo territoriale cinese del Politecnico di Milano, Monica Nardelli e Sascha Kever, rispettivamente responsabile strategia e analisi macro e CIO di Cornèr Banca, ha offerto una lettura netta della fase attuale: non siamo davanti a un semplice ciclo di tensioni, «ma a una ridefinizione profonda dell’ordine economico internazionale», ha affermato il professor Noci. La serata è stata condotta e moderata da Diego Gilardoni. La globalizzazione, pur avendo prodotto crescita e avendo sollevato milioni di persone dalla povertà, ha lasciato in eredità squilibri commerciali, sociali e politici che oggi si stanno manifestando con forza. Il baricentro del sistema si è spostato: l’Occidente non è più il centro esclusivo del mondo e le mappe interpretative costruite nel secondo dopoguerra appaiono sempre meno adeguate alla realtà.

Sul piano macroeconomico, ha spiegato ancora il professor Noci, il nodo principale è la frammentazione. Gli squilibri tra surplus (della Cina) e deficit commerciali (degli Stati Uniti), il peso crescente dell’Asia come piattaforma manifatturiera e tecnologica hanno reso il quadro globale più instabile. Nella lettura proposta, la diplomazia internazionale si è fatta più muscolare, ha osservato Noci. In questo contesto, l’Europa rischia di restare compressa tra le grandi potenze, senza scelte autonome.

Un secondo asse riguarda la tecnologia. L’intelligenza artificiale non viene presentata come una semplice innovazione di prodotto, ma come un cambio di paradigma che modifica i modelli di business, la struttura dei mercati e i criteri di creazione del valore. La competizione tra Stati Uniti e Cina si gioca ormai su calcolo, dati, algoritmi e infrastrutture digitali; l’Europa, invece, resta indietro sia negli investimenti sia nella capacità di trasformare la ricerca in scala industriale. La questione non è più produrre oggetti migliori, ma ripensare gli oggetti come piattaforme software connesse, capaci di comunicare e raccogliere dati.

La stessa logica vale per l’industria tradizionale, a partire dall’automotive. Il settore non può essere letto solo come una filiera meccanica: il valore si sposta verso software, elettrificazione e connessione. «Chi continua a investire come se il problema fosse soltanto passare dal motore termico all’elettrico rischia di perdere la transizione vera, che è quella verso l’auto digitale», ha sottolineato ancora Giuliano Noci.

Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano in Cina
Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano in Cina

Il terzo fronte è quello energetico. Il futuro, secondo i relatori, sarà segnato dall’elettricità e dalla capacità di garantire potenza a sistemi sempre più energivori: data center, intelligenza artificiale, automazione, mobilità elettrica. In questa corsa si stanno affermando gli «elettrostati», Paesi che investono nella produzione elettrica come leva di potenza geopolitica. La Cina guida il processo con investimenti massicci in rinnovabili e infrastrutture, mentre l’Arabia Saudita sta riconvertendo il proprio modello petroliero oltre il petrolio. L’Europa, al contrario, non ha ancora definito una strategia di autonomia energetica.

Dentro questo scenario, la geopolitica è ormai economia quotidiana, ha sottolineato invece Sascha Kever. «Non è più un fattore esterno ai mercati, ma una variabile che incide sull’inflazione, sulla crescita, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sull’asset allocation». Monica Nardelli ha ricordato come gli investitori si stiano orientando verso beni rifugio e comparti legati alla difesa, mentre i governi rivedono le proprie strategie di sicurezza nazionale. L’aumento della spesa militare in molti Paesi, dagli Stati Uniti alla Germania fino al Giappone e alla Svizzera, conferma che la sicurezza è tornata al centro delle decisioni economiche.

La Cina resta il perno del sistema. È una superpotenza economica e tecnologica, ma attraversa una transizione complessa: domanda interna debole, necessità di alzare i salari, tensioni tra apertura economica e controllo politico, oltre a un quadro demografico sfavorevole. Nonostante ciò, la traiettoria di Pechino resta centrale per il prossimo decennio e oltre, anche perché nessun altro Paese dispone oggi della stessa massa critica.

Il punto più delicato riguarda però l’Europa. La domanda non è solo come reagire al nuovo ordine mondiale, ma se il continente abbia ancora gli strumenti per incidere. Senza una massa critica più forte, senza una convergenza reale su industria, energia, difesa e tecnologia, il rischio è quello di una progressiva marginalizzazione. Generoso Chiaradonna