Focus

Le assicurazioni sotto i riflettori

Le cifre di un ramo che è rilevante per la piazza finanziaria svizzera e per l’economia elvetica più in generale - L’intervista a Salvatore Lavorato, amministratore delegato RVA (Gruppo Fidinam)
(foto CdT)
Lino Terlizzi
08.03.2019 07:15

Quando si parla di piazza finanziaria svizzera in genere si pensa anzitutto alle banche. È inevitabile forse che sia così, perché in effetti le banche rappresentano una parte fondamentale della storia della piazza e ancora oggi ne sono un pilastro. Non bisogna però dimenticare che la piazza è fatta anche di diverse realtà, tra le quali le assicurazioni, i fiduciari, altri soggetti del settore finanziario. Vale la pena dunque puntare i riflettori alcune volte anche su queste altre realtà. In questa sede vediamo in particolare quali sono le cifre e i fatti principali per quel che riguarda le assicurazioni private, settore di peso nel panorama finanziario elvetico.

La pubblicazione “Fatti e cifre 2019” dell’Associazione svizzera d’assicurazioni (ASA) fornisce i dati salienti del settore, molti dei quali provenienti dalla Finma, l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari. L’ASA è l’organizzazione mantello dell’assicurazione privata e raggruppa circa 80 società di assicurazione diretta e di riassicurazione, di portata nazionale e internazionale. Gli associati dell’organizzazione realizzano oltre il 90% dei premi incassati sul mercato elvetico dell’assicurazione privata. La pubblicazione porta nel titolo appunto il 2019, ma gli ultimi dati disponibili indicati sono relativi a fine 2017. Per quel che riguarda il 2018, in un comunicato del gennaio di quest’anno l’ASA ha affermato che si attende dal consuntivo dell’anno appena chiuso un aumento dello 0,6% dei premi nel ramo vita, con un’inversione della tendenza al ribasso registrata nei due anni precedenti; per il ramo danni l’attesa è di un aumento dei premi del 2,2%; per l’organico del settore in Svizzera la stima è di un incremento dell’1,1% nel 2018.

Il numero totale delle compagnie assicurative sul mercato elvetico era a fine 2017 di 204, tre in meno rispetto a un anno prima, di cui 156 con sede in Svizzera e 48 filiali di società estere. I premi dell’assicurazione privata nel 2017 erano pari a 232,3 miliardi di franchi, di cui 60,4 miliardi in Svizzera e 171,9 miliardi all’estero. I collaboratori del settore erano 147.531, di cui 46.051 in Svizzera e 101.480 all’estero; con il citato aumento stimato dall’ASA per il 2018, il numero dei collaboratori in Svizzera dovrebbe esser salito a circa 46.580. il valore aggiunto lordo del ramo assicurativo (che è fatto in gran parte dall’assicurazione privata, ma comprende anche le prestazioni degli intermediari e le assicurazioni sociali) era pari a 28,9 miliardi, pari al 4,5% del valore aggiunto lordo totale della Svizzera. Per quel che concerne gli effetti fiscali dell’assicurazione, l’imposizione sulle imprese e le imposte sul reddito dei collaboratori erano in totale pari a 3,7 miliardi.

Quali sono gli attori maggiori con sede principale in Svizzera? L’ASA risponde anche su questo e fornisce la classifica dei primi dieci assicuratori diretti e dei primi tre riassicuratori, sulla base dei premi lordi 2017, in miliardi di franchi. Ecco i maggiori assicuratori, nell’ordine: Zurich Insurance Group (69,5 miliardi, di cui 3,9 in Svizzera), Chubb (36,1 miliardi, di cui 0,1 in Svizzera), Swiss Life (18,3 miliardi, di cui 9 nella Confederazione), Axa Winterthur (10,9 miliardi, tutti in Svizzera), Basilese (9,2 miliardi, di cui 4,3 sul mercato elvetico), Helvetia (8,4 miliardi, di cui 5 in Svizzera), Allianz Suisse e La Mobiliare (entrambe con 3,6 miliardi tutti in Svizzera), Generali Svizzera (1,9 miliardi tutti nella Confederazione), Gruppo Helsana (1,8 miliardi tutti in Svizzera). Questi i tre maggiori riassicuratori: Swiss Re (35,9 miliardi di franchi, di cui 0,9 in Svizzera), Catlin Re (4,8 miliardi, di cui 0,4 nella Confederazione), New Reinsurance Company (4,3 miliardi, di cui 0,4 sul mercato elvetico).

Un altro capitolo su cui si può avere un’idea più precisa sfogliando i dati forniti dall’ASA è quello dell’entità dei premi contabilizzati, sempre a valori 2017, nel comparto di attività vita e nei vari comparti di attività danni in Svizzera. Questa la classifica, per così dire, dei premi contabilizzati: assicurazione vita 29,5 miliardi di franchi, assicurazione malattia (senza assicurazione base obbligatoria) 10,6 miliardi, assicurazione veicoli a motore 5,9 miliardi, assicurazione incendio e cose 3,9 miliardi, assicurazione infortuni 3 miliardi, assicurazione responsabilità civile privata e professionale 1,9 miliardi, assicurazione crediti-cauzioni-assistenza viaggi- perdite finanziarie 1 miliardo, protezione giuridica 0,6 miliardi, assicurazione marittima-aerea-trasporti 0,3 miliardi. Riassumendo, se all’assicurazione vita andavano a fine 2017 i citati 29,5 miliardi di franchi, alle assicurazioni danni nel complesso andavano 27,6 miliardi di franchi.

Interessante è anche vedere quali siano le posizioni dell’ASA al riguardo dei rapporti tra la Svizzera e l’Unione europea e delle attività delle compagnie assicurative elvetiche sui mercati che fanno capo all’UE. Nel gennaio scorso l’ASA ha emesso un comunicato specifico sulla bozza per un Accordo istituzionale (quadro) tra Berna e Bruxelles, che il Consiglio federale ha sottoposto a consultazione. “L’accesso al mercato interno europeo – ha affermato l’Associazione – riveste un interesse fondamentale per l’economia svizzera, così come per il settore assicurativo. Occorre pertanto adottare tutti i provvedimenti possibili al fine di garantire questo accesso al mercato, creare sicurezza giuridica e mantenere la massima autonomia possibile”.

“L’ASA ritiene pertanto – ha aggiunto l’Associazione – che la conclusione di un Accordo istituzionale sia necessaria per garantire la continuità e lo sviluppo dei trattati esistenti come pure la preparazione di nuovi accordi settoriali nei rapporti tra la Svizzera e l’UE”. Ciò detto, l’ASA ha peraltro precisato la sua posizione sul merito dell’attuale bozza di Accordo quadro: “La bozza di accordo proposta dal Consiglio federale per la consultazione non può essere sostenuta nella sua forma attuale da parte dell’ASA e richiede quindi un’ulteriore elaborazione e chiarimenti in settori chiave, quali: ripresa del diritto e risoluzione delle controversie; direttiva comunitaria sulla cittadinanza UE; misure di accompagnamento. L’ASA è pronta a presentare la sua posizione nell’ambito della proceduta di consultazione. Una valutazione conclusiva dell’accordo in oggetto sarà possibile solo dopo il chiarimento dei punti in sospeso”.

Dunque l’importante settore assicurativo elvetico si schiera in linea di principio per la firma di un Accordo quadro con l’Unione europea, ma precisa al tempo stesso che la bozza attuale non va bene. Considerando il peso non secondario del settore delle assicurazioni all’interno della piazza finanziaria svizzera e più in generale dell’economia elvetica, e visto il rilievo del dibattito in corso sui rapporti tra Svizzera e UE, è chiaro che anche questa presa di posizione dell’ASA non passa inosservata.

“L’intermediario, un mestiere che sta cambiando”

L’intervista a Salvatore Lavorato, amministratore delegato RVA (Gruppo Fidinam)

Cosa sta mutando nel lavoro del broker assicurativo?

“Va specificata anzitutto la differenza tra intermediario/broker indipendente e dipendente, ove il vincolo di essere dipendenti da 1-2 assicuratori viene oltrepassato dagli indipendenti, i quali hanno un dovere di fedeltà e diligenza solo nei confronti dei clienti. Ciò distingue l’attività rispetto ai consulenti del servizio esterno delle compagnie e degli agenti generali. Da diversi anni, da mero “piazzista” di polizze, il broker è divenuto una figura professionale capace di fornire una consulenza specialistica per la gestione e lo scarico dei rischi che sia trasversale ai prodotti offerti dalle compagnie di assicurazioni. Questo atout è di assoluto interesse per le entità-cliente su cui ricadono numerose responsabilità, i cui rischi non sono scontati, e per cui il mercato assicurativo dispone di soluzioni non tutte adeguate alle necessità del singolo. I confini raggiunti da questa professione sono ragguardevoli”.

Come vede situazione e prospettive del settore assicurativo svizzero?

“Il settore assicurativo ha di recente superato quello bancario per quanto attiene al contributo fornito a favore del PIL svizzero. Lo sviluppo di cui ha beneficiato il comparto non nasconde comunque delle importanti sfide, come il digitale e la professionalizzazione. Il primo richiede a tutti gli attori di adattarsi al mutato consumatore e alle mutate tecnologie d’uso quotidiano, con la possibilità di ottimizzare taluni processi mediante l’automazione, liberando così risorse da dedicare ad aspetti come l’accresciuta compliance, ad esempio. La seconda mira invece a garantire un elevato livello di consulenza erogato dai propri operatori, tramite formazioni continue e impiego di un maggior numero di laureati”.

Quanto il settore assicurativo, intermediari inclusi, contribuisce alla piazza finanziaria ticinese?

“Il contributo del comparto assicurativo a favore del cantone è importante in termini di impieghi, di gettito fiscale diretto e indiretto, di numero di apprendisti formati, di peso dei propri consumi, di promozione immobiliare. Il settore è per sua natura uno stabilizzatore del benessere economico. Nello specifico, il settore impiega quasi 3'000 persone in Ticino, con una crescita dal 2011 al 2016 (ultimo dato accessibile Ustat 2018) del 5,3%, e contribuisce in termini economici a oltre il 3,5% del PIL”.

Come stanno agendo gli intermediari assicurativi svizzeri per quel che riguarda il mercato italiano?

“Salvo qualche eccezione per i lavoratori esteri in Svizzera, la normativa comunitaria non permette agli intermediari svizzeri di interfacciarsi liberamente con il mercato italiano. Il partenariato con broker esteri è la via da percorrere, qualora sollecitati ad occuparsi di risk-management per clienti con attività oltre i nostri confini. Ciò comporta rinunce in termini di gestione diretta del cliente e una scelta meticolosa di partner affini nel modo di operare. Lo stabilimento all’estero, invece, consente di portare i propri servizi ‘swiss made’ direttamente oltre i confini nazionali. Il costo di tale operazione non è però irrisorio, e i complessi vincoli da rispettare continuano a scoraggiare i più”.