Imprese elvetiche

Le aziende svizzere investono di più all’estero

Lo scorso anno collocati 61 miliardi franchi, il doppio rispetto al 2017 - Protagoniste soprattutto le imprese del commercio, le società finanziarie e l’industria
Forti operazioni all’estero anche dalle società finanziarie. © CDT/ZOCCHETTI
Red. Economia
13.12.2019 15:48

Le società con sede in Svizzera hanno investito lo scorso anno 61 miliardi di franchi all’estero, il doppio rispetto al 2017. Degli investimenti totali, circa i tre quarti (47 miliardi) provenivano dal terziario.

A incrementare la propria esposizione estera, prevalentemente tramite partecipazioni, sono state soprattutto le imprese del commercio (32 miliardi) e le società finanziarie e holding (13 miliardi), indica la Banca nazionale svizzera in un comunicato. Anche le imprese industriali, trainate dal comparto della chimica e della plastica, hanno investito 13 miliardi.

Principale destinataria degli investimenti è stata l’Europa (64 miliardi) e in particolare l’Irlanda e il Lussemburgo, importanti sedi di società holding, nonché il Regno Unito. Le società residenti nella Confederazione hanno comunque investito in larga misura anche in America centrale e meridionale (18 miliardi) e in Asia (5 miliardi), mentre hanno rimpatriato fondi dalle loro affiliate negli Stati Uniti (12 miliardi).

A fine 2018 gli investimenti diretti all’estero erano di 1.4 67 miliardi di franchi, di cui 1.312 miliardi (89%) sotto forma di partecipazioni e 154 miliardi (11%) di crediti infragruppo. A detenere lo stock di capitale di gran lunga più cospicuo, pari a 622 miliardi di franchi (42%), erano le società finanziarie e holding, seguite dal settore della chimica e delle materie plastiche (187 miliardi; 13%). I redditi di tali investimenti sono cresciuti nel periodo in esame di 6 miliardi di franchi, a 104 miliardi.

La BNS nota inoltre che per la prima volta dal 2005 in Svizzera si è registrato lo scorso anno un rimpatrio netto di fondi da parte degli investitori esteri, pari a 52 miliardi di franchi. La causa scatenante è stata una riforma fiscale negli Stati Uniti, che ha incentivato le società capogruppo statunitensi a ritirare dalle affiliate attive in Svizzera una parte delle riserve di capitale proprio.