Le tensioni sulla Groenlandia agitano le Borse e fanno volare ancora l'oro

Le tensioni tra le due sponde dell’Atlantico sulla questione della Groenlandia non piacciono ai mercati finanziari: dalla chiusura di venerdì scorso i principali listini azionari, sia a Wall Street, sia in Europa (Svizzera compresa) hanno perso oltre il 2% – per poi rimbalzare, oggi pomeriggio dopo il discorso di Trump a Davos, di circa l’1%. Intanto, il dollaro USA, misurato dal Dollar Index, ha ceduto circa l’1%; i rendimenti sulle obbligazioni statali sono saliti, in particolare il 10 anni Treasury americano, ora al 4,28%, il valore più alto dal settembre scorso; ed è sceso pure il corso del bitcoin, sotto la soglia di 90 mila dollari, tornando di fatto sui livelli di inizio anno e ponendo ancora dubbi sul suo ruolo quale bene rifugio.
Altri record per oro (e argento)
E a proposito di beni rifugio, quello «tradizionale» per eccellenza, l’oro, ha toccato un nuovo valore massimo a 4.887 dollari per oncia (prezzo spot), mentre l’argento è sceso di circa un dollaro rispetto al record storico di martedì a 95,87 dollari/oncia.
«Il recente rialzo dei metalli preziosi – scrive Alim Remtulla, Chief FX Strategist di EFG in una nota – è stato determinato dai timori relativi alla liquidità del mercato, alle tensioni geopolitiche e all’indipendenza delle banche centrali. Questi timori potrebbero attenuarsi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, dato che Trump si concentrerà sull’economia statunitense in vista delle elezioni di medio termine. Inoltre, gli economisti prevedono che la Fed manterrà i tassi invariati (alla riunione di gennaio, che si terrà martedì e mercoledì prossimi, ndr), dopo tre tagli consecutivi nel 2025. Anche se l’apprezzamento (dell’oro, ndr) potrebbe rallentare, la domanda da parte delle banche centrali, degli investitori istituzionali, degli ETF, del segmento retail asiatico e del settore industriale dovrebbe impedirne un crollo».
Ad alimentare ulteriormente il clima di incertezza vi è la questione della pressione politica esercitata da Trump sulla Federal Reserve: a Washington la Corte Suprema ha iniziato ad ascoltare le argomentazioni relative alla causa intentata dal governatore della Fed Lisa Cook contro il tentativo di Trump di licenziarla. Stando però alle prime indiscrezioni riportate da alcuni media l'oltre oceano, la massima istanza giudiziaria statunitense appare scettica e orientata a negare a Trump la possibilità di licenziare Cook immediatamente.
Obiettivo 5 mila dollari?
«La minaccia di nuove misure tariffarie da parte degli Stati Uniti e le tensioni geopolitiche destano preoccupazione per l’impatto di tali misure sulle imprese», osserva Moreno Zani, presidente e CEO del gruppo Tendercapital, società di gestione patrimoniale presente anche a Lugano. «La crescita globale – prosegue –resta contenuta, con segnali di rallentamento soprattutto nei comparti più legati all’industria e al commercio. In questa fase il dollaro USA potrebbe indebolirsi ulteriormente verso franco svizzero ed euro. In tale contesto l’oro rimane una copertura fondamentale, sostenuto dagli acquisti delle banche centrali, con previsioni che vedono il prezzo salire nei prossimi mesi oltre i 5 mila dollari per oncia». Ieri sera, per acquistare un dollaro occorrevano 79 centesimi di franco e 85,4 centesimi di euro, mentre un euro costava 92,5 centesimi di franco.
«Per la Svizzera – conclude Zani – è fondamentale gestire al meglio gli accordi già raggiunti con gli Stati Uniti e mantenere le ottime relazioni commerciali con l’UE. Quest’ultima deve anche ripensare il posizionamento strategico nel commercio globale nell’ottica di rafforzare la competitività interna e aprire nuovi canali commerciali con mercati ad alto potenziale».
