L’economia di Francesco, ricerca del bene comune

Esiste una visione alternativa all’economia politica, ossia al modello convenzionale che giuda la nostra economia e che è dominante in tutte le accademie e università del mondo? Probabilmente sì. Per parlarne, il Centro Laudato Sì di ecologia integrale, in collaborazione con Caritas Ticino, ha organizzato per sabato 20 giugno 2026 un convegno sul tema «Francesco, l’economista moderno». Infatti la teoria chiamata «economia civile» si riferisce alla riscoperta della dimensione sociale ed economica del francescanesimo, un modello che pone al centro la fraternità, la gratuità e il bene comune, che era stato ripreso dal modello di economia civile.
Abbiamo chiesto a Stefano Zamagni (che parteciperà come relatore al convegno), professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna e Senior Adjunct Professor of International Political Economy alla Johns Hopkins University di Bologna, quali sono i principi che guidano l’economia civile.
Come mai è stato deciso di organizzare una conferenza sull’economia di Francesco?«L’espressione «economia di Francesco» - spiega - era stata scelta da papa Francesco in occasione dell’incontro con i giovani del 1. maggio 2019, riferendosi ovviamente alla linea di pensiero del santo di Assisi».
Una scelta provocatoria
«Chiaramente - aggiunge - si è trattato di una provocazione, perché papa Francesco si era reso conto che oggi il modo di insegnare l’economia nelle università e nelle accademie del mondo intero è condotto in modo teoricamente sbagliato, perché non tiene sufficientemente conto del pluralismo delle visioni e delle impostazioni economiche».
«Per questo papa Francesco - nota - voleva ricordare che non c’è solo un modello per realizzare nella realtà di oggi l’economia di mercato, ossia quello capitalistico, ma esiste anche la cosiddetta economia civile, che ha visto la luce a Napoli nel 1753, quando venne istituita la prima Cattedra di economia al mondo, che venne affidata al filosofo e abate Antonio Genovesi».
Sostituzione di paradigma
«All’inizio, era stato il paradigma dell’economia civile a estendersi in Europa. Ma alla fine del 1700 scomparve, per essere sostituito dal modello dell’economia politica, creata dallo scozzese Adam Smith. E così, purtroppo in molti, anche in Svizzera, continuano a credere che la scienza economica sia nata in Scozia».
«L’economia politica - prosegue Stefano Zamagni - tenne a battesimo l’economia industriale, e quindi l’economia capitalistica. Ma in Europa dal 1300 al 1700 avevamo una «economia di mercato civile», e non capitalistica. Ma visto che l’Inghilterra ospitò la rivoluzione industriale e aveva bisogno di capitali, cambiò completamente l’impostazione teorica con l’economia politica, che divenne dominante».
«Ma da almeno un ventennio a questa parte, grazie a papa Francesco e altri studiosi seri - illustra - il paradigma dell’economia civile sta risorgendo, perché il modello dell’economia politica sta portano il mondo alla rovina, e questo per molti motivi. Innanzitutto perché provoca la distruzione ambientale. In secondo luogo porta alla guerra, che viene considerata come un’occasione per fare profitto. Inoltre, accentua fortemente le diseguaglianze a livello sociale. E infine, ha creato il paradosso della felicità, perché oggi i Paesi economicamente più avanzati sono spesso quelli dove gli indicatori di felicità sono i più bassi. Per fare un esempio, un Paese ricco come gli Stati Uniti presentano una felicità pubblica fra le più basse a livello globale, secondo gli indicatori misurati dalle Nazioni Unite, che pubblicano un rapporto su questo tema, prendendo in conto fattori come il tasso di suicidi e il consumo di psicofarmaci e droghe».
«Per questo - rileva - oggi si sta ritornando in una forma nuova a una teoria che cerca di realizzare la pubblica felicità, di cui diamo la definizione di Aristotele, ossia «fioritura umana», e dove si afferma che il profitto è solo un mezzo, non è il fine, come invece dice il capitalismo. L’economia di Francesco cerca di correggere questo capovolgimento, e per questo sono state create strutture organizzative e di ricerca, e vengono stabiliti incontri di riflessione annuali sia regionali sia mondiali su questo tema, ed esiste anche una fondazione creata da papa Francesco ad Assisi».
Migliaia di giovani interessati
«Quindi ora si tratta di vedere come evolverà questo movimento di idee e come riuscirà a mettere radici nei diversi ambienti di ricerca e universitari a livello mondiale. I risultati finora raggiunti sono molto incoraggianti, perché dimostrano che, anche in assenza di finanziamenti, oggi ci sono decine di migliaia di giovani universitari che scelgono questo ambito di studio, anche se i finanziamenti per ora sono scarsi».
«Nessuno impone - precisa Stefano Zamagni - di cancellare il modello dell’economia politica. Ma secondo l’economia civile non è possibile separare il giudizio etico da quello economico. L’assunto antropologico, o meglio, la concezione dell’uomo, alla base dell’economia civile, è che l’uomo considera gli altri come amici. Per l’economia politica homo oeconomicus pensa solo a se stesso in maniera razionale».
