Reazioni

L'Europa evita ripercussioni: «Preferiamo il negoziato»

Il consigliere federale Guy Parmelin ha incontrato il rappresentante USA per il commercio – «Un'ottima opportunità», ha detto il «ministro» dell'Economia – Ursula von der Leyen garantisce che le porte dell'UE sono aperte
©OLIVIER HOSLET
Paolo Galli
07.04.2025 22:37

Ore 16.45. Dalle agenzie rimbalza la notizia: «Donald Trump sta considerando una pausa di novanta giorni sui dazi, fatta eccezione per la Cina: lo ha detto il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, come riporta Cnbc». Ore 16.57, la smentita, pressoché immediata: «A distanza di pochi minuti la stessa Cnbc riporta che la notizia sul fatto che Donald Trump stia valutando una pausa di novanta giorni sui dazi è una fake news». La guerra dei dazi sembra vivere anche di questi presunti annunci e delle seguenti smentite. Difficile capirci davvero qualcosa, distinguere il vero dal falso, una reale strategia dalla follia. Il resto del mondo, ovvero tutti i Paesi che hanno a che fare con gli Stati Uniti, provano a trovare le contromisure. Svizzera compresa. Oggi il consigliere federale Guy Parmelin ha annunciato attraverso X di aver avuto un incontro - il primo - con il rappresentante USA per il commercio, Jamieson Greer. «Ottima opportunità per discutere delle relazioni commerciali bilaterali. I colloqui continueranno». Questo il messaggio, alquanto laconico, eppure incoraggiante, del consigliere federale vodese. La Confederazione è evidentemente al lavoro per fare in modo di cancellare - o perlomeno attenuare - quei dazi del 31% sui prodotti svizzeri.

Risposta «molto graduale»

Anche la stessa Unione europea sta cercando una reazione adeguata. «Siamo pronti a negoziare con gli Stati Uniti. In effetti, abbiamo offerto tariffe zero per zero per i beni industriali, come abbiamo fatto con successo con molti altri partner commerciali, perché l’Europa è sempre pronta per un buon affare». Le parole sono di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Il commissario UE al Commercio Maros Sefcovic, dal canto suo, ha rivelato: «In questa fase, non mi addentrerei in speculazioni sul tipo di strumento che metteremo in campo, su come descriveremmo il ragionamento per l’uso di questo o quello strumento, noi preferiamo il negoziato, la nostra risposta è molto graduale. Ora stiamo reagendo all’acciaio e all’alluminio, la risposta è molto incrementale, è spalmata nel corso nel tempo perché vogliamo creare lo spazio negoziale necessario. Quindi siamo pronti a impegnarci e sarebbe un buon risultato per tutti». Poi si è lasciato andare a una previsione: «Prima o poi gli Stati Uniti si siederanno al tavolo. Allo stesso tempo, finora, nonostante gli sforzi e le aperture, non abbiamo visto un vero impegno che portasse a una soluzione reciprocamente accettabile, perché deve essere equa per entrambe le parti», ha aggiunto, confermando di fatto quanto dichiarato da von der Leyen. In vista del voto tecnico del 9 aprile, oggi in Lussemburgo è arrivato il via libera politico dei ministri degli Esteri e del Commercio dei Paesi europei riguardo la lista intergrale di controdazi messa a punto dalla stessa Commissione. In tutti i casi, come sottolineato sempre oggi a Lussemburgo dal ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck, «la pressione è innanzitutto sugli americani». Habeck prevede «una recessione con un’inflazione elevata», a fronte di «un mix tossico per qualsiasi società aperta». E poi ancora: «Vedremo come andrà, ma non saranno in grado di resistere a lungo. Soprattutto se l’Europa riuscirà a essere unita e ad allearsi con tutti gli altri Paesi colpiti da questa follia tariffaria».

La minaccia alla Cina

Il premier britannico Keir Starmer è andato addirittura oltre, parlando dei dazi come di «un’opportunità». «Una sfida enorme», l’ha definita, in realtà, presentando nella fabbrica Jaguar Land Rover - da notare che il marchio ha già formalizzato lo stop alle esportazioni negli Stati Uniti - un pacchetto di aiuti al settore dell’automotive britannico. Il primo ministro ha invocato «calma» e ha detto di preferire i negoziati rispetto alle ritorsioni. Starmer non ha negato che questi sono «tempi problematici», ma ha chiesto al Regno di agire «con urgenza» e «unito come nazione, per affrontare la grande sfida della nostra epoca». Quale sfida? «Rinnovare la Gran Bretagna per renderla sicura in un’era d’instabilità globale». In questo senso, molto interessante è sembrato l’intervento, al fianco del premier, di Rachel Reeves, la cancelliera dello Scacchiere. Ha infatti citato la necessità di accettare l’inizio di questa nuova era, segnata dal superamento di una certa idea di globalizzazione economica a favore della stella polare dell’interesse nazionale. Insomma, la parola d’ordine è «negoziati», declinata in maniera più o meno netta. Non a caso, nel tardo pomeriggio, lo stesso Donald Trump, sul suo social Truth, ha scritto (vedi pagina 3): «Tutti i colloqui sui dazi con la Cina saranno interrotti subito. I negoziati con gli altri Paesi, che hanno richiesto gli incontri, inizieranno immediatamente». Insomma, non certo una pausa, ma una chiara apertura (una retromarcia?). Un’apertura a tutti, ma non alla Cina. Il suo post termina con un saluto che appare quasi beffardo: «Grazie per l’attenzione».