Economia

L’inflazione inizia a correre

Nel mese di ottobre il rincaro è salito dell’1,5% su base annua, sorprendendo gli analisti e superando le previsioni della BNS Mandruzzato (EFG): «Si tratta di un dato relativamente elevato per gli standard elvetici, ma sarebbe più alto con i premi delle casse malati»
Tankstutzen an einer Zapfsaeule der Shell Tankstelle, am Freitag, 4. Maerz, in Bern. Wegen dem Krieg in der Ukraine sind die Rohoelpreise diese Woche angestiegen. (KEYSTONE/Anthony Anex)
Roberto Giannetti
03.11.2026 21:30

Cattiva notizia per i consumatori svizzeri: acquistare prodotti e servizi nel nostro Paese diventa sempre più caro. In ottobre l’inflazione ha registrato un’impennata e, su base annua, è salita dell’1,5%. Rispetto al mese precedente, l’indice dei prezzi al consumo (IPC) è invece aumentato dello 0,2%. In settembre, sempre su base annua, la progressione del rincaro era stata «solo» dell’1%. Il dato supera le aspettative degli esperti. In un sondaggio condotto dall’agenzia di stampa economico finanziaria Awp, le previsioni degli economisti erano comprese tra l’1,1% e il 1,4%.

La misurazione dell’inflazione in Svizzera è da tempo un oggetto di discussione, visto che non include i premi dell’assicurazione malattia, che pesa molto, sempre di più, sui budget delle famiglie.

Come interpretare questo dato? Quanto incide effettivamente sul portafoglio dei consumatori? Ne abbiamo parlato con Gian Luigi Mandruzzato, economista senior di EFG Bank. «Il dato dell’1,5% - afferma - non è particolarmente preoccupante in una prospettiva generale. È relativamente elevato per gli standard svizzeri e, soprattutto, superiore a quanto la BNS si aspettasse per gli ultimi mesi dell’anno. Questo potrebbe spingere la banca centrale ad adeguare i tassi di interesse al rialzo».

Ipoteche più alte?

«Chiaramente, un eventuale rialzo dei tassi - precisa l’esperto - potrebbe avere effetti anche sull’intera struttura dei tassi, comprese le ipoteche. Tuttavia, il costo dei mutui è determinato soprattutto dall’evoluzione dei tassi a medio termine, e non da quelli a breve termine, che invece si muovono in stretta relazione con i tassi decisi dalla banca centrale. Un impatto sulle ipoteche, comunque, non può essere escluso».

I prezzi in Svizzera stanno accelerando. L’ultima volta che l’inflazione aveva raggiunto livelli più elevati era stato nel dicembre 2023. Già negli scorsi mesi era aumentata in modo significativo. All’inizio dell’anno l’evoluzione del rincaro era ancora vicina allo 0%, mentre nella media annuale del 2025 si era attestata allo 0,2%. A imprimere questa accelerazione sono stati soprattutto i prodotti petroliferi, che in ottobre costavano il 40% in più rispetto a un anno prima.

«Oltre a questo - rileva Mandruzzato - si è aggiunto l’indebolimento del franco registrato fino alla fine di settembre. Poi, nelle ultime settimane la valuta svizzera si è nuovamente rafforzata, ma è ancora troppo presto perché questo movimento si rifletta sui prezzi al consumo. Se il rafforzamento dovesse proseguire, contribuirà a contenere l’inflazione nei mesi a venire, ma i suoi effetti non saranno visibili prima del 2027». Un rafforzamento del franco favorirebbe i consumatori svizzeri anche perché costerebbe meno acquistare beni e servizi fuori dai confini elvetici.

Per determinare il potere di acquisto delle famiglie, oltre all’andamento dei prezzi, bisogna guardare l’evoluzione dei salari. Secondo uno studio di UBS, nonostante le migliori prospettive economiche, per il 2027 le aziende prevedono progressioni medie nominali (ossia senza tenere conto dell’inflazione) in busta paga dell’1%, rispetto all’1,1% dell’anno in corso. Quindi insufficienti a compensare il rincaro.

Salari, poca trasparenza

«Ma per quanto riguarda i salari - rileva ancora Mandruzzato - in Svizzera c’è relativamente poca trasparenza: sono disponibili soprattutto dati aggregati. Dal punto di vista dei consumatori, un’inflazione come quella registrata a ottobre, dovuta principalmente all’energia, rappresenta uno shock al quale è difficile “sfuggire”. L’aumento riguarda infatti soprattutto i prezzi dei carburanti e del riscaldamento, beni e servizi per i quali le famiglie hanno margini di adattamento limitati. Si tratta quindi di uno shock che arriva dall’esterno dell’economia svizzera e colpisce beni di prima necessità, penalizzando il potere d’acquisto delle famiglie. Non siamo tuttavia di fronte a un aumento particolarmente forte: l’inflazione rimane circa la metà rispetto al picco del 2023, quando aveva superato il 3%».

A mostrare la perdita di valore del denaro in Svizzera concorrono anche i prezzi immobiliari, che non sono chiaramente legati ai consumi, ma che possono avere un effetto sugli affitti. «Tuttavia le pigioni sono ben rappresentate nel paniere utilizzato per il calcolo dell’inflazione - nota Mandruzzato - perché costituiscono una misura del prezzo del servizio abitativo. In un mercato in equilibrio, il costo dell’affitto dovrebbe più o meno corrispondere a quello che si sosterrebbe acquistando un’abitazione attraverso un mutuo».

«Un aspetto che merita invece attenzione - prosegue - è il motivo per cui, nel paniere utilizzato per calcolare l’inflazione in Svizzera, i prezzi della sanità risultano sistematicamente in diminuzione, e per esempio a ottobre la variazione su base annua è stata del -0,3%, mentre sappiamo che i costi sanitari aumentano sensibilmente ogni anno. Esiste infatti un indice specifico, l’Health Insurance Price Index, calcolato dalla Confederazione, che viene utilizzato per misurare la variazione del potere d’acquisto delle famiglie. Questo indice sostituisce la dinamica della componente sanitaria dell’indice dei prezzi al consumo (IPC) e permette di ottenere una misura del costo della vita più aderente alla realtà delle famiglie svizzere. Il risultato è che, rispetto a quanto emerge dall’inflazione ufficiale, il costo della vita risulta superiore di 0,2-0,4 punti percentuali. Si tratta di due criteri statistici differenti: da un lato l’IPC, costruito secondo standard internazionali per misurare l’inflazione, dall’altro un indicatore adattato alla realtà svizzera per calcolare l’evoluzione del costo della vita e del potere d’acquisto».

Casse malati obbligatorie

La questione è che i premi dell’assicurazione malattia sono obbligatori e vengono quindi assimilati a una sorta di imposta. Per questo motivo non rientrano nel calcolo dell’inflazione. «Visto che la componente sanitaria rappresenta circa il 10% del paniere dell’inflazione, attualmente la sua variazione nell’IPC è moderatamente negativa, e quindi il suo impatto sull’indice complessivo è limitato: anche un’eventuale diminuzione dello 0,5% contribuirebbe a ridurre l’inflazione complessiva di appena 0,05 punti percentuali».

«Tuttavia - conclude Gian Luigi Mandruzzato - i premi complessivi dell’assicurazione malattia sono aumentati di circa il 5%. Considerando questo aumento, il costo della vita effettivamente sostenuto dalle famiglie risulta più elevato di circa mezzo punto percentuale rispetto a quanto suggerisce il dato ufficiale dell’inflazione».