Mercati

Listini in preda all’incertezza, la guerra pesa sull’economia

Dopo una lunga corsa gli indici hanno corretto – Timori per un rialzo dell’inflazione e una frenata economica – Cribari (Bluestar): «Consigliamo di non sposare nessuno scenario estremo, ma di evitare i settori più a rischio»
È un periodo dove bisogna operare con prudenza, facendo scelte oculate. © reuters/Lev Radin
Roberto Giannetti
01.04.2026 06:00

Mercati in agitazione. Dopo un forte rialzo da un anno a questa parte, da inizio marzo l’indice SMI della Borsa svizzera ha perso circa il 10%, per poi riprendersi leggermente negli scorsi giorni. Ieri l’indice elvetico SMI a metà giornata si situava a quota 12.830 punti circa, in rialzo dell’1,3% rispetto a lunedì. Dopo aver toccato i 14 mila punti all’inizio di marzo, era poi sceso a 12.300 punti circa attorno al 20 marzo.

L’esclation militare nel Golfo Persico e la strategia poco chiara di Donald Trump (ammessa che ne abbia una) crea timori che non sono facili da gestire per gli investitori.

All’inizio reazione blanda

Ne abbiamo parlato con Mario Cribari, partner e responsabile della strategia di investimento di BlueStar Investment Managers a Lugano. «All’inizio in molti (forse anche Trump) hanno liquidato la situazione come un’altra Venezuela e i mercati hanno reagito quasi con noia. D’altronde l’elevato livello di scorte di petrolio (che avevano tenuto lo stesso a livelli quasi recessivi), la capacità produttiva alternativa e la speranza in una rapida soluzione hanno fatto da anestetico».

«Qualche giorno dopo, tuttavia, qualche dubbio ha iniziato a farsi strada. Il petrolio ha sfondato i 100 dollari al barile, i tassi si sono mossi al rialzo e il tema inflazione è tornato improvvisamente d’attualità. Eppure, azioni e spread creditizi hanno tutto sommato reagito con una calma insolita. Il motivo è semplice: il mercato continua a credere – o forse a sperare – che tutto si risolva in tempi brevi. Le scorte ci sono, lo Stretto di Hormuz prima o poi riaprirà, e Trump sarà presto costretto a trattare».

«Siamo di fronte a una narrativa rassicurante - prosegue - che però poggia su una variabile non secondaria: la durata del conflitto. In questo contesto si inseriscono altri elementi da non sottovalutare: le banche centrali e gli incentivi statali. Se lo shock energetico dovesse rivelarsi più persistente, il rischio è che l’inflazione torni a salire proprio mentre la crescita rallenta. In Europa, dove il ricordo del 2022 è ancora fresco, non si può escludere una reazione preventiva da parte della BCE, anche a costo di raffreddare ulteriormente un’economia già fragile».

USA:più margine di manovra

«Negli Stati Uniti il margine di manovra appare maggiore, ma anche lì il sentiero dei tassi si sta rapidamente complicando, nonostante gli strali del presidente Trump che invoca tassi al 1%! Nel frattempo, inoltre, molti governi cercano di attenuare l’impatto del caro carburanti con tagli fiscali e misure disostegno».

«Tanti tranne la Svizzera che – con la sua proverbiale coerenza – lascia come al solito che il conto venga interamente pagato dai cittadini. Non sia mai che si metta “a rischio” la tenuta dei conti...».

Scenari non incoraggianti

«Gli scenari sul tavolo, quindi, non sono particolarmente incoraggianti - illustra Mario Cribari -. Un’escalation militare difficilmente porterebbe a una soluzione rapida, mentre un accordo richiederebbe tempo e non garantirebbe comunque un ritorno immediato alla normalità. Nel frattempo, tra attacchi, premi assicurativi e rotte alternative, basta poco per tenere alta la pressione sui prezzi del petrolio. Se il conflitto dovesse protrarsi, la sequenza sarebbe alquanto prevedibile: energia più cara, consumi sotto pressione, crescita in rallentamento e qualche crepa che inizia ad aprirsi anche nel credito. Se invece dovesse arrivare una soluzione rapida, il mercato avrebbe probabilmente avuto ragione ancora una volta a “guardare oltre”».

«Nel dubbio - conclude Mario Cribari - noi consigliamo caldamente di non sposare alcuno scenario estremo ma di restare leggeri ed agili evitando settori e geografie più a rischio e mantenendo una buona presenza su energetico e materie prime. Il punto, alla fine, non è tanto capire cosa succederà, ma per quanto tempo il mercato potrà permettersi di fare finta di saperlo già».

Intanto, l’oro registra un rialzo. Le quotazioni spot del metallo prezioso salgono dell’1,11% a 4.561,15 l’oncia. In rialzo anche l’argento, che avanza del 2,40% a 72,27 dollari. Dal canto suo il petrolio ha registrato un andamento leggermente contrastato: il Brent in giornata segnava un rialzo dello 0,20% a 107,03 dollari, mentre il Wti calava dello 0,19% a 102,68 dollari al barile.