Mercati

Lo «tsunami blu» spaventa le Borse e le società dell'IA

All’indomani delle midterm, a Wall Street sono andati in fumo 3.200 miliardi di dollari, spingendo gli investitori verso i bond governativi - L’IPO di Anthropic vacilla - Oggi il rimbalzo parziale – Sascha Kever (Cornèr Banca): «Il mercato potrebbe ritrovare un equilibrio prima di quanto si tema»
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Dimitri Loringett
06.11.2026 22:55

Col senno di poi si potrebbe dire che i giapponesi «l’avevano visto arrivare», il crollo dei titoli tecnologici che giovedì ha trascinato con sé le Borse mondiali. Mercoledì, infatti, i listini avevano tutti «festeggiato» lo «tsunami blu» alle elezioni di metà mandato americane, con rialzi tra l’uno e oltre il due percento. Tutti tranne il Nikkei a Tokyo, che aveva chiuso in calo dell’1,42% per le vendite massicce sui titoli legati all’IA e ai chip, sui timori che una vittoria dei dem avrebbe portato a una regolamentazione più severa del settore, frenandone gli investimenti. Ebbene, ventiquattr’ore dopo Wall Street è giunta alla stessa conclusione, ma con ben altra «violenza».

Giovedì il Nasdaq 100, l’indice dei grandi titoli tecnologici, ha perso il 6,4%, la peggior seduta dalla pandemia del 2020. Lo S&P 500 ha ceduto il 4,4%, il calo più pesante dal «Liberation Day» dei dazi di Trump, nell’aprile del 2025. In una sola giornata sono andati in fumo circa 3.200 miliardi di dollari di capitalizzazione. Secondo i calcoli del Financial Times, si tratta della perdita di valore più ampia dall’inizio del millennio.

A crollare sono stati soprattutto i titoli dei semiconduttori. Nvidia, il titolo simbolo della corsa all’IA, ha lasciato sul terreno il 9,3%, bruciando oltre 400 miliardi di capitalizzazione. Peggio hanno fatto società come Broadcom (-10%), Micron (-17%) e AMD (-17,3%); tra i produttori di memorie, Sandisk è sprofondata del 22%. Male anche Tesla (-10,8%) e SpaceX (-9,1%), le società di Elon Musk con sede in Texas, dove i democratici hanno conquistato anche la carica di governatore.

Oggi l’onda ha investito l’Asia. A Tokyo il Nikkei 225 ha ceduto il 5,96%, scendendo sotto quota 60 mila punti: è la seduta peggiore dal «Liberation Day» e l’indice si trova ormai oltre il 20% sotto il picco di giugno, in territorio «bear market» (mercato ribassista). Anche Seul ha perso circa il 6%, con le contrattazioni sospese per venti minuti dopo un tonfo dell’8%. SoftBank, tra i principali finanziatori di OpenAI, ha ceduto l’11%. A Taiwan, dove il Governo ha chiesto alle banche statali di sostenere il mercato, la settimana si chiude con un -12,2%, il peggior risultato dal 1991. In Europa, meno esposta ai colossi tecnologici, le perdite sono state più contenute: Zurigo ha chiuso in calo dell’1,14% e Francoforte dell’1,92%.

Rifugio nei titoli di Stato

Come spesso accade in queste fasi di «risk-off», gli investitori si sono «rifugiati» nei titoli di Stato, come il Treasury decennale americano, il cui rendimento è sceso al 4,82%, ben lontano dal picco di 5,25% raggiunto agli inizi di ottobre.

E dopo i crolli, oggi è arrivato il classico rimbalzo, seppur modesto, con il Nasdaq 100 che ha chiuso in rialzo di «appena» l’1,35%, mentre per alcuni dei titoli più «bastonati» giovedì i recuperi sono stati consistenti, come SpaceX (+8,62%) e AMD (+11,04%) .

E il violento «sell-off» di giovedì rischia di toccare anche l’IPO più attesa dell’anno, quella di Anthropic. Secondo Reuters, potenziali investitori dubitano che la società possa avviare la prossima settimana il previsto roadshow per approdare in Borsa entro novembre e chiedono ora una valutazione inferiore ai 1.500 miliardi di dollari ventilati (in precedenza si parlava di una valutazione fino a 2 mila miliardi). A vacillare, più che l’operazione in sé - che secondo alcuni analisti potrebbe raccogliere 100 miliardi - sarebbe il calendario. Ma un rinvio alimenterebbe nuovi dubbi sulla salute dell’intero ecosistema dell’IA.

Le analisi

Per gli analisti interpellati dal CdT, il voto dei midterm è stato un «detonatore» più che una causa. Sascha Kever, CIO di Cornèr Banca, ricorda che nell’ultimo mese tecnologia e comunicazioni avevano già perso tra il 13 e il 16% a Wall Street, a vantaggio dei settori difensivi: «Il mercato rivede le proprie priorità prima in modo graduale, attraverso le rotazioni, e poi in modo più brusco, quando l’incertezza si concentra su un evento preciso».

Per Daniel Murray, Deputy CIO di EFG International, giovedì è arrivata la «capitolazione» finale di un timore che montava da sei settimane, quello di una linea democratica ostile ai data center. Un ribasso comunque ordinato, osserva: le obbligazioni societarie ad alto rendimento hanno ceduto appena lo 0,25%.

Secondo Vito Monte, del Centro Studi Monte a Lugano, le elezioni hanno dato peso a una domanda che circola da tempo negli Stati dove si costruiscono i data center: chi paga per potenziare la rete elettrica? «Finché il costo resta nei bilanci delle società è un investimento privato. Quando arriva nella bolletta delle famiglie, diventa materia da campagna elettorale». Il boom dell’IA, aggiunge, entra in una fase più selettiva: «All’inizio bastava nominare l’IA per attirare gli investitori. Ora Wall Street vuole sapere chi paga per usarla, quando arriveranno gli utili e quanta cassa resterà dopo gli investimenti». Quanto alla politica: «Meno Trump, ma pur sempre Trump. La Casa Bianca tiene il piede sull’acceleratore e il Congresso ha appena ricordato che l’auto ha anche un freno».

Anche per Diane Debiais, responsabile degli investimenti di J.P. Morgan Private Bank in Svizzera, «i data center erano di fatto sulla scheda elettorale». Regole più severe non implicano però uno stop: potrebbero piuttosto spostare il valore verso le aziende con catene di fornitura già rodate e bilanci solidi. E il ridimensionamento delle valutazioni potrebbe creare opportunità, se la domanda tiene.

Murray non vede a rischio le stime per il 2027 - semmai il 2028-29 - e ricorda che, storicamente, «dodici mesi dopo le elezioni di metà mandato i mercati sono sempre stati più in alto». Kever mette in conto settimane di forte volatilità, amplificata dal trading algoritmico, ma non esclude che il mercato ritrovi l’equilibrio prima del previsto: l’economia resta solida e gli investimenti attesi in IA, energia, infrastrutture e difesa «sono fondamentali che non cambiano nel giro di una settimana».

Resta, per Monte, l’incognita cinese, sulla quale a Washington il consenso è bipartisan. Se Pechino riuscisse a offrire prestazioni comparabili a costi molto più bassi, i colossi americani dovrebbero abbassare i prezzi proprio mentre cercano di ripagare infrastrutture finanziate con debiti in forte aumento. «E a Wall Street toccherebbe rifare parecchi conti».