L'oro sull'ottovolante dopo il blocco dei voli a Dubai

Il movimento di mercato più singolare di questi giorni nel contesto dell’altissima tensione in Medio Oriente è stato quello dell’oro: dopo il balzo di lunedì verso quota 5.400 dollari l’oncia, martedì le quotazioni del bene rifugio per eccellenza sono crollate di oltre il 7%, attorno a quota 5 mila dollari, mentre ieri hanno sono tornate in traiettoria ascendente con un confortevole +3% circa, in zona 5.200 dollari per oncia. Ancora peggio ha fatto l’argento - che non è comparabile all’oro in termini di bene rifugio - che nei primi due giorni di questa settimana ha ceduto oltre il 18% del suo valore, rimbalzando ieri di quasi il 10% a quota 86,50 dollari per oncia, per poi calare in serata attorno a quota 84 dollari. Il violento saliscendi dei metalli ha interessato anche altri preziosi a uso industriale, come il platino (-16% tra lunedì e martedì, +8% ieri), a conferma dell’impatto che le tensioni nella regione del Golfo Persico stanno avendo sull’economia globale.
Oscillazioni «logistiche»
Dietro queste oscillazioni c’è una ragione «logistica», che si somma al nervosismo sui mercati: la guerra in Medio Oriente ha di fatto paralizzato il traffico aereo da e verso Dubai, uno dei principali hub mondiali per la movimentazione di metalli preziosi. La città degli Emirati rappresenta infatti circa il 20% dei flussi globali di oro fisico, fungendo da snodo sia per il metallo estratto in Africa e raffinato negli Emirati, sia per i carichi in transito dall’Europa verso i mercati asiatici. Con la quasi totale sospensione dei voli commerciali dalla regione del Golfo da sabato scorso, le catene di fornitura del metallo giallo si sono bruscamente interrotte.
Le conseguenze non si sono fatte attendere. «La disponibilità di oro è diventata motivo di preoccupazione in seguito alla sospensione dei voli dal Medio Oriente», ha affermato al «Financial Times» John Reade, senior market strategist presso il World Gold Council. «Questo è uno dei motivi per cui i prezzi interni (in India) hanno subito una forte variazione», passando da uno sconto di circa 50 dollari per oncia troy venerdì a un prezzo pari a quello di Londra lunedì», ha aggiunto. Non è un dettaglio minore: l’India è il maggiore acquirente mondiale di oro fisico e Dubai ne è, o era fino a pochi giorni fa, il principale fornitore di transito.
Il problema riguarda anche l’argento, forse in misura ancora più acuta. Per i carichi in partenza da Londra, dove diversi operatori si trovano ora a gestire spedizioni già sdoganate che le compagnie aeree non possono più trasportare - i cosiddetti «frustrated exports» - l’argento risulta al momento più colpito dell’oro. A pesare è anche la struttura del mercato: le scorte di argento in Cina sono già ai minimi decennali, dopo mesi di acquisti massicci da parte degli investitori retail cinesi. Ogni ulteriore interruzione dei flussi rischia dunque di amplificare le oscillazioni di prezzo già registrate.
Forza strutturale
Va detto che i prezzi dell’oro rimangono di quasi il 20% superiori ai livelli di inizio anno. Il mercato rialzista di lungo periodo è tutt’altro che esaurito, come confermano i dati strutturali: nel 2025 la domanda globale di oro ha superato per la prima volta le 5 mila tonnellate, con un valore di 555 miliardi di dollari: il 45% in più rispetto all’anno precedente. Inoltre, gli afflussi negli ETF in oro sono stati i secondi più alti di sempre e le banche centrali hanno continuato ad acquistare a ritmi storicamente elevati. «In merito ai volumi, in Valcambi assistiamo solo a qualche rallentamento nel flusso quotidiano di ordini da vari mercati, come prevedibile e comprensibile, tutti sono in attesa delle prossime evoluzioni. Ma l’impatto è limitato e di certo inferiore a quanto avessimo immaginato nel fine settimana», commenta Simone Knobloch, COO di Valcambi SA a Balerna.
La volatilità di questi giorni, insomma, non è necessariamente un segnale di debolezza strutturale del mercato. Imaru Casanova, portfolio manager specializzata in oro e metalli preziosi per VanEck (società finanziaria USA, nota per aver lanciato, nel 1968, uno dei primi fondi d’investimento auriferi al mondo), chiarisce il quadro di fondo. In una nota agli investitori osserva come le forti oscillazioni di prezzo non dovrebbero distogliere o scoraggiare gli investitori. Le forze che sostengono l’oro restano intatte - la ricerca di protezione, diversificazione e de-dollarizzazione da parte di banche centrali e investitori privati, i rischi geopolitici, i timori inflazionistici e l’indebolimento del dollaro. «Riteniamo che questo mercato rialzista dell’oro abbia ancora diversi anni davanti a sé», conclude.
