L'oro vola sempre più in alto: «È la grande sorpresa del 2024»

L’oro supera la «barriera» dei 2.500 dollari l’oncia, mettendo a segno un nuovo record storico. Venerdì aveva fatto segnare un nuovo massimo a 2.509,65 dollari l’oncia per la consegna spot e a 2.546,20 dollari sul future per dicembre. Oggi in giornata l’oro spot scivolava dello 0,11% a 2.504,85 dollari l’oncia. Venerdì a spingere la quotazione erano stati i dati deludenti sul mercato immobiliare statunitense, che hanno rafforzato le aspettative di tagli rapidi e più profondi da parte della Riserva federale.
Questo nuovo balzo si inserisce in un rally che dura da qualche mese. Infatti da inizio anno il metallo giallo ha messo a segno un rialzo di circa il 20% e può quindi essere annoverato fra gli asset che si sono comportati meglio.
Alla base di questo «ultimo» passo in avanti, possiamo contare anche un relativo indebolimento del dollaro americano. L’euro è infatti salito da 1,07 a 1,10 dollari in un mese a mezzo. E l’oro, essendo quotato in dollari, ha una correlazione inversa rispetto alla valuta americana.
L’anno dell’oro
Quali sono i motivi alla base di questo rally? E cosa potrebbe succedere in futuro? Lo abbiamo chiesto a Stefano Ambrogi, responsabile dell’Investment Advisory della Banca Julius Bär di Lugano. «L’oro - spiega - è stato un po’ la grande sorpresa del 2024. Nella prima parte dell’anno il suo prezzo è salito in maniera molto forte, restando sopra i 2000 dollari l’oncia e arrivando a 2.400 dollari. Questo movimento è avvenuto grazie agli acquisti da parte degli investitori orientali, soprattutto cinesi, e da parte delle banche centrali. Queste ultime hanno utilizzato l’oro come diversificazione dal dollaro e come strumento per gestire le loro riserve valutarie. Le tre banche centrali che hanno acquistato più metallo giallo sono state nell’ordine quelle di Cina, Turchia e Polonia. Solo quella cinese negli ultimi due anni ha comprato quasi 800 tonnellate di oro».
Diversificare dal biglietto verde
Infatti, in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche e di incertezze economiche globali, le banche centrali stanno cercando di diversificare le proprie riserve valutarie diminuendo la disponibilità di dollari americani a favore dell’oro, considerato un asset più sicuro, in quanto non legato ad alcun Paese specifico. Secondo un rapporto del World Gold Council, gli acquisti di oro da parte delle banche centrali sono stati pari a circa 1.030 tonnellate nel 2023, dopo il record di 1.082 tonnellate nel 2022.
«Ma la domanda di oro - nota - è stata molto vivace in Cina. Infatti gli investitori, e non mi riferisco solo ai privati ma anche agli istituzionali, si sono trovati in difficoltà, perché l’economia della Cina negli ultimi tempi non è stata brillante le Borse del Paese sono state deludenti rispetto ai mercati internazionali. Soprattutto è stato molto deludente l’investimento nel settore immobiliare, visto che è confrontato con grossi problemi, che hanno provocato anche il fallimento di alcune società. Quindi si sono indirizzati verso l’oro».
«In seguito - precisa - l’ultimo rally è arrivato nei mesi di luglio e agosto, quando il prezzo dell’oro ha superato i 2.500 dollari l’oncia, grazie alle aspettative di un taglio dei tassi da parte della Fed a settembre. Così il carburante delle quotazioni dell’oro è cambiato: nella prima parte dell’anno sono state la Cina e le banche centrali, da metà luglio invece le parole di Jerome Powell, governatore della Fed, il quale HA hanno fatto capire che già a settembre ci sarà un taglio dei tassi, e che il movimento potrebbe anche continuare in seguito. Noi della Julius Bär pensiamo che ci saranno tre tagli da 25 basis point entro fine anno, e il primo già a settembre. E tutto questo chiaramente aiuta l’oro, visto che il suo principale antagonista è rappresentato dai Treasury Bills americani: se il loro rendimento scende, si è più incentivati a comprare oro».
Verso i 2.600 dollari
«Per quanto riguarda le nostre previsioni, abbiamo notato - conclude Stefano Ambrogi - che gli indicatori di forza relativa fra l’oro e le azioni globali, e tra l’oro e le obbligazioni americane (Treasury) mostrano entrambe la forza dell’oro. Questo fa pensare che ci siano buone prospettive nei prossimi due o tre trimestri. Infatti noi siamo positivi sul metallo giallo: un mese fa avevamo dato un obiettivo di 2.500 dollari a tre mesi, e ci siamo arrivati in un mese, mentre a 12 mesi prevediamo che l’oncia arriverà a 2.600 dollari».
